Prima domanda che più classica non si può. Cosa hai fatto in questi giorni? Hai viaggiato o sei rimasto a New York? Dopo due settimane dalla nomina hai già qualcosa di chiaro in mente? Dicci tutto quello che ci puoi dire!
Dopo la nomina sono rientrato a Chicago, io vivo li ora non più a New York. Ho dei progetti da portare avanti con il locale Museo d’arte Contemporanea di cui sono curatore. Riguardo a tutto il resto in testa ci sono tante cose da molto tempo, ora si stanno chiarendo e presto spero che saranno accessibili.
Durante il ‘regno’ di Haraald Szeeman, la Biennale è diventata intercontinentale. Ha smesso di guardare con occhio privilegiato all’occidente aprendosi ai linguaggi dei secondi e dei terzi mondi. E’ una modalità operativa che ti vede d’accordo? Aumenterai lo spazio dedicato gli artisti provenienti da paesi ‘non del giro’?
Il mondo è il mondo, come curatore ho il compito di guardare dovunque o collaborare con gente che guarda quei luoghi che mi potrebbero sfuggire. Ho sempre fatto cosi e continuerò a farlo. Il concetto di ‘giro’ non mi piace perché crea già dei vittimismi inutili.
Lo scorso anno le polemiche hanno riguardato molto la soppressione del padiglione italiano. Da che parte eri in quel frangente? Come pensi di gestire questa particolare situazione?
Non credo che nessuno abbia mai voluto sopprimere niente: l’arte italiana fa parte di un contesto mondiale Non mi piace quando sento dire artisti internazionali ed italiani, gli artisti che fanno un lavoro serio ed in sintonia con i tempi che li circondano sono tutti internazionali. La qualità non si definisce attraverso la nazionalità.
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Con questa prepotenza e questa supponenza cominciamo bene......!!!!
Alle domande correttissime di Massimiliano Tonelli delle risposte così aggressive e sulle difensiva si spiegano se non con una certa coda di paglia....