Categorie: biennale 2009

biennale 2009_eventi collaterali | Emilio Vedova | Venezia, Fondazione Emilio e Annabianca Vedova

di - 21 Luglio 2009
Emilio Vedova (Venezia, 1919-2006) è stata una delle figure più audaci e autorevoli del Novecento italiano. La sua pittura, gestuale e vibrante, ha scavato nell’intimo dei traumi e delle idiosincrasie del suo tempo. Un tempo che la generosità della vita ha voluto fosse piuttosto lungo, tanto da dargli la possibilità di attraversarne e interpretarne i passaggi e i mutamenti, le voluttà storiche e i percorsi artistici, restando – grazie a una tempra garantita dalla sua pittura – una personalità coerente e indipendente.
La sua Venezia dedica alla Fondazione che porta dal 2004 il suo nome e quello della moglie Annabianca la sede ai Magazzini del Sale, nella quale l’intervento dell’architetto Renzo Piano ha sottratto il racconto in movimento delle opere del maestro alla staticità della tela, progettando un congegno robotico che di volta in volta ne modifica l’allestimento. Ma che, soprattutto, realizza il sogno segreto di Vedova: dotare la sua arte di una mobilità intrinseca, oltre i confini del supporto.
Un miraggio che aveva preso forma con i Plurimi – dotati di cerniere volte a favorire lo scorrimento e a movimentare le superfici – ma che in generale rimase tra gli obiettivi di tutta la sua poetica, illustre e raro esempio di Action Painting in Italia, spesso confusa con l’imperante Informale.
Una curiosa coincidenza vuole che nel 1984 proprio Germano Celant, oggi curatore artistico e scientifico della Fondazione, gli abbia dedicato un’antologica veneziana tra il Museo Correr e i Magazzini del Sale. Nello stesso anno, Vedova realizza per Luigi Nono gli “interventi di luce” di Prometeo nella struttura progettata da Piano.

Venticinque anni dopo, luoghi e amici si ritrovano per rendergli omaggio e, come se il tempo si fosse fermato, raccolgono negli spazi della Fondazione le opere che rappresentano quel periodo, dal 1981 al 1985. Quadri che raccontano le innovazioni che apportò alla sua pittura, abbandonando il classico supporto rettangolare o quadrangolare, in favore dei “dischi”, qui di grandi dimensioni, l’uso del legno come base, la compresenza pittorica di fronte e retro, l’agilità delle superfici, su cui si anima una pittura densa, fatta di gesti veloci e drammatici, di graffi sulla materia, di segni tracciati sotto scossa.
Tavolozze limitate e contrastate si prestano alle sensazioni del visitatore per descrivere diagrammi interiori fatti di angosce e inquietudini. L’inserto di un rosso accesso nella bicromia in bianco e nero di Oltre – 6 (Ciclo II, Rosso) (1985) si scontra con la variopinta assenza di gaiezza di Ciclo ’81, Compresenze AD A.L.B (1981) o di Emerging (1982), e con l’austerità di Oltre 6 (Ciclo I) (1985), in cui al sangue del primo sostituisce toni bruni e sfumature di grigio, più disposti a colare, a confondersi l’un nell’altro, a riempire l’intera superficie della tela.

Fino a Oltre 4 (Ciclo I) (1985), in cui il colore è il grande assente di una pittura che ha rinunciato alla seduzione della narrazione. Per essere impronta spontanea di un’intimità collettiva.

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mostra visitata il 5 giugno 2009


Fondazione Emilio e Annabianca Vedova
a cura di Germano Celant
Progetto architettonico: Renzo Piano
Dorsoduro 46 (Calle dello Squero – Zattere) – 30123 Venezia
Info: tel. +39 0415226626; fax +39 0415239060; info@fondazionevedova.org; www.fondazionevedova.org

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  • effetto sushi, l'opera passa e la guardi...

    a parte l'ironia, il locale è molto buio e tenebroso, le opere vengono percepite solo con luce artificiale, idea interessante ma realizzazione che mi lascia molto perplesso

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