Appena entrati in sala d’Ercole ci troviamo davanti ad una scelta. Due mostre fotografiche si contendono l’attenzione del visitatore. A destra, Portraits from Europe : un’autrice famosa, Kakrlova Kirkpatrick, si sperimenta con le più famose capitali europee. A sinistra, invece, il mondo da oggetto diventa soggetto. Autori anonimi, cittadini stranieri in Italia, fotografano da un punto di vista anomalo quella realtà che noi crediamo di conoscere.
Il mondo racconta Bologna ci propone le fotografie dei partecipanti ad un concorso organizzato dall’associazione per la solidarietà Il Cerchio. Le diverse sezioni riguardano vari settori della vita quotidiana: mondo del lavoro, famiglia, tempo libero e le abitudini di vita, identità e differenze nei rapporti tra culture e il controllo sociale. C’è un unico filo conduttore: quello che vediamo non è ciò che ci aspetteremmo, non è quello che vediamo tutti i giorni, ma è “l’altro”, lo straniero che si proietta nella realtà che noi tutti i giorni categorizziamo superficialmente come “normale”.
Il tempo libero non è dato da feste, concerti, teatri, ma è “Una mattina da roulotte” oppure tre amici che suonano per “Arrotondare”. Il contatto tra culture diverse non è integrazione, ma è “Imitazione”. Siamo in mezzo a “Mondi che si guardano” e ognuno può cogliere ciò che c’è di straniero nell’altro. Lavoro è il pensionato abbandonato, la bancarella in via Zamboni, un bambino su una strada. Famiglia è “Solitudine”, “Senza nome”. Gli spunti sono tanti, questi immigrati ci prestano i loro occhi per guardare in modo distaccato il nostro mondo.
La Sala d’Ercole ci propone due mostre parallele per un mese. Due modi di parlare di differenza e integrazione, di tolleranza e distacco. La comunicazione è ciò che scopriamo al di sotto del velo superficiale dell’eterogeneità.
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