Nel linguaggio figurativo di Durer (1471-1528) la critica riconosce il merito di avere rinnovato in senso rinascimentale l’arte tedesca, approfondendo le ricerche sulla prospettìva, sull’anatomìa e sulle nuove concezioni plastiche e compositive fondendo la razionalità del Rinascimento italiano con quelle componenti fantastico-espressioste, misticheggianti, intrinsecamente gotiche dell’arte nordeuropea.
Proprio “Il cavaliere, la morte e il diavolo” – dove il Durer si autoritrae nell’immagine del condottiero, come in altri autoritratti pittorici conservati a Monaco ed al Prado- si erge come fulgido esempio di questa fusione espressiva: il mistico cavaliere vince sui fantasmi della morte e della tentazione grazie alla rinascimentalmente giusta impaginazione prospettico-anatomica.
A completamento di questa affascinante esposizione sono previste alcune iniziative collaterali: una conferenza l’8 giugno e due visite serali guidate il 24 giugno e il 14 luglio.
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