Salendo al secondo piano della GAM si accede direttamente alla sala che rende omaggio a Leone Pancaldi (1915-1995), progettista dell’edificio che ospita il museo. La figura di Pancaldi, architetto e artista, si colloca come opportuno anello di congiunzione fra le due restanti aree che è possibile visitare: la collezione permanente di Arte Moderna, di cui fanno parte anche suoi lavori, e la mostra sull’architettura locale nel periodo 1945 – 2000. L’omaggio all’architetto che ha concepito questo grande spazio polifunzionale si inserisce nell’ambito del trentennale della storia della GAM, celebrato con la recente mostra Bologna contemporanea.
La mostra è il resoconto di una ricerca non ancora conclusa, e l’esposizione degli esiti più stimolanti (circa 200 edifici sugli oltre 1000 emersi) sotto forma di elenchi e schede di lavoro invita a proseguire la strada intrapresa. Mostra e catalogo sono concepiti come un work in progress, anche perché si tratta del primo censimento di tale ampiezza realizzato in Emilia Romagna.
Le serie di percorsi fotografici presentati sono realizzati appositamente per l’occasione e si affiancano ai prelievi dagli archivi degli architetti principali che hanno operato nel periodo. Alcune tematiche vogliono essere sottolineate: il rapporto dell’architettura moderna con i centri storici in cui si è inserita, l’edilizia popolare, quella alta sulla costa romagnola con le emergenze verticlil di Michele Brida, l’architettura sacra, quella industriale e quella della mobilità autostradale.
Ricordi recentissimi, come Le Gocce, posizionate nel cuore di Bologna lo scorso anno, si intrecciano ad altri meno recenti, come le architetture degli anni ’50 e ’60 di Piazza VIII Agosto o di Via Ugo Bassi; elementi qualificanti la città, i cittadini, la loro identità, testimoniano la vita vissuta di un periodo troppo vicino a tutti per non conseguire un impatto forte. I condomini, i cinema, il modernismo delle gallerie commerciali, le fabbriche, concorrono negli anni del boom a riplasmare il volto del capoluogo, mantenendo forte il dialogo con la sua tradizione storica.
Ma non solo Bologna. Anche Ferrara, Modena, Parma, Rimini, Cesenatico e altri centri minori offrono in questa sede la loro faccia più vera e privata. Le grandi idee dell’architettura italiana del secondo Novecento si legano alle emozioni di quanti ricordano un dettaglio, la facciata di un palazzo, un angolo particolare della loro città, come scorci di vita ormai divenuti storia personale. La vicenda architettonica in fondo presentata come riflesso imprescindibile della vicenda culturale e, quindi, umana.
Con piacere si incontrano anche i video di Davide Pepe (Visioni periferche, Work in progress) e di Luca Trevisani (Circolare), ma soprattutto la produzione Buongiorno architettura, buonanotte architettura per la regia di Francesco Lauber, che ai contenuti aggiunge una serie di affascinanti immagini di Bologna.
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ma mi facciano il piacere...
la mostra sarà pur interessante,
ma chi è che incontra con piacere Luca Trev...
Se ne dicono proprio di tutti i colori!!