Organizzata e curata da Scilla Cicognani, Ravenna for art rivela la frenesia creativa di questa generazione, tra un’arte che aderisce chirurgicamente al reale o, all’opposto, ambisce all’extraterritorialità con un distacco vissuto come rifugio dall’esuberanza accattivante delle immagini. Rifugio vigilato da espliciti gesti di sospensione, attesa, provocazione, ironia…
L’immagine complessiva delle opere esposte in galleria evoca questa contaminazione di parole, suoni, colori, linguaggi, atteggiamenti espliciti e non. L’impressione risultante non può che alludere alla perdita del centro, di un ormai impossibile riferimento a principi e certezze stabiliti a priori o, al contrario, aspira ad esso, cerca di reinventarlo e limitarlo in una visione retinica.
I 18 artisti invitati sono stati selezionati da una giuria composta da Valerio Dehò, Vittorio D’Augusta e Alberto Zanchetta. Da un punto di vista stilistico gli artisti di questa generazione tratteggiano uno scenario caratterizzato dall’invasività della tecnologia e dei nuovi “media”.
È interessante la proposta di lavori basati sull’uso della fotografia: gli interni distorti di Fausto Corsini, le corrispondenze di Federico Maddalozzo, gli sguardi ossessivi di Maria Elena Gramolelli, le inclusioni umane di Alessandro Randi. Rilevante anche la presenza di installazioni e video, con gli ambienti domestici di Danilo Busia, i wireframe plastificati di Andrea Nacciarriti, le perversioni annegate di Christian Rainer.
Emerge una scena quanto mai variegata, narrata nel catalogo pubblicato per l’occasione attraverso le opere di ciascun artista e i testi introduttivi di Alberto Zanchetta e Enrico Lain.
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federica bianconi
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