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fino al 14.V.2006 | Marco Palmezzano – Il Rinascimento nelle Romagne | Forlì, Musei in San Domenico

di - 31 Gennaio 2006

“Uomo non di eroismi ma dalla mente ordinata e metodica, dal carattere costante e prudente, dall’operosità tenace e instancabile”, dotato di amore per la sua terra, “fu come nessun altro, vero pittore di Forlì”. Questa in sintesi l’immagine che di Marco Palmezzano (1459-1539) tratteggiava la monumentale monografia a lui dedicata nel 1956 da Carlo Grigioni. Dire che questo pittore è nato a Forlì, vuol dire infatti aver già segnato e circoscritto gran parte della sua esistenza. Nonostante l’alunnato e la collaborazione col grande Melozzo da Forlì (due dei suoi celebri frammenti provenienti dalla tribuna romana della basilica dei Santi Apostoli aprono l’esposizione: l’Angelo che suona la viola e la Testa di apostolo) l’abbiano portato probabilmente a Roma, a seguito del maestro, negli anni in cui sulle pareti della Cappella Sistina si confrontavano le più grandi figure del Rinascimento. Nonostante i suoi estremi cronologici parlino di una vita giocata tra i più dirompenti capovolgimenti della pittura tra il Quattro e il Cinquecento, dalla rivoluzione leonardesca a quella coloristica veneta. Nonostante tutto, la sua ostinata, caparbia aderenza ad un modello di pala prospettica ancora e sempre fortemente quattrocentesco è indice di una precisa volontà da parte del Palmezzano di non aver mai voluto girare veramente la boa del nuovo secolo. E della volontà, soprattutto, di voler confermare e promuovere sul territorio romagnolo la “persistenza di un’identità” autorevolmente conquistata ed orgogliosamente ribadita firmando quasi tutte le opere prodotte per le “terre di Romagna”. Con le polizzine, i cartigli a cui fu legato per tutta la vita (presenti in opere degli anni novanta del Quattrocento così come in opere tarde come l’Andata al calvario della pinacoteca di Forlì, datata 1535) o con virtuosistiche firme addirittura in caratteri arabi.
Nonostante gli influssi della pittura di Bellini, Cima, Carpaccio e finanche Perugino, a primeggiare in tutte le sue opere sembrano essere i primi insegnamenti ricevuti, quelli di Melozzo e di Antoniazzo Romano. Le figure delle sue pale rimangono così spesso congelate nel tempo; come congelato rimane il modus operandi di Palmezzano, sicuro e deciso, contro tutte le rivoluzioni possibili. Il virtuosismo prospettico, portato spesso all’estremo; quella luce diafana, irreale e pierfrancescana, che leviga gli ovali dei volti e scava le pieghe metalliche dei panneggi; quei paesaggi umanizzati, con le rocce e le nuvole metamorfiche. E atmosfere che in opere come l’Annunciazione (1495-97) hanno qualcosa di incredibilmente metafisico. Divenendo invece stucchevoli, quando l’artista si prova in ciò che meno gli riesce, ovvero la pittura narrativa, e quando la modulazione prospettica delle architetture si ripete un po’ troppe volte (La comunione degli apostoli, 1506). Accanto a quelle del Palmezzano, in mostra anche opere dei maestri che più hanno influenzato la sua pittura e di quegli artisti forlivesi e romagnoli, magari un po’ sconosciuti (come il Maestro dei Baldraccani e Baldassare Carrari), ma essenziali per comprendere l’umore artistico della Romagna di Palmezzano.

stefano bruzzese
mostra visitata il 14 gennaio 2006


Marco Palmezzano. Il Rinascimento nelle Romagne.
Forlì, Musei in San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro.
Da martedì a domenica: 9.00-19.00 (chius. Biglietteria 18.00). Chiuso il lunedì
Tariffe: Intero: 8,00 € – Ridotto: 6,00 €/ 4,00€
La mostra continua in una serie di itinerari sul territorio forlivese. Per rendere più agevole la fruizione di questi percorsi è stata realizzata la Palmezzano Card, dal costo di 10 €, che oltre all’ingresso in mostra garantisce l’uso gratuito dei mezzi pubblici per 48 ore, oltre a convenzioni in numerose strutture turistiche del territorio. E’ acquistabile presso il museo di S. Domenico e molti esercizi commerciali che aderiscono all’iniziativa.
Info: 0543.378.075 – Prenotazioni Mostra – Tel. 199.112.112
servizi@civita.it


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