…con incisi sul plinto i versi di Orazio che le danno il titolo: “Exegi monumentum aere perennius” (“Carmina”, Liber III, XXX).
Classicismo e fragilità della memoria, archeologia e caducità delle cose: in questi binomi si può concentrare la poetica che fa da filo conduttore alle opere esposte, dalle fotografie agli assemblaggi di objects trouvé ai moulages.
Invitati a lavorare al fianco degli archeologi impegnati in Turchia nel sito di Aphrodisias i Poirier hanno riportato una serie di calchi di frammenti di statue e monumenti realizzati con una particolare carta avorio: i moulages sono ben più che uno strumento scientifico di classificazione e documentazione e altro anche dal souvenir di un viaggio.
Tracce e frammenti sono messi anche all’interno di teche di vetro conservati come oggetti museali: stavolta sono cocci di vetro, bicchieri rotti, foglie e fiori avvizziti che sono la testimonianza di un fatto avvenuto, di un momento storico in cui il fiore è stato colto, il vetro spezzato.
In mostra ci sono infine le cibachrome dedicate al simbolo stesso della bellezza effimera: splendidi fiori i cui petali sono talora violentati con parole incise sulla carne del vegetale.
Presenti nelle più prestigiose collezioni del mondo, pubbliche e private, l’opera dei Poirier, non dimentica della lezione del poverismo italiano, si può riferire alla sfera concettuale, ma è da sottolineare senza dubbio l’originale intento allegorico del loro procedere, particolarmente diretto e comunicativo.
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