Micol Assaël, Andrea Caretto, Didier Courbot e José Devila, esplorano con linguaggi differenti gli interstizi che si creano analizzando i fenomeni percettivi. L’illusione non riveste solo significati strumentali, ma può rappresentare una sospensione lirica; la visione improvvisamente poetica di un frammento del reale.
José Davila presenta Paisaje topografico , un poster modificato che raffigura una spiaggia tropicale; luogo paradisiaco, ma anche visione stereotipata di un sogno più idealizzato che reale. L’immagine, frammentata in sei parti, con un gesto semplice e immediato, è accartocciata e
Nella video installazione I clandestini, Didier Courbot mette a fuoco il senso di precarietà che colpisce chiunque sia privato dei consueti punti di riferimento. Il progetto documenta la cattura di quattro passeri, uccelli del tutto stanziali, e il loro trasporto in treno da Parigi a Roma, dove, dopo essersi adattati in una voliera approntata dall’artista, sono stati liberati. Il miraggio diviene qui reale e in pura finzione si trasformano gli oggetti concreti – ciotole riempite d’acqua e sonnifero, semi sparsi sul pavimento – esposti da Courbot con le diapositive che descrivono l’operazione. Ogni cosa può significare il suo opposto, in un gioco di specchi che si protrae all’infinito.
Poco distante il meteorite di Andrea Caretto, coperto da un’esile struttura di legno che lo isola dallo spazio circostante. Si tratta d’un oggetto alieno, proveniente da un mondo “altro”, sia esso quello della fantasia artistica sia quello di territori sconosciuti. L’ironia dell’intervento è data da una fotografia che documenta l’atterraggio del meteorite nel giardino dell’artista, corredata da un servizio di cronaca apparso sulla stampa locale. Finzione che protrae l’illusione di un evento che non si è mai verificato, ma “esistente” per il solo fatto di essere registrato dai media.
Se questi progetti sondano le sfaccettature attraverso cui il miraggio opera nel quotidiano, Micol Assaël pone il fruitore in uno spazio fisicamente modificato. Lo proietta in un luogo angusto e buio, ridotto da una serie di pannelli metallici. Lo investe con un fortissimo flusso d’aria fredda, cui si accompagnano scintille provocate da micro-scariche elettriche sul pavimento bagnato. Un’operazione che investe i sensi in modo diretto. Una realtà simulata; artificiale, ma dagli effetti concreti e tangibili, del tutto simili a quelli percepibili in natura. Fatamorgana si propone come un’indagine sullo statuto stesso dell’arte, che, nata come illusione, s’è arricchita nel corso del tempo di strumenti sempre più sofisticati, giungendo talvolta ad identificarsi, se non sostituire, la realtà stessa.
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