Cosa rimane oggi, dell’immagine femminile, in quest’overdose di spots dove la donna è pelle, superficie, mero contenitore?
Questo mi son chiesta nel visitare la mostra di Franco Franchi a Vignola, dove il corpo della donna, solamente il suo, è il protagonista.
Come per magia si è quasi costretti a rallentare, ad osservare le forme, ad “entrare” nella scultura per svelarne il significato.
Il corpo, sia esso in bronzo o in vetroresina, come l’artista talvolta ha preferito, non è mai vuoto, ha una pregnanza e, si può proprio dire in questo caso, un peso che non è di sola materia.
Questo perché, ritengo voglia esprimere l’artista, la femminilità non è solo un piacere estetico, bensì una complessità di valori che tendiamo troppo spesso a dimenticare.
E poi c’è il gioco!
La “Capriola” presente nel suggestivo cortile della galleria, a ridosso le mura della Rocca, è lì a testimoniare come l’aspetto più vitale, scherzoso sia semplicemente necessario alla conoscenza.
Sono esposti in galleria anche degli acquerelli.Si stenta quasi a credere che siano quelli di uno scultore, tanto sono finemente compiuti e per certi aspetti autonomi rispetto alle sculture e all’uso che dei disegni questi artisti ne fanno.Gli acquerelli monocromatici, in blu e azzurro, realizzati con un tratto fermo ed essenziale, mostrano l’abilità della sua mano.Forse però più ancora degli acquerelli è il grande disegno intitolato “Sogno” dove una donna nuda distesa, ripreso come un campo medio cinematografico, a testimoniare come la femminilità possa essere per fortuna, vista, letta, e sentita non come un astratto ideale bensì come aspetto concreto, reale e quotidiano.
La mostra presenta un discreto numero di piccoli bozzetti in bronzo, preziosi più degli acquerelli per capire l’evolversi dell’idea che porta alla scultura finale.
Un apprezzamento va sicuramente all’allestimento, la scelta, infatti, di porre cinque grandi sculture nel bel cortile esterno, rende giustizia alle opere scultoree che, non va mai dimenticato, necessitano di spazio e luce per essere realmente capite.
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Giulia Farinelli
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ci è piaciuto moltissimo, prosegui così
Le sue Franchi sono sculture da sogno.Speriamo di non svegliarci troppo presto. Ciao Andrea Proto
ciao franco, e cosi ancora una mostra...non sapevo nulla, ma mi fa piacere vederti in internet, un caro saluto vito
Il pregio delle descrizioni è rappresentato dalla capacità di saper esaminare le mostre in maniera globale, integrando esse con lo studio della dimensione spirituale e artistica degli Autori, senza pertanto indugiare troppo sulle singole opere; rappresenta un pregio in quanto la visione d’insieme introduce l’esposizione a chi non l’ ha ancora vista, non condiziona i giudizi e le emozioni personali, le quali spesso non riescono a fuoriuscire dal particolare, e non appesantisce la lettura. Consiglio a Giulia di rimanere sempre su tale strada.
Leopoldo