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Fino al 18.XI.2015 | Sante Mingazzi. Leggero come il ferro | Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale, Bologna

di - 17 Novembre 2015
In una Bologna che celebra l’industria e la frenesia della vita in fabbrica attraverso le immagini dei più importanti fotografi contemporanei ospiti della seconda edizione della biennale Foto/Industria promossa dal MAST, una mostra attira l’attenzione per il suo andare quasi contro corrente, esaltando l’originalità dell’opera dell’uomo rispetto alla serialità della macchina. La Fondazione Cassa di Risparmio riscopre l’arte di Sante Mingazzi (Ravenna, 1867 – Bologna, 1922), artista liberty maestro nella lavorazione del ferro battuto, raccontata attraverso le immagini d’epoca conservate nei suoi archivi, in un progetto nato in collaborazione con il Museo d’arti applicate Davia Bargellini, che per l’occasione ha provveduto al riallestimento delle sale dedicate all’artista ravennate. Spesso ricordato dalla critica moderna come il «Guimard italiano», rispetto all’illustre collega francese Mingazzi ha subito una damnatio memoriae impietosa, più di molti altri artisti del periodo, nonostante la sua magnifica opera sia in parte ancora visibile per le strade del capoluogo emiliano. Ma chi era Sante Mingazzi? Ne parliamo con i due curatori della mostra, Benedetta Basevi e Mirko Nottoli.
Benedetta Basevi: «Sante Mingazzi era un vero maestro della lavorazione del ferro battuto, arte che ha trovato un campo di applicazione vastissimo nel periodo liberty, arrivando ad avere pari dignità rispetto alle arti con la A maiuscola. Basti pensare alle celebri entrate del metro di Parigi. Con questa mostra cerchiamo di fare luce su quest’artista tristemente dimenticato»

Qual è stata la sua importanza all’interno del panorama artistico bolognese e italiano?
B.B. : «Basta guardare una delle sue opere per capirne la genialità e la piena adesione al liberty. I sui fiori, i suoi petali, le sue rose in ferro battuto sono così lievi e leggiadri da non sembrare nemmeno fatti in metallo. I suoi oggetti imitano la natura con così tanta veridicità da sembrare più francesi che italiani. Sono stati talmente ben forgiati che attirarono subito l’attenzione di Alfonso Rubbiani, noto artista e restauratore bolognese, che portò Mingazzi a lavorare per la celebre società “Aemilia Ars”, esperimento unico in Italia, paragonabile all’Arts and Crafts inglese di William Morris. Da lì in avanti la sua fama crebbe, tanto da collaborare con quasi tutti i più famosi architetti del periodo e ricevere commissioni da tutta Italia. Sue opere si trovano anche a Roma e in altre città d’Italia e non solo. Per esempio, sappiamo che ha anche lavorato per un importante teatro di Alessandria d’Egitto, che stiamo cercando di identificare».  
Questa mostra su Sante Mingazzi come rientra nel vostro programma espositivo?
Mirko Nottoli: «Si tratta del secondo appuntamento di un ciclo di mostre, monografiche o tematiche, con le quali cerchiamo di promuovere i materiali conservati nell’archivio di San Giorgio in Poggiale. “Leggero come il ferro” segue l’appuntamento dedicato all’Esposizione emiliana del 1888, realizzato in occasione dell’inaugurazione dell’expo milanese. Prima ancora avevamo realizzato una mostra su Alfredo Baruffi e la nascita delle collezioni della Cassa di Risparmio in Bologna nell’ambito dell’anno Rubbianesco. Tre mostre che possono essere tre capitoli di un’indagine ad ampio raggio sulla Bologna a cavallo dell’otto e del novecento, un periodo storico ben preciso, in cui la città si apre alla modernità e diventa fondamentalmente quello che è ancora oggi».
Leonardo Regano
mostra visitata il 20 ottobre
Dall’8 ottobre al 18 novembre 2015
Sante Mingazzi. Leggero come il ferro
a cura di Benedetta Basevi e Mirko Nottoli
Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale,
via Nazario Sauro, 22  Bologna
Orari: da lunedì a venerdì 9-13; martedì 9-17
Info: 051 199 36 361; biblioteca@genusbononiae.it; www.genusbononiae.it

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