“Rendere visibile l’invisibile”. Con questo intento, nell’ultimo decennio dell’Ottocento, faceva il suo ingresso nel panorama dell’arte il Simbolismo, proponendosi come un movimento alternativo al Realismo e all’Impressionismo.
A questa corrente e agli artisti che ne fecero parte è dedicata la mostra in corso a Ferrara presso Palazzo Diamanti. È “una mostra dove si è scelto di privilegiare lo stesso punto di vista della generazione dei simbolisti” racconta la curatrice Geneviève Lacambre. “Di coloro cioè che vissero alla fine dell’Ottocento e che ammirarono Rossetti, Puvis de Chavannes e Moreau, e di organizzare la rassegna in base a un criterio cronologico”. Le opere selezionate per l’esposizione, tutte anteriori al 1914, illustrano l’emergere di nuovi interessi filosofici, la contestazione dell’arte ufficiale, la ricerca di un’arte totale e l’esplorazione di nuove tecniche pittoriche. L’arte simbolista, evocando più che rappresentando, tratta temi come la vita, l’amore, lo scorrere del tempo, la morte, il mistero e il sogno.
L’esposizione prende le mosse da quegli artisti che anticiparono la ricerca simbolista, sperimentando un’indagine inedita sull’interiorità. E così, largo al sogno, all’immaginazione, alle fantasie visionarie. Si succedono Gustave Moreau, artista ammirato dai maggiori intellettuali di fine secolo, da Proust a Huysmans con L’apparizione, il suo capolavoro più conosciuto; Arnold Böcklin con opere come Villa sul mare e Sera di primavera, caratterizzate da atmosfere sospese e romantiche in cui il paesaggio, vero protagonista dell’opera, si fa specchio dei moti dell’anima. E poi Puvis de Chavannes, con Fanciulle in riva al mare allegoria dello scorrere del tempo.
Alla metà degli anni Ottanta dell’Ottocento, l’estetica simbolista prevale, anche grazie a Baudelaire e Wagner, come dimostrano artisti c
Seguono Rodin, Klinger e Beardsley, fino ai tedeschi Thoma e Von Stuck, quest’ultimo presente con il suo famigerato Peccato, rappresentazione di una donna-demone lungo il corpo della quale si attorciglia un grande serpente. Infine Munch, sottile indagatore degli stati dell’animo umano, come è possibile ammirare in Malinconia.
Nell’ultima sezione della mostra sono presenti gli artisti influenzati dal Simbolismo come Previati, rappresentato da appassionato Paolo e Francesca e Pellizza da Volpedo con Lo specchio della vita (opera suggeritagli da un verso del Purgatorio di Dante in cui l’artista rappresenta un’allegoria della vita: l’umanità che procede in massa, senza porsi troppe domande), ma anche Kupka e Mondrian. Chiudono questa importante esposizione artisti gravitanti nell’orbita della Secessione viennese come List, Hodler e soprattutto Klimt, che con Le tre età della donna incanta i visitatori, catturati dalle raffinate forme geometriche che avvolgono le tre figure.
floriana riga
mostra visitata il 12 maggio 2007
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