I due piani della galleria sono occupati da fotografie ed un’installazione. La fotografia è lo strumento per eccellenza che sa suscitare il ricordo di fatti personali occorsi: in ogni casa si trova infatti ”album di famiglia” o “dei ricordi”. Le foto di Luca Barzaghi non hanno un preciso ordine cronologico, si sottraggono ad una precisa trascrizione narrativa per favorire invece l’”hinc et nunc”, per fare emergere dalla memoria fatti che, pur appartenendo al passato, hanno mantenuto intatta, nell’animo dell’artista, la loro carica di significato. E’ così dunque che si susseguono immagini dai colori isteriliti dal tempo o in b/n, che documentano momenti di gioco infantile o sequenze di normali accadimenti familiari.
Barzaghi, con queste immagini che a noi risulterebbero, prese ognuna per sé, insignificanti testimonianze della quotidianità, costruisce una sorta di film autobiografico fatto per flashback. Dominante appare infatti la presenza dell’artista, che si mostra in fotografia e ci osserva seduto su una vecchia poltroncina imbottita; lo scollamento tra presenza e assenza si concretizza nell’atto di collocare, in un punto privilegiato del percorso espositivo, la stessa sedia, stavolta vera ma vuota, sulla quale appare ritratto seduto.
A comporre il mosaico della mostra manca un tassello fondamentale; si tratta di un pamphlet edito dalla galleria e scritto dallo stesso Barzaghi la cui lettura consente di cogliere fino in fondo il senso della ricerca dell’artista. Lo scritto descrive alcuni
Luca Barzaghi espone con intensità dal ’93, del ’97 è una sua personale alla galleria Pascal Vanhoecke di Parigi.
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Alfredo Sigolo
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