La personale di Silvia Hell (Bolzano, 1983) è una mostra
pulita, secca. Essenziale. Tre immagini, un video. Il nero: la dominante. I
primi due “quadri” sono speculari e diversi, l’uno il pendant dell’altro (Mendelim fronte,
Mendelim retro).
I materiali di partenza: un riflesso di luce su acqua di lago, lo spigolo di
una scultura post-minimal. Impercettibili e resi irriconoscibili.
L’opera d’arte, vista qualche mese
fa, viene trattata
esattamente alla stregua del riferimento naturale, come se fosse un riferimento
naturale. L’elaborazione digitale trasforma questi elementi, li compone, li
assembla, li monta. In un secondo momento, li articola in profondità. Infatti,
è come se la prima immagine fosse messa allo specchio, originandone una
seconda, sottilmente diversa. E da questi scarti, da questi mutamenti – ancora
una volta impercettibili – viene fuori qualcosa che ricorda da vicino atmosfere
dark, copertine di dischi oscuri, ambienti avvolgenti.
La combinazione efficace tra complessità e semplicità è la
caratteristica principale di queste opere, il segno tangibile di una ricerca in
questa direzione.
la capacità, tutta italiana, di muovere con sicurezza ed eleganza dal
particolare all’universale.
Questa transizione è particolarmente evidente nel video Lus: i granelli di pulviscolo,
inquadrati in una cameretta che non si vede, con una felpa nera come sfondo,
diventano una visione spaziale. Dopo un certo tempo, questa
visione-inquadratura vira al negativo (spazio bianco, pulviscoli neri),
facendosi ancora più fantascientifica. E l’alternanza accelera
progressivamente, fino al balenio finale. Il risultato è un turbinare di
stelle, l’azione armonica di un disastro cosmico.
Sarebbe interessante cominciare a indagare sul serio
questa attenzione, che sembra caratterizzare da un po’ di tempo gli artisti
italiani più giovani, per concetti come quello di entropia. Cogliere anche i
motivi profondi di questa attrazione per l’universo (e per il suo azzeramento),
per il funzionamento della natura, al di là degli ovvii richiami poveristici.
Perché qui evidentemente c’è qualcosa di più, che va oltre l’atteggiamento
“illuministico” degli anni ‘60 e ‘70.
Alla fine, perciò, l’opera più bella, convincente e
potenzialmente ricca di sviluppi è proprio quella che non si vede, e che sta
all’inizio del racconto espositivo. Statica dinamica: un materiale ipertecnologico
ricopre interamente le vetrate della galleria, una superficie forata e a metà
strada tra la Nasa d’antan (il “futuro all’antica” di Bruce Sterling) e i
rivestimenti alieni di certe nuove architetture. Come nella migliore tradizione
del minimal pre-concettuale – quello più concentrato e privo di svenevolezze –
l’opera c’è ma, appunto, all’inizio non si fa riconoscere.
In più, qui, l’opera non fa vedere le altre opere (mentre,
dall’interno dello spazio, lo spettatore osserva tutto), avvolgendole come una
pellicola.
christian caliandro
mostra visitata il 24 aprile 2010
dal 24 aprile al 24 maggio 2010
Silvia
Hell – Lineal
Placentia Arte
Via Scalabrini, 116 – 29100 Piacenza
Orario: da martedì a sabato ore 16-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0523332414; info@placentiaarte.it;
www.placentiaarte.it
[exibart]
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