Unire il concetto di personale al nome di una galleria dal chiaro rimando cristologico. L’idea per il titolo della mostra, a Gabriele Arruzzo (Pesaro, 1976), è venuta così. Una scelta che non smentisce l’ironia che da sempre contraddistingue il suo lavoro, e un’occasione che non nasce dal nulla, ma prende l’avvio da una poetica coltivata da lungo tempo. Arruzzo affronta la pittura sacra -le nostre radici cristiane ed il retaggio di una severa educazione cattolica- legandosi a quella tradizione pittorica tutta italiana che prende inizio dalla rappresentazione cristologica medievale, dai crocifissi su fondo oro, e arriva fino ai contemporanei. Un confronto portato avanti con serietà e cognizione di causa, che si nutre di riferimenti pittorici alti (da Cimabue a Bacon, passando per Mantegna e Caravaggio), e non tralascia una certa verve provocatoria. Ma Arruzzo non arriva mai a sfiorare la blasfemìa; al contrario, cita per omaggiare. Con un lavoro tutto giocato su colori accesi, fondi omogenei, ombreggiature. Oltre che sulla sovrapposizione di smalti lucidi, che danno un maggior effetto tridimensionale all’opera. Questa serie di opere denota tuttavia un significativo cambiamento di registro stilistico. Pur mantenendo la sua cifra, rispetto alle ultime due personali (The Funky Revenge da Antonio Colombo e Cuore di cervo alla Galleria delle Battaglie), salta subito all’occhio una modifica dell’assetto compositivo della scena. L’affastellamento dei particolari, che s’incastravano tra loro a connotare lo spazio, rendendolo caotico, pieno e sovraccarico, lascia il posto ora alla sintesi. Arruzzo decide di svuotare il quadro. Nessun orpello. Basta l’immagine sola, che diventa icona. Essenziale e frontale. E di formato quadrato, di piccole dimensioni, come quelle tradizionali delle icone per la devozione privata. Sia che la raffigurazione presenti il Cristo in croce (Do you believe in life after love? ripresa da una celebre canzone di Cher) o altri simboli religiosi (il cuore anatomico trafitto dalla corona di spine in Corazon espinado e l’agnello mistico dalla testa sgozzata di Lamb’s head). Oppure, ancora, episodi biblici, come Adamo cacciato dall’Eden dalla mano di Dio (First sinner), omaggio psichedelico alla Cacciata di Masaccio.
Una rappresentazione iconica riuscita e d’impatto, che si mostra in ogni caso in chiave allegorica. Così l’incredulità ostentata di Tommaso viene rappresentata dall’immagine di un dito che tocca morbosamente le interiora anatomiche del costato fino dentro al cuore (Thomas); l’incoronazione di spine avviene per mano di una piccola Alice (Working class hero); a contemplare Cristo morto in croce rimane soltanto una bambina (Pilgrim) e dal sangue sgorgante dalle ferite del costato di Cristo escono farfalle, simboli di una nuova vita dopo la morte. Fino al chiudersi del cerchio, con l’immagine singolare del Creatore che riposa dopo la creazione.
Arruzzo strizza un occhio al passato tenendo l’altro ben aperto sul presente. E le sue icone diventano simboli di un sentire attuale. Accorciando le distanze tra i riferimenti all’eterna lotta tra il Bene e il Male e le bizzarre contraddizioni del nostro tempo.
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Intervista a Gabriele Arruzzo
francesca baboni
mostra visitata il 3 marzo 2006
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solita musica.
chi l'ha visto una volta non deve far altro che immaginare le prossime dei prossimi 20 anni.
Bravo
di cose tecnicamente pefette ne sono piene le pupazzerie.
Il signor Elio Fiorucci ne sa piu' di tutti.
Sarebbe meglio trovarsi davanti ad artisti piu' pensanti che abili manulamente.
o l'italia va allo sfacello culturale.
Ma con case piene di quadri da arredamento ikea style con artisti ikea profile.
qualcuno cosa dovrebbe dire?
MASSIMO GIACON
Personal Jesus
2004
Ink on paper, plexiglass, wood
cm 120 x 295
In realta questa presunta cifra stilistica non c'è, questo tipo di ombra che ricorda le xilografie d'un tempo non può funzionare sempre.
I miscugli iconografici poi sono l'ultima spiaggia per chi vuole suscitare ironia?
Io consiglio al giovane pittore di non pensare troppo all'effetto finale del quadro ma a riflettere si ciò che si vuole realizzare. Ci sono diversi illustratori, vedi jorge alderete o asaf hanuka che forse ti apriranno nuovi orizzonti.
What a fuck!
You had to call first!!
Yo Yo
Are you a rapper?
Your paintings seems girlmade!!