L’elemento narrativo dell’opera di Alex Pinna (Imperia, 1968) ha origine dalla natura stessa dei suoi personaggi. Collodianamente fiabesche e fragili, le sue creature si muovono a grandi passi lasciando dietro di sé la materia di cui sono fatte e, nello stesso tempo, raccogliendone altra per un nuovo slancio. Il loro costante movimento e le loro forme morbide e abbozzate richiamano l’estetica del disegno animato e sembrano mettere in scena la tridimensionalità improvvisamente acquisita da uno sketch. Disegni, sculture in corda, in ceramica, in plexiglas e bronzo si spargono nello spazio della galleria uniti dall’unica linea che li ha generati in un attimo d’improvvisazione. Le loro ombre, disegnate o reali, diventano estensioni della materia nella materia, includono l’esterno e si dissolvono in esso in un flusso continuo e circolare. Il tempo si ferma per un istante e l’ironia della sorte/artista decide l’attimo immortalato, quasi sempre quello che precede (o segue) un accadimento saliente, magari un piccolo gesto eroico nel nostro quotidiano.
Gli eroi di Pinna sono persone comuni, sono uomini che di canonicamente eroico hanno poco o nulla poiché vivono una dimensione intima troppo presente per essere ignorata. Sono figure ritratte in attimi di meditazione, in una sorta di stato di coscienza superiore, di “rivelazione” personale. Anti-monumentali, timidi e discreti i suoi lavori permettono all’osservatore di avvicinarsi e di giocare per un attimo, riconoscendosi in loro. L’ironia e il sarcasmo che caratterizza i tre Heroes (2006 e 2007) in mostra deriva dal loro procedere inquieto nel mondo reale, quello aggressivo della tridimensione che li isola e li allontana dalla meta.
Se invece rimangono imprigionati nei piccoli acquerelli, come nel caso degli Hombre (2004) la loro forza sembra aumentare, si avvicinano in modo più evidente al mondo dei cartoon e qui rimangono fedeli al loro universo e forse salvi, anche se probabilmente non per sempre. Dalle filiformi figure di Alberto Giacometti al personaggio dei caroselli inventato da Osvaldo Cavandoli, alle influenze dell’estetica del cinema d’animazione, i lavori di Pinna ibridano le loro fonti d’origine, si mescolano e sconfinano. Abitando però tutti lo stesso etereo e silenzioso universo.
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