I lavori di Giovanni Anselmo parlano di materia e di forza, di equilibrio ed energia. La retrospettiva bolognese offre un percorso che guida l’osservatore verso spazi dove l’immobilità sembra accogliere le infinite possibilità dell’essere. Spazi aperti dove l’interazione tra opere diviene scambio e dialogo. Dove il visitatore può camminare liberamente, costruendo il proprio cammino tra le pietre chiare che invadono ogni angolo delle sale. Arte e vita si mescolano in modo indissolubile, in momenti di eterna contemplazione. Come è stato per tutta l’Arte Povera e per i suoi più importanti rappresentanti (da Merz a Boetti, da Kounellis a Pistoletto), la scoperta e l’espressione del mondo e delle sue meravigliose e semplici magie diviene nelle opere di Anselmo la sostanza che estrae il valore e la bellezza di ogni elemento naturale, di ogni invisibile componente della nostra realtà.
La materia viene utilizzata nelle sue infinite potenzialità, nella sua forza e nella sua resistenza al tempo. Le energie che regolano il mondo vengono scoperte e lasciate agire, congelate in Torsioni (1968) di pelle e cemento, in fogli di perpex piegati e bloccati da barre di ferro, in lastre di pietra ancorate con cavi d’acciaio a fragili tele. La stasi e il riposo, la continua ricerca di equilibrio insita in tutti gli elementi naturali si manifesta attraverso sottili pezzi di vetro appoggiati al muro su morbidi strati di cotone idrofilo o in blocchi di fòrmica sovrapposti ed equilibrati da cunei d’acciaio. Organico e inorganico si mescolano e prendono vita nelle strutture di granito che “mangiano” lattuga e nelle vasche d’acciaio che “bevono” acqua.
“L’invisibile si manifesta”, come cita l’ultima frase che compone la poesia/titolo di Anselmo per la mostra. Un omaggio al mondo, alle sue incredibili magie e ai suoi tanti misteri:
“Dove le stelle si avvicinano
di una spanna in più
nel panorama verso oltremare
con mano che lo indica,
mentre la terra si orienta,
la luce focalizza,
il colore solleva la pietra,
nell’opera si entra,
la lattuga è sempre fresca,
la pietra solleva il colore,
la spugna di mare respira,
l’aura della pittura appare,
l’invisibile si manifesta….”
giulia pezzoli
mostra visitata il 27 maggio 2006
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