Un bianco e nero denso, l’orizzonte segnato da una luce tersa, lunghi fili di vegetazione, un grande albero. E l’acqua. Le tre grandi fotografie nella sala d’ingresso alla mostra -quattro stanze della preziosa reggia di Colorno- sono subito una dichiarazione poetica: al centro il paesaggio, gli elementi naturali, le forme, le ombre, come ricercando una quiete solitaria.
La terra d’origine, il luogo di nascita come destino, come scelta che si rinnova: Beniamino Terranno (1948) esplora, con intima adesione, i corsi d’acqua, le piante, i laghi della terra lombarda, in un rapporto diretto e forte tra lo sguardo, lo scatto
Terraneo -che qui espone un centinaio di opere, selezionate tra più raccolte- vive a Milano, stampatore raffinato per fotografi di grande rilevo internazionale, ma ha continuato a preferire i ritmi spaziali dei filari di piante, i precisi profili delle foglie, gli ampi cieli, i rivi luccicanti, rinunciando al confronto con gli interventi dell’uomo, all’immagine di denuncia che svela i disastri di tante volgarità architettoniche. “Anche il paesaggio è un pretesto per raccontare di se stessi” ha dichiarato Terraneo ad Exibart “E’ sempre e solo un’illusione l’idea di riprodurre la realtà. La fotografia travisa, interpreta, trasforma. Il bianco e nero è già un segno di differenza, una sorta di magia aggiunta”.
Nella serie Carnet sul lago, un percorso dedicato ad Henry Fox Talbot (1800-77) -che ebbe proprio in un viaggio in Italia, sul lago di Como, alcune fondamentali intuizioni- si coglie la volontà di ripercorrere una tappa essenziale della storia della
Ma sono ancora i paesaggi, con Terre rare, il vero incanto: nitide spighe, alberi bui, groviglio scuro di rovi, la nebbia e la neve. La semplicità non è mai lettura ingenua, quanto piuttosto frutto di un complesso lavoro di stilizzazione, di essenzialità, di ascolto e comprensione.
valeria ottolenghi
mostra visitata il 9 ottobre 2004
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