Categorie: bologna

Fino al 9.VI.2002 | Peter Phillips 1961-2001 | Modena, Palazzina dei giardini

di - 14 Maggio 2002

Forse non conoscete Peter Phillips, ma dando una rapida occhiata alle sue opere, capirete immediatamente che è un esponente della pop-art. Le sue tele sono grandi come quelle dell’Abstrac Impressionism che gli anni ‘60 si prefiggevano di distruggere e Phillips segue la tendenza affiancando (e così demitizzando) un ritratto di Pollock a una delle icone camp per eccellenza: Elizabeth Taylor. Continua a rivelare la sua fedeltà utilizzando colori eccessivi, al neon, da fast-food ‘Happy days’, motivi rutilanti che ricordano le decorazioni circensi o delle attrazioni del luna-park. I suoi soggetti sono un agglomerato di immagini quotidiane: basse macchinone americane tirate a lucido, pin-up dalle gambe lunghissime, miti del cinema popolare come Elvis. Il tutto incorniciato da motivi geometrici sgargianti, arcobaleno. Il riferimento alla bandiera del movimento gay è palese. Tutta la pop-art era ostentatamente femminizzata e fiera di assumere un comportamento in evidente opposizione alla virilità della scuola di New York (basti pensare all’opera di Jasper Johns ‘Painting with two balls’ che allude, ironizzando, al metodo ‘a getto’ di Pollock).
Phillips però è un inglese (nato a Birmingham, classe 1939) e l’utilizzo di icone americane, per lui, era un modo sia per riconoscere l’importanza rivestita dalla politica statunitense, sia un tentativo di ridicolizzarla (e ridicolizzare anche noi, devoti seguaci di questo ‘life-style’ occidentale che venera auto, modelle e cocktail come nuovi idoli).
Il tema del gioco è onnipresente: nei primi anni ’90 Phillips accosta un pomodoro tagliato a metà a una mammella femminile, allo spaccato di un pistone in un tripudio di sezioni chirurgiche. Ma in queste composizioni si avverte già un cambiamento stilistico: le strutture che prima delimitavano le immagini sono diventate vere e proprie griglie. Questi reticolati incasellano porzioni di immagini in una scacchiera-collage fotografico. L’oggetto nella sua interezza non importa più. Anche un semplice dettaglio è sufficiente per evocare una stridente analogia.
Queste cornici vengono poi completamente eliminate nelle opere dell’ultimo triennio (per la prima volta esposte).
In paesaggi dal vago sapore settecentesco (mari in tempesta, fulmini, la baia di Napoli all’alba) ospitano personaggi e oggetti quotidianamente lontani fra loro: un violoncello (che assomiglia alla schiena femminile di Man Ray), un pagliaccio felliniano, dei vecchi ballerini, una coppia di modelle compiaciute, statuette birmane, una silhouette di un gentleman, omaggio a Magritte. L’effetto è volutamente finto, come in un fotomontaggio dove non sia stata uniformata l’illuminazione. Rimane nello spettatore un senso di effimero, di decadenza (molto meno riso che nelle prime opere dai colori assordanti e volutamente finte). L’operazione si è fatta più sottile. Molti elementi continuano ad essere stati shakerati insieme e le operazioni di collegamento sono lasciate completamente allo spettatore. Italo Calvino, in Palomar, diceva che era impossibile trattenersi dall’interpretare, anche non essendoci nulla. Phillips gioca su questo irrefrenabile impulso. Oggetti comuni, nella loro vicinanza, diventano significativi. Significativi di cosa? Significativi.

articoli correlati
New York renaissance, l’arte pop per eccellenza
Altri eredi della pop art
Un compagno di classe di Phillips: David Hockney
Andy Warhol, madre dell’arte camp
link correlati
bmag.org.uk/Se volete saperne di più sul mondo artistico di Birmingham
comune.modena.it/galleria/2002/phillips

Emanuele Lugli
mostra vista il 10 maggio


’Peter Phillips -1961-2001’
Modena, Palazzina dei giardini, corso Canalgrande.
Ingresso: intero, £ 4; ridotto, £ 2 (tessera touring, carnet, biblioteca delfini di modena, art’è), gratuito minori di 18, maggiori di 60.
Orari: 10/13 16/19. Chiuso lunedì; catalogo Silvana Editoriale, Milano € 22
Tel: 059-22206883 E–mail: galcivmo@comune.modena.it


[exibart]

Articoli recenti

  • Mostre

La fine di una storia: l’ultima mostra di Galleria Michela Rizzo in Giudecca

Con “Boulder”, la Galleria Michela Rizzo saluta la storica sede alla Giudecca: un’esposizione corale che riflette su natura, tempo e…

12 Gennaio 2026 0:02
  • Mostre

A Milano il nuovo corso di Le Pleiadi Art Gallery, la galleria che mette in dialogo maestri del passato e artisti emergenti

Affermatasi sul mercato negli anni Settanta come un punto di riferimento per il moderno, nella sede di via dell’Orso la…

11 Gennaio 2026 18:31
  • Mostre

Il genio eclettico di Iliazd da riscoprire alla Fondazione Antonio Dalle Nogare

A Bolzano, TOUTITÉ – ILIAZD Lo Studio della Forma è la prima retrospettiva italiana dedicata al poeta, designer e editore…

11 Gennaio 2026 16:00
  • Mostre

A Roma, Linda Karshan esplora il respiro come unità di misura artistica

Linda Karshan al Palazzo della Cancelleria Apostolica omaggia Roma con opere in cui misura, movimento e umanesimo si intrecciano

11 Gennaio 2026 11:30
  • Mercato

La casa d’aste Artcurial lancia i Paris Luxury Days

Una nuova sessione di vendite interamente dedicate al lusso, tra orologi rari e gioielli. Incluso un Jaeger-LeCoultre "Art Déco" da…

11 Gennaio 2026 11:00
  • Fotografia

Other Identity #187, altre forme di identità culturali e pubbliche: Fabio Lovino

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

11 Gennaio 2026 9:30