Il ciclo di mostre della bolognese NT Art Gallery, in cui artisti più o meno emergenti si confrontano sul tema dell’infinito, giunge al suo secondo appuntamento con una doppia personale.
Matias Guerra (Santiago del Cile, 1973), con la collaborazione dell’architetto Andrea Lorito (Roma, 1969), si concentra sul nastro di Moebius. Una singolare superficie geometrica che rispecchia la forma ad otto del simbolo dell’infinito. Le astrazioni numeriche, che ne disegnano il contorno, non prendono però il sopravvento sul grande amore dell’artista per la materia. Strati di ruggine, pigmenti e polveri vengono accumulati su pannelli lignei, oppure abbandonano la superficie pittorica per invadere lo spazio circostante. La materia si addensa in pattern grumosi e allo stesso tempo circoscrive zone di rarefazione. Ne consegue un nastro di Moebius in cui la sinuosità delle forme cede il passo ad una spigolosa e segmentata articolazione di rugginosi pannelli lignei. Questa deflagrazione di forme è accompagnata dalla riproduzione di alcuni suoni, catturati nella sala espositiva da microfoni e sensori. Suoni che hanno subìto delle modifiche e che vengono ripetuti all’infinito.
Tutt’altro discorso quello presentato da Aldo Giannotti, che intromette, nella concretezza del quotidiano, una dimensione onirica mutuata dall’immaginario dei bambini. Un mix di emozioni, desideri e immaginazione prende corpo in disegni, installazioni, video e lightbox.
Nel video A rewinding journey un’astronauta attraversa in lungo e in largo il territorio italiano. Si mescola alla gente che affolla le città turistiche, percorre paesaggi industriali e infine, passando per idilliaci scenari naturalistici, approda al mare, luogo simbolico della purificazione.
L’astronauta, soggetto assai frequente nell’immaginario fanciullesco, viene assunto come emblema della “fantasia pura e incorrotta” dei bambini. Il viaggio narrato dal video rappresenta quindi una passeggiata simbolica in un paesaggio interiore, fatto non da colline, monumenti e case ma da pura emotività.
A questa dimensione autentica e genuina si contrappongono i nuovi sogni che il mercato costruisce su misura per i consumatori. Nel video Life on Mars l’artista smaschera i meccanismi messi in atto dalla società dei consumi, allestendone una parodia. L’astronauta, similmente a quanto accade in alcune trasmissioni televisive votate al culto della perfezione fisica, compie esercizi ginnici in spiaggia assieme a sette bizzarri seguaci.
Di primo acchito la relazione tra l’opera di Giannotti e il tema dell’infinito sembra irrisolta, ma un punto di contatto tra i due termini esiste. La dimensione onirica di perenne sospensione, che impregna questi lavori, determina infatti un annullamento delle barriere spazio-temporali. Ecco un approdo sicuro all’infinito.
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La prima mostra del ciclo
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mostra visitata il 9 marzo 2006
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