Gli studenti della Scuola di Specializzazione dell’Università di Bologna sono stati messi alla prova (curatoriale) nel chiostro dell’ex complesso camaldolese di Santa Cristina. Gli artisti convocati si sono interrogati sulla precedente identità culturale dello spazio –un convento- diventato quest’anno nuova sede del Dipartimento delle Arti Visive. La regola dell’ordine delle Clarisse, antiche abitatrici del luogo, attraversa dunque il suo limite temporale e supera l’impossibilità di essere condivisa dai non appartenenti. E’ successo lo scorso 12 luglio, in un evento ricco di suggestione.
Il visitatore si aggirava tra il chiostro e il portico mosso inconsapevolmente da input sensoriali di diversissima natura. A cominciare dai biscotti all’acqua di rose e muschio offerti da Annalisa Cattani; suoni lo raggiungono dal pozzo sottostante quando si avvicina per prenderne uno, ma nessun odore. Le circa quattrocento rose, che nascondono la cavità e mostrano la pasticceria, non riuscirebbero infatti a suggerire l’ingrediente segreto senza un difficile sforzo concettuale. La coppia di artisti bolognesi Cuoghi e Corsello spinge invece ad alzare gli occhi al cielo. Palloncini bianchi lungo le arcate cercano di ricongiungersi con l’aria sovrastante. Fluttuano e si attorcigliano, spinti a trascendere la realtà terrestre come gli spiriti delle Clarisse in preghiera, ma come loro riportati alla vita dal suono delle campanelle. Ed è a queste che sono appesi e che agitandosi fanno suonare. E’ possibile godere di questa magia solamente quando ormai è buio. L’interferenza con i rumori di commensali di Luca Gemma impedisce infatti di percepirne il sottile suono.
La seconda parte della serata guida alla scoperta degli spazi interni: le scale dell’installazione di Maria Vittoria Perrelli e
La notte continua e sfuma con i live media. Il profano si impossessa sempre più del luogo, con il lavoro di Desert e Dev_null. A gruppi i visitatori si allontanano, sognanti e sognatori mentre palloncini solitari nel tentativo di fuggire stanno sospesi in volo, trattenuti dalla grondaia.
michela potito
mostra visitata il 12 luglio 2005
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il buongiorno si vede dal mattino...
lo 'sforzo concettuale' dovrebbe farlo questa michela per capire i lavori!!!!
perchè non si fa alcun cenno alla bellissima installazione di flavio favelli?
scusa chiara, ce stai a piglià per culo?
ma che modo di replicare!!!! la recensione sembra il raccontino buono delle suore felici, i sapori, i suoni, i canti? ma stiamo parlando dell'incontro a colonia o di una mostra? ma kramer ci sei stato? non si parla affatto di alcuni dei lavori più belli, che solo x ragioni informative dovrebbero trovare uno spazio! non devo leggere le opinioni di una ragazzina ma un analisi seria, magari fortemente critica ma puntuale della serata. e non è quello che leggo in questo caso. la presunzione è una cattiva maestra! servirebbe una bella lezione ai 'critici in erba' così boriosi e in vena di giudizi perentori! studiate prima ragazzi!
Io la mostra l'ho vista e non mi sembra proprio di riconoscerla rispetto alla recensione che leggo qua sopra.
Forse il secondo commento non è proprio sbagliato.
E non leggo niente nemmeno di Flavio Favelli. una dimenticanza spero!
E come mai si parla dei video e non di tutte le installazioni?
Credevo che fossero quelle le opere più importanti o almeno quelle di dialogo più stretto con lo spazio.
Boh!
Rispondo ad Elena:
Di installazioni ho parlato. Non lo sono quelle della Cattani, di Cuoghi e Corsello e di Maria Vittoria Perrelli?
Era necessaria una selezione delle opere. Altrimenti avrei scritto mezza riga di ognuna.
Non ho scelto quella di Favelli perchè ho ritenuto più interessanti altre.