Ed ecco dunque che muovendo da Ferrara, attraversata la dolce campagna emiliana, giunti all’accogliente borgo murato di Pieve e attraversatolo quasi in un respiro, seguendo le vie strette del centro, si apre lo sguardo su quel tratto di terra dove è nata la “Pieve nuova” con le case di moderna concezione, l’area artigianale, lo stadio.
A riqualificare il paesaggio non proprio edificante (ma edificato) c’è ora (ma c’era già) il vecchi solo granario, che appare nella sua strana veste che mescola alla austerità industriale un intraprendente colore blu chiazzato di nero.
Questo non è museo di opere d’arte ma museo d’artisti. Quadri e sculture sono infatti disposti secondo un ordine cronologico che attiene alla decade di nascita del loro creatore.
Il progetto di questa nuova struttura emiliana lo dobbiamo all’illuminato imprenditore Giulio Bargellini che con forza ha condotto le trattative con le amministrazioni pubbliche per portare a termine un suo sogno.
Vissuto a contatto con artisti del calibro di T. Zancanaro, M. Reggiani, L. Veronesi e C. Zavattini, Giulio Bergellini ha pensato, in collaborazione con il critico Giorgio Di Genova (Terz’occhio), di creare non un museo ma piuttosto una struttura polifunzionale. La struttura di archeologia industriale ospita una permanente di opere che è piuttosto un archivio d’arte: le sale sono suddivise per generazione di nascita degli artisti, di ognuno è presentata una sola opera e la collezione è destinata, nel tempo, ad accrescersi di nuove acquisizioni. Nelle intenzioni del suo fondatore il museo ha lo scopo soprattutto di essere una struttura viva, luogo di scambi culturali e di iniziative regolari, tra cui le esposizioni temporanee, che potranno giovarsi sia di prestiti da altri musei ma soprattutto dei documenti artistici che già oggi sono esposti nelle sale, documenti che, presi singolarmente ed accostati ad altri, secondo affinità stabilite o scoperte, acquisteranno nuove dignità, nuove personalità.
Le future iniziative del museo saranno finalizzate a stimolare e approfondire la ricerca storico-critica sull’arte del ‘900 italiano.
Ed in quest’ottica va dunque letto il sodalizio di Bargellini con l’editore Bora di Bologna e con il critico Di Genova per la pubblicazione della serie di volumi per la “Storia dell’arte italiana del ‘900 per generazioni”, lavoro già avviato nel 1990. Un’opera che un po’ si fonde con il museo, archivio d’immagini anch’essa, ma cartaceo, dell’arte del nostro secolo.
A questo si aggiunga il progetto e l’allestimento curati con mirabile perizia dal noto archietto Giuseppe Davanzo, a creare un edificio di grande accoglienza ed eleganza.
Ora perciò attendiamo le prime mosse del museo, con curiosità e interesse.
Alfredo Sigolo
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