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fabrizio
Visualizza Profilo
Base
| Tipo | Persona |
| Name | fabrizio |
| Cognome | caboni |
| Città | Bologna |
| Provincia | Bologna |
| Regione | Emilia Romagna |
| Nazione | Italia |
| Sesso | Maschio |
| Sito web | |
| Occupazione | Artista |
| Titolo di studio | Accademia di Belle Arti |
| Descrizione | IN GENERALE Normalmente dipingo, ma avendo la mia pittura carattere mediale produco e valuto qualsiasi mezzo che mi porti alla creazione dell’immagine, fissa o in movimento, dalla fotografia al video all’installazione. É un discorso sul corpo perso e frammentato nel rapporto con l’immagine pornografica e la pornografia dell’immagine, che mi porta spasmodicamente a lavorarci sopra, modificare, creare fino a sfasarne i valori di partenza dati dall’ossessione del possesso sull’immagine come simulacro residuo del corpo. La pornografia risulta essere un pretesto che mi porta ad analizzare comportamenti sociali e personali deviati e malati della pornomodernità che comporta, grazie al potere mediatico, il controllo del sistema sull’individuo e sul suo corpo, che si tratti di guerra, politica, economia e consumo, elementi capaci di creare e modificare un’opinione pubblica frustrante e schiavizzante, in una società fallocentrica e porno dipendente, sovraccaricata di significato e segni. SULL’IMMAGINE (pittorica) & DINTORNI Ricerco nell’immagine una carnalità e una sacralità che tento di neutralizzare. Trattasi in partenza di immagini erotiche estratte come frame da brevi clip ritrovati o incontrati, per caso alcuni e per scelta altri. Smonto digitalmente il corpo filmico, come operazione chirurgica che mi permette di scegliere l’organo di maggior interesse, da poi ingrandire per studiarlo ed entrare in esso, fino alla penetrazione quasi erotica nel pixel/carne dell’immagine. Distensione ed elaborazione dello stesso fino a renderlo superficie. Allo stesso modo in cui un deserto potrebbe essere un sensuale corpo senza organi le mie immagini si trasformano in organi senza corpo. Nel processo pittorico finale mantengo un ricordo di pornografia nella lavorazione spasmodica e morbosa della tela, nello stendere il colore per poi togliere ogni segno di stesura. Sensuali ed oleose carezze sul colore che ormai esausto dal movimento ritmico e masturbatorio si compenetra fino a far perdere la traccia del suo confine. Colore che viene poi negato, estratto, abraso dalla superficie in un continuo rapporto di mettere e levare. Corpo ormai chimico e disteso sulla tela e stuprato fino a renderlo una lontana reminiscenza di quel che era in partenza. |



