| Descrizione |
DESCRIZIONE DELL’OPERA
DON’T TOUCH THE JELLYFISH MAN
NON TOCCARE L’UOMO MEDUSA
L’Uomo Medusa fluttua. Si libra solo, nel suo mare.
L’Uomo Medusa sa che dei branchi si aggirano poco distanti, li conosce,
li osserva vibrare nel loro mare.
L’Uomo Medusa vuole vedere, conoscere, sapere.
Ha degli obbiettivi.
L’Uomo Medusa si ripete:
“Non è il momento di scorazzare in branco.
La solitudine è ciò di cui necessito, esplorare implica spendere del tempo”.
L’Uomo Medusa ha bisogno solo di sostegni, di punti di ancoraggio,
di schiscette per il viaggio.
L’Uomo Medusa, nella sua breve esistenza, si era sempre preoccupato di lanciare ancore
a destra e a manca tenendo, nel trascorrere del tempo, vigorosamente le funi.
L’Uomo Medusa non sa che, in quelle acque profonde, poca è la sabbia solida per
far sprofondare le ancore. I fondali sono ricchi di forme animate, protese,
pronte ad afferrarlo, ghermirlo, stringerlo in una morsa famelicamente affettuosa.
La solitudine è una scelta.
L’Uomo Medusa è turbatamente giallo, è nel suo mare riccamente blu.
L’Uomo Medusa non si fa affascinare dalla limpidità del suo habitat,
lo conosce, lo affronta,
ha visto tempeste, uragani, nubifragi.
L’Uomo Medusa conosce la strada che conduce al modo emerso.
L’Uomo Medusa sà che potrà giungere alla grande finestra di vitrea trasparenza informe. Sà che
giunto lì, potrà osservare la reatà emersa; è consapevole tuttavia di non poterne far parte.
La sua natura è l’acqua.
Stare nel mondo emerso significherebbe ridiventare acqua.
Lì sotto osserva, consapevole di essere sé, consapevole di essere un uomo, consapevole di essere
medusa, consapevole di essere acqua. Consapevole di poter vivere solo nell’acqua.
Don’t touch the Jellyfish Man
FraxM
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