| Descrizione |
2 Maggio 2005
L’invisibile messo in evidenza
Figure su spazi piatti, metafisici, colori brillanti e intensi che sfumano in campi di diversa intensità.
Una immobilità apparente. Figure perfette. con squardi liquidi, fissi sullo spettatore, animano gesti eleganti che intrecciano membra e corpi in ritmi sapientemente armonizzati.
Ma, improvvisamente, lo sguardo dello spettatore realizza che in realtà i corpi sono smembrati, composti da vuoto e materia.
Non sono immagini reali ma visualizzazioni delle forze sopite nell’interiorità che emergono dalle profondità dell’animo, generando grande intensità emozionale.
Tali figure, con silenziosi sguardi profondi, sono capaci di soggiogare lo spettatore con il loro potere ipnotico, e comunicano la realtà della transizione, del cambiamento, della rottura, inevitabile e parte del ciclo cosmico, per l’evoluzione, il reimpasto della materia e dello spirito, per una nuova creazione, di un mondo e di corpi nuovi, fatti di materia sottile capace così di trasformarsi, Stephanos, tenendo stretti a se i tratti distintivi della propria essenza, unici forse eterni.
E’ la consapevolezza più matura e cosciente che tutto improvvisamente possa cambiare. Ciò accade non senza sforzo e paura: un nuovo inizio, ancestrale parto, Ganesha, è sempre un evento drammatico, fatto di dolore e spasmi, una danza cosmica, Siva Nataraja, che si svolge nel profondo e garantisce la speranza di rinnovamento della vita.
E’ necessario trovare il coraggio di guardare dritto negli occhi la propria immagine riflessa nel quadro dentro lo specchio e scorgere le diverse componenti della nosra mente che emergono, ache contro il nostro volere, verso la luce e una reale esistenza, spesso negata, di cui la tela diventa specchio osmotico.
Il mito classico, contemporaneo, e così atemporale e universale, evidenzia la pulsione verso la trasformazione distruttiva intrinseca dell’animo umano:
Diana, silenziosa, immobile, ma triplice nella sua natura, incarnazione di quel mondo femminile del profondo, oscuro e terrifico, grembo dal quale si origina ogni esistenza.
Teseo, in un ambientazione drammaticamente metafisica, osserva i resti della sua mostruosa vittima, lui distruttore dell’indistinto e sovrano di un nuovo ordine.
Ma il dubbio che le forze del caos siano comunque presenti e parte di noi stessi sopravvive:
Medusa, pur privata del suo terrifico sguardo di pietra, è presente, e i suoi serpenti sono sempre in grado di mordere, improvvisamente.
Il terreno amore per se stessi, che Narciso idealizza, non è altro che la ricerca per quella parte di noi perduta, nascosta, appena percettibile nel riflesso delle acque del profondo, il tentativo di riunirsi con la fonte dalla quale deriviamo e da cui samo separati dal momento della nascita.
Il manifesto e l’indistinto sono inseparabili, drammaticamentte necessari e vincolati, componenti in divino equilibrio del respiro universale, Il soffio vitale che sostiene ogni via, l’energia creatricce del suono della siringa di Pan, del flauto di Krisna, del logos di Cristo.
Davanti al profondo smarrimento dell’uomo, incapace di comprendere tali verità ontologiche, sorride Bacco, lui che, in grado di abbandonarsi all’eccesso dell’ebbrezza e del caos, di arrivare sino alla morte e alla rinascita, può guidare l’uomo attraverso i meandri più oscuri e sconosciuti del proprio essere per portarli alla luce e così annientare la valenza inquietante, e accettarli serenamente come parti del proprio essere.
Una volta accettato questa drammatice nuova genesi, la leggerezza e la serenità dei Sogni sospesi pervade il nostro animo ormai pacificato. Le Erinni sono diventate Eumenidi.
articolo del 23 aprile 2005
Ruben Fais Serventi
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