Dropcity, Milano, 2023, credito fotografico Delfino Sisto Legnani
Camminando tra la sequenza delle gallerie ai piedi della Stazione Centrale per scoprire la nuova edizione di Dropcity, emerge con sempre maggiore chiarezza che il Salone del Mobile di Milano non è solamente il più importante evento legato a questo settore nel mondo, ma è, insieme, un agente diretto di trasformazione reale della città.
Nell’ultimo decennio, il Salone ha progressivamente colonizzato nuovi “quartieri del Design” andando sempre più a toccare i suoi margini esterni. Prima le tracce del suo passaggio erano quasi impalpabili, mantenendo fede alla propria condizione temporanea ma, negli anni, il peso della sua presenza ha fatto da apripista al mondo degli investimenti finanziari e immobiliari per la progressiva trasformazione di parti rilevanti della città. Possiamo ormai dire che tutto è cominciato quasi 20 anni fa nell’area Tortona con SuperStudio e oggi in quella parte di città sono fioriti nuovi musei, hotel di lusso e aree commerciali ricercate. Poi si è passati all’area di Lambrate e adesso è il turno dell’area tra la Stazione Centrale e NoLo, un tempo famosa solo per la via Gluck e le sue fabbriche abbandonate e oggi oggetto/soggetto di una progressiva trasformazione urbana.
Non sorprende, quindi, che la maggior parte dei tunnel utilizzati per le mostre e le esposizioni di Dropcity 2023 siano dedicati al riuso, al riciclo e alla rigenerazione, mantenendo una linea di coerenza tra operazione di ripensamento urbano e piano delle materie utilizzate nella vita quotidiana. Il lavoro di SOCII (tunnel 38), Re;collective Milan (tunnel 44), il brand coreano di moda sostenibile RE;CODE, la design unit giapponese DEKASEGI e nove gruppi di designer giapponesi, coreani e cinesi (Jo Nagasaka & Naritake Fukumoto, Eunha Kim, Hyesun Lee, Jinyoung Yeon, KUO DUO, Kwangho Lee, MULTISTANDARD, Nuri Yeon, PINWU Design Studio, RoarcRenew Architects), The Thinking Piece / Obscure Solutions (tunnel 140), FLOW – Fluid Material Cycle (tunnel 50), la serie di prodotti “FLOW”, progettata da Daisuke Yamamoto Design Studio con Taketo Masui, Hackability of the Stool (tunnel 56) si muovono tutti in questa direzione, dimostrando un’urgenza simbolica e ambientale con cui il design deve fare definitivamente i conti. Cars and the public joy (tunnel 42) di Sam Chermayeff rilancia la provocazione di Bellini con Karasutra alla mostra del Moma del 1972, spiegandoci, con ironia ed eleganza formale, che ogni macchina può diventare un luogo pubblico temporaneo.
Mentre la lunga serie di eventi, laboratori e incontri che si svilupperanno lungo tutta questa settimana rafforzano l’ambizione di questo luogo di diventare, presto, un vero Centro per l’Architettura Contemporanea di cui si sveleranno i caratteri entro il 2024. Nel frattempo, intorno a questa lunga, appassionante, fila di tunnel metropolitani, la città sta cambiando molto rapidamente. A dimostrazione che il Salone ormai ha un potere d’incidere sui luoghi e che non possiamo più guardarlo come un semplice, diffuso, evento temporaneo.
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