Categorie: Design

design_aziende | Brionvega. Ritorno al passato

di - 28 Maggio 2003

“Algol 11 è come un cagnolino fedele che osserva il suo padrone” commentava divertito Marco Zanuso, autore, insieme al tedesco Richard Sapper, dell’esemplare dal pedigree che da solo racconta l’italian style degli anni Sessanta. Questo ‘cagnolino-televisore’ ha la forza del marchio Brionvega, italianissima azienda cresciuta nell’era industriale post bellica al sapore di boom economico. A lavorare per Giuseppe Brion, imprenditore meneghino, una squadra specialissima che discute di tecnologia e di forme, tutti a stretto contatto. Un sodalizio felice che produrrà apparecchi elettronici radiotelevisivi realizzati ancora oggi sullo stesso disegno.
Sembrano infatti non temere il tempo sia Doney 14 (1962) con le sue curve e la sua piccola dimensione, sia Algol 11 (1964), ridottissimo e in tre varianti cromatiche: arancione sole, nero notte e grigio luna. Ed ancora, tra gli indimenticabili, si collocano Black ST 201 (1969), esempio di pre-minimalismo, un pò mistico e un pò inquietante nella sua cubica ortogonalità, e Cubo Glass (1992), evoluzione del primo, firmata Mario Bellini.
Accattivanti anche le proposte per la parente più prossima della televisione, la radio. Icona per tutte è la compatta TS502 (1962), realizzata dalla coppia Zanuso-Sapper e costituita da due dadi che si aprono speculari, uno dotato di maniglia, l’altro di antenna. Tutto appare al posto giusto.
Mentre la Smeg propone i suoi colorati e arrotondati frigoriferi anni Cinquanta, la Piaggio vende ed esporta fino in America la nuova Vespa e la Volkswagen si gode il successo sulle rinnovate curve della New Beetle, Brionvega compie una scelta più radicale. Del Doney nulla è stato toccato, aggiunto, modificato: la scocca è la stessa, i materiali sono gli stessi, uguale è anche il maniglione cromato. Altrettanto può dirsi per la radio cubo TS502 e per Algol 11, rimessi in produzione nel 2003. Sono esattamente i medesimi oggetti, quelli che negli anni Sessanta popolavano e rendevano vivace l’ambiente domestico. Senza maschere di legno, indossate dai loro predecessori – pesanti cassoni per tubi catodici – essi coloravano e colorano lo spazio e interagiscono con esso, raccontando un modo diverso di vivere la tecnologia: bella, leggera e trasportabile.
Oggetti da mostrare, moderni e senza tempo. Risultato di un glorioso passato, premiato con il Compasso d’oro e celebrato nella collezione permanente del MoMa di New York. Pezzi da museo ancora in produzione grazie alla Formenti che ne ha rilevato il marchio, la cui politica aziendale punta sulla tradizione dell’industrial design, nonostante gli schermi ultrapiatti di nuova generazione si accendano sempre più numerosi nel mercato globale.
Un’alternativa fatta di ‘vecchie’ forme che contengono una tecnologia nuovissima, tutta digitale, così da accontentare un target preciso, ma anche esigente, quello dei cultori del bello, dell’oggetto di design a tutti i costi. Una produzione che si lancia nel futuro guardando al passato, ossimoro tecnologico permesso solo a Brionvega.

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