Categorie: Design

design_aziende | Il design si mette in gioco

di - 16 Dicembre 2004

Proviamo, per una volta, a cambiare le carte in tavola. Ovvero: che una tra le tendenze più fortunate del design sia quella degli oggetti cartoon (vedi alcune tra le serie più note prodotte da Alessi o da Kartell) è fatto più che dimostrato, da un decennio almeno. Design in forma di gioco, si direbbe e con un’infinità di possibili varianti: dal pop dichiarato alla sottile, stuzzicante citazione minimale. Invece, invertiamo i termini della questione. Giocattoli di design, quindi: collezioni pensate per i più piccoli, ideate e progettate da nomi grandi.
E’ vero: all’aspetto ludico c’aveva pensato in tempi non sospetti quel genio che fu Bruno Munari, inventandosi, per esempio, un creaturina come Meo Romeo (1949) ed altre incursioni ci sono state, ma è sicuramente degno di nota l’interessamento di un’azienda come l’italiana Magis in questa direzione. Il risultato c’è e si chiama Me Too: giochi, mobili-giocattolo, una mini linea di vestiti per bambini da 2 a 5-6 anni. Un obbiettivo tutt’altro che facile quello raggiunto: perché pensare in piccolo non è né così facile, né così immediato e non è detto che sia sufficiente unire forme tondeggianti, plastica e derivati e colori accesi. Si tratta –è il caso di dirlo- di mettersi in gioco, di ribaltare il punto di vista, di accantonare per un attimo quell’insieme di immagini, riferimenti, codici, che appartengono all’età adulta.
Così Me Too stupisce con semplicità incantevole: oggetti disegnati con una leggerezza di tocco che in alcuni casi porta a risultati sorprendenti. Come la seduta multiuso upside down chair di Eero Aarnio, da capovolgere, ribaltare, ruotare, o il paesaggio – recinto my space di Bjorn Dahlstrom. E se è più scontato l’immaginario animalier un po’ disneyano di Javier Mariscal nella sedia – gatto Julian, hanno un esito più interessante il dondolo Rueda a forma di uovo e il sistema di scaffali – costruzioni Ladrillos, che utilizza come elementi di sostegno una serie di personaggi che curiosamente rielaborano la statuaria precolombiana. Satyendra Pakhalé propone tra l’altro un tappeto componibile a mo di puzzle, El Ultimo Grito si cimenta con la collezione di vestiti Summer to spring: abiti multitasche da smontare, allacciare, combinare. E Martì Guixè -coerente con la sua vena anti design– lascia che sia il nastro adesivo (con un pattern ad hoc) a diventare un’inedita materia prima. Per costruire da sè il proprio pallone (Football tape).

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