Al 58 di Via Tortona, nella sede dei Laboratori Scala Ansaldo. Dopo il numero zero dello scorso anno, Pitti Immagine presenta Pitti Living #1, colorata cornucopia dedicata al mondo degli accessori per la casa.
Questa volta il progetto fiorentino coglie nel segno. Nello spazio, allestito da Luca Emanueli, l’atmosfera è quella di una salagiochi di paese. Per ogni espositore, piccola bottega o multinazionale, il posto giusto dove incontrare, farsi notare, fare due chiacchiere, mangiare qualcosa, indossare il vestito della domenica.
A cura di Cristina Morozzi, Pitti Living è una combinazione accurata di marchi che presentano i loro accessori, segni particolari di cui nessuno può fare a meno nonostante l’invadenza estetica e il disastroso bilancio a sfavore di funzionalità, ergonomicità, attenzione ai materiali.
Questi segni particolari però cullano, “danno un passaggio” verso quel mondo che spesso possiamo solo sognare. Allora per magia la matita del designer tutto trasforma: il neo vicino alla bocca diventa un vezzo e non più una vergogna, gli occhiali un esercizio di vanità, una tazza o uno spremi-agrumi un biglietto per Malibu.
Pitti Living è un condensato, uno stato dell’arte delle tendenze, come delle devianze, del concetto di accessorio per la casa. Tanta musica, molte luci colorate, merenda e aperitivo; all’ingresso dotavano di una tessera personale così da tornare nei giorni della mostra senza fare file.
Tra gli espositori il finlandese Marimekko, storico marchio per la casa: le righe o fiori stampati, un must della design culture scandinava, che in fiera si mostra in uno stand sobrio, al contrario di quanto accade in casa Fiorucci, dove Marimekko è declinato in versione pop-casalinga.
Tuttavia Pitti Living in sé raccoglie la tradizione dello storico corner di San Babila: i laboratori Scala Ansaldo ricordano quella meravigliosa Wunderkammer ‘80.
Stupore e rigore allo stand Muji. L’azienda giapponese, da poco sbarcata a Milano, si ritaglia una spazio dolce e bianco nella sagra di Pitti Living. Espositori in legno chiaro e un video raccontano le idee in cantiere. Atelier Muji, un progetto di Nicoletta Morozzi e Kazuko Koike presenta una serie di tool per la casa all’insegna del “do it yourself”.
Umano e cortese il lavoro firmato da Miyuki Ikeda e Lorenza Branzi, un grembiule unisex dalla doppia possibilità di taglio e realizzazione. Un pezzo di stoffa con delle linee guida già stampate da seguire per il taglio, dopo di che basta tagliare e cucire seguendo i numeri di riferimento accanto alle linee. Avanza una borsa, coordinata al grembiule.
Piccolo haiku del fai da te. Sana idea ripensare alla macchina da cucire, magari in cucina, vicino alla radio, per una casa calda, senza il complesso del grande magazzino. E con l’orgoglio del low cost.
link correlati
www.muji.it
www.marimekko.fi
M2
[exibart]
Il caso dei mancati finanziamenti al documentario su Giulio Regeni apre degli interrogativi sul rapporto tra politica e cultura nella…
L’antologica al Museo Diocesano di Molfetta ripercorre l’intero percorso dell’artista, che indaga il dato pittorico come atto esperienziale e meditativo,…
Il festival Popsophia torna ad Ancona, dall’8 al 10 maggio, con un programma che esplora la malinconia contemporanea, tra cinema,…
Michela Lucenti rilegge le Fenicie di Euripide attraverso una danza di parole, voci e corpi: un racconto corale e attualissimo…
Negli spazi napoletani della Galleria Umberto Di Marino, Diego Perrone presenta due serie di opere sulla soglia tra immagine e…
La Design Week di Singapore diventerà una Biennale: più tempo per la ricerca, progetti più approfonditi e un'apertura internazionale, per…