Esco di casa e mi ritrovo in un mondo a colori anni ‘70. Osservo le vetrine, guardo il look della gente… mi abbagliano effetti cromatici vivacissimi che mi riportano alla mente la scena di quando ero piccola. Erano gli anni settanta e di moda andavano tinte accese: giallo, arancione, verde, rosso. Le gradazioni erano quelle nette e decise che una casa come la Chicco ha continuato a usare per i bimbi non ancora preparati a cogliere le sfumature dei colori e della luce.
Ancora. Pausa pranzo a passeggio per il centro di Firenze.
E’ chiaro, stiamo vivendo un tutto all’indietro di trent’anni. Questa voglia investe tutta la produzione di design contemporaneo, dall’abbigliamento ai mobili, dai monili agli oggetti della cucina.
In Italia ci pensa Guzzini con la nuova linea Vintage. Ciotole, vassoi, posate, bicchieri anni ’50, tutto brilla su una tavola che ricorda quella apparecchiata dalla mamma degli oggi trent’enni e oltre. Qualche pezzo di un vecchio servizio rimane nella dispensa, lì dimenticato da anni e oggi reliquia riscoperta. Va di moda. Teniamola cara.
Ma il refactoring non si esaurisce a posate e vassoi… Ricordate le tazzine da caffè bianche e rosse col cuoricino lezioso sulla parte convessa? È la versione edulcorata e dal disegno più tondeggiante di certi servizi anni cinquanta, allora in ceramica, oggi in plastica.
Colori squillanti e forme vintage, ecco la formula che lancia la nuova moda del ritorno al
È un linguaggio che abbraccia un percorso di produzione che va dagli anni ‘50 agli anni ‘70. Guzzini ridisegna oggetti per la cucina secondo la linea di moda a metà del secolo, Brionvega ripropone (a prezzi quasi proibitivi peraltro) i fiammanti televisori Algol. Praticamente assenti le innovazioni formali, cambiano solo i materiali impiegati, innovativi e resi più efficienti nelle prestazioni.
Non è il caso né di Guzzini né di Brionvega, ma la riproposizione del design vintage molto spesso avviene in maniera caotica e mescolata a scapito della ragion filologica. Si tende a compiere errori di valutazione storica: anni ‘50, ’60, ‘70? Boh?! L’importante è che l’oggetto sia colorato, datato e facile da vendere.
Solo il fruitore o l’acquirente colto, guardando le vetrine di un negozio alla moda, sarà in grado di riconoscere un’insalatiera anni ’50 da una realizzata venti anni dopo. O di riflettere sul fatto che la comparsa della materia plastica
Oggi risvegliare le mode sopite si esaurisce spesso in una trovata di marketing. In realtà c’è dietro tutto un panorama di riferimenti ai processi produttivi e creativi, ai materiali impiegati, alle esigenze e alle aspettative del contesto sociale di epoche trascorse, che il refactoring appiattisce o trascura.
In questo revival ad ampio raggio quanto c’è di creativo? Quanto di nostalgico e quanto di tattica commerciale? E quanto questi aspetti si influenzano fra loro? Certo è che le logiche del mercato trovano terreno fertile nella carica comunicativa nostalgica di certe forme e di certi colori. E la nota psicologica è di sicuro uno strumento di cui il mercato da sempre si avvale per fare presa sui desideri.
E non è un caso che da sempre le mode si ripropongano. Si sa. Ma questa volta si avverte un significato in più rispetto alle consuete logiche di sollecitazione al consumo. C’è un’atmosfera grigia tutt’intorno, e le reazioni sono diverse. Chi riflette e chi sospende la riflessione e si ovatta in un mondo colorato che profuma di passato felice.
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Boh a me le tazzine che colano rosso ricordano le BR che gambizzano la gente, alla faccia dei tempi più sereni. E' tutto marketing e i polli abboccano. ehehehe.
Complimenti per l'articolo e la scelta accurata delle immagini. E' un vero trionfo di colori: quelli della mia città.