Oggettario
Nel centro storico di Martano, nel Salento, una piccola mostra invita a ripensare il nostro modo di guardare gli oggetti. Oggettario. Storie e biografie di oggetti, a cura di r+s Studio, nasce da un’idea tanto semplice quanto disarmante: chiedere alle persone quali siano le cose di cui non possono fare a meno. Le risposte emerse da una ricerca condotta online, alcune prevedibili e altre profondamente intime, hanno dato forma a un archivio di memorie materiali, di affetti e di abitudini.
Con la collaborazione delle studentesse del corso di Product Design dell’Accademia di Belle Arti di Lecce – quali Francesca Girardi, Chiara Lorusso, Sean Price – e della cultrice della materia dell’Accademia di Foggia, Cherrys Alabro, la mostra, visitabile fino al 26 ottobre 2025 nel Palazzo Ducale di Martano, raccoglie testimonianze provenienti da diverse parti del mondo: storie di chiavi, accendini, fotografie, oggetti insignificanti o dimenticati che, nel racconto, si rivelano carichi di significato. In effetti, ognuno di noi non può fare a meno di un oggetto, di qualcosa che abbia una reale utilità o che sia un ricordo affettivo o che sia, semplicemente, un portafortuna.
Dietro Oggettario c’è la mano e il pensiero di r+s Studio, il duo composto da Stefania Galante e Rosaria Copeta, entrambe designer e docenti d’accademia che hanno costruito la propria ricerca lontano dai riflettori delle metropoli, dentro la materia del Sud. Il loro lavoro si nutre di geografie e paesaggi, dove in risalto non vi è la celebrazione della forma ma la costruzione di un dialogo tra memoria, responsabilità e progetto.
Tutto ciò accade, per esempio, in Erbaria, rivestimento per interni che imprime nelle superfici la sagoma di piante in via d’estinzione, trasformando il design in archivio della biodiversità. O in Licheni, dove gli scarti lapidei vengono abitati dalla natura, che torna a crescere tra le crepe della pietra: un oggetto che non controlla, ma accoglie. In Prometeo, il legno bruciato secondo la tecnica giapponese dello Shou Sugi Ban diventa memoria di un fuoco addomesticato, un simbolo di custodia più che di distruzione. E in Vasa-bi, sistema di vasi ispirato all’idraulica tradizionale mediterranea, il design si piega a una funzione primaria, ovvero trattenere e restituire l’acqua, trasformando la cura in gesto progettuale.
Nel loro modo di progettare si riconosce la sapienza artigianale, un design che non pretende il controllo ma pratica la coabitazione tra umano e non umano e se il sistema appare spesso orientato alla serialità, r+s Studio sceglie la misura dell’intimità. I loro progetti non cercano la novità ma la continuità; non celebrano l’oggetto ma la relazione che esso stabilisce con chi lo vive. Il loro lavoro, silenzioso e coerente, disegna una geografia diversa del progetto italiano: una geografia colta, meridiana, fatta di pensiero e di pazienza.
In Oggettario questa poetica trova un nuovo, vecchio orizzonte. L’oggetto non è più solo materia da plasmare, ma testimone di vita. Come direbbe Baudrillard, ci sono cose che «Non servendo a niente, servono profondamente a qualcosa». E in effetti, ciò che emerge dal questionario è un lessico di emozioni che va dall’amore alla nostalgia, dall’orgoglio alla felicità e che restituisce agli oggetti la loro dimensione più umana. Ogni oggetto è un frammento biografico, un segno tangibile di presenza e di perdita, di continuità e di cura.
Raccogliendo queste e tante altre storie, nell’insieme Stefania Galante e Rosaria Copeta costruiscono un piccolo museo dell’ordinario: un atlante che si tiene lontano dall’idea di collezione e più vicino a quella di confessione. È un modo per dare dignità alla vita materiale, per rovesciare la prospettiva e guardare la realtà non dal punto di vista di chi progetta, ma da quello di chi vive.
In tutti i loro lavori il design si fa linguaggio etico: riflette sulla durata delle cose, sull’impatto della produzione, sulla possibilità di trasformare il gesto quotidiano in un atto poetico. Si parla di design, sì, ma anche di umanità. Più di ogni altra cosa, la loro storia racconta che non esistono oggetti inerti, ma solo altre storie in attesa di essere ascoltate. E ricorda, con la voce gentile del Sud, che dietro ogni cosa c’è sempre qualcuno che l’ha amata abbastanza da non potersene separare.
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