Categorie: Diritto

Conflitto di interessi, no grazie: la risposta del direttore della Fondazione Albers

Qualche settimana fa, scrivevamo come la Corte di Appello di Milano avesse ribaltato la sentenza di primo grado e ha assolto il gallerista Gabriele Seno dall’accusa di ricettazione, avanzata dalla Fondazione Albers per un’opera ritenuta falsa. L’opera contesa è un dipinto a olio su masonite di 40×40 centimetri, dal titolo “Study for Homage to the Square”, firmato sul retro e datato 1968. Il dipinto fa parte della collezione d’arte della famiglia Seno, acquistato nel 1986 dal fondatore della galleria di Milano, Paolo Seno, scomparso nel febbraio 2013. «Sono contento che finalmente giustizia sia stata fatta anche a tutela dell’onorabilità di mio padre Paolo Seno e della nostra galleria di famiglia da lui fondata oltre cinquant’anni fa. Il prossimo passo per me consisterà nel dimostrare l’autenticità del quadro in questione», così ci raccontava il gallerista. Ma la parola fine non è ancora arrivata e adesso, a dire la sua, è il direttore della Fondazione Albers, Nicholas Fox Weber.

Nicholas Fox Weber

«Lo scopo della Josef & Anni Albers Foundation, create dallo stesso Josef Albers nel 1971, è preservare l’eredità e l’opera degli artisti Josef e Anni Albers», esordisce il direttore della Fondazione, che ha sede nel Connecticut. «Come indicato nel suo statuto, l’unico obiettivo della Fondazione, che non ha scopo di lucro né persegue alcun profitto, è promuovere, coltivare, sviluppare e sostenere la rivelazione e l’evocazione di visioni attraverso l’espressione artistica», continua Fox Weber.

«La rivelazione e l’evocazione della visione attraverso l’arte di Josef Albers è possibile solo quando siamo in presenza di un’opera autentica. Queste sono le sole ragioni per le quali la Fondazione lotta per mantenere il mercato dell’arte libero dalle contraffazioni e agisce nelle sedi opportune quando è presente una contraffazione. La Fondazione non agisce né contro i mercanti d’arte, né contro le case d’asta o i collezionisti», specifica il direttore, facendo riferimento alla sentenza della Corte di Appello, nella quale si prefigurava la possibilità di un conflitto di interesse. «Nel caso di specie – si legge nella sentenza – il vaglio di attendibilità doveva essere ancora più penetrante, in considerazione del fatto che l’Archivio, che possiede il monopolio sul rilascio dei certificati di autenticità, risulta altresì proprietario di opere e, quindi, inevitabilmente portatore di interessi economici sul mercato, dovendosi ipotizzare anche un potenziale conflitto d’interesse. La Fondazione Albers, difatti, come risulta espressamente dal suo sito web istituzionale, si occupa anche di vendere al pubblico un limitato numero di opere attraverso i suoi rappresentanti autorizzati».

Secondo Fox Weber, la Fondazione «Non ha alcun interesse di recare danno alle persone, né alle proprietà private; il suo unico scopo è tutelare l’opera originale di Albers e, per perseguire questo obiettivo, quando un falso è scoperto, spesso denuncia la contraffazione agendo a carico di ignoti», prosegue il direttore, entrando nello specifico: «Nel caso del falso di proprietà del Sig. Seno, la Fondazione – assistita dagli avvocati Dario Jucker e Chiara Graffer – ha agito con le stesse modalità. Le successive investigazioni sono state effettuate dal Nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale».

«In primo luogo, la Fondazione non ha alcun conflitto di interessi quando un dipinto è sottoposto al suo esame. Questo argomento, che origina nel remoto caso di common law Andy Warhol Foundation vs Simon Whelan, successivamente citato in alcuni articoli di stampa e ripetitivamente menzionato quando si parla di fondazioni d’artista, non ha alcun rilievo nel caso della Fondazione Albers. La Fondazione Albers autentica numerosi dipinti ogni anno e ha solo un interesse scientifico nel determinare se un’opera è stata realizzata da Josef Albers».

«Il consulente tecnico della difesa non ha concluso che il dipinto è autentico, ma si è piuttosto concentrato sull’assenza dell’elemento soggettivo in capo al gallerista Gabriele Seno. È importante osservare che il consulente tecnico della difesa non è noto per avere esaminato alcun dipinto di Albers, né per avere pubblicato alcuna ricerca o studio. Nel pieno rispetto del principio giuridico per il quale non esiste un monopolio nell’autenticazione delle opere d’arte, è tuttavia incontestato che la Fondazione ha l’archivio dell’intera opera di Albers e che, grazie al lavoro fatto in 50 anni di attività, è la sola e unica affidabile fonte di autenticazione delle opere di Josef Albers. Questa reputazione e credibilità è ben radicata nel mercato dell’arte. Io ho passato molti anni a lavorare con Josef Albers e ho autenticato più di 2.000 opere originali dell’artista».

Infine, Fox Weber affronta un’altra questione sollevata dalla consulenza tecnica di Seno, nella quale si rimarcava come nel volume “Josef Albers”, pubblicato da l’Arca edizioni nel 1988 e realizzato da Getulio Alviani, artista e amico di Albers, veniva inserito il dipinto in questione, “Study for Homage to the Square”, con prefazione scritta dallo stesso Nicholas Fox Weber. Ma, secondo quanto dichiarato da Fox Weber, «La monografia “Josef Albers” curata da Getulio Alviani e pubblicata da Arca edizioni nel 1988, non è mai stata approvata dalla Albers Foundation, né da me.  Questo libro include un mio saggio che è stato scritto per un’altra pubblicazione e che è stato successivamente tradotto dall’inglese all’italiano. Io non sapevo nulla del contenuto del libro curato dal Sig. Alviani; ho visto il libro completo solo dopo la sua pubblicazione e, quando sono venuto a conoscenza che nello stesso vi erano alcune contraffazioni, ho provveduto ad allertare il mercato dell’arte avvertendo che la monografia non era autorizzata dalla Fondazione e che erano presenti alcuni falsi», conclude il direttore della Albers Foundation.

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Tag: cause falsi Fondazione Josef and Anni Albers Gabriele Seno Josef Albers Josef and Anni Albers Foundation Nicholas Fox Weber

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