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Cuoghi | Idili | Sale – Neovittoriani
Una nuova cultura, nel cinema, nella moda, nella letteratura come nell’arte. Trae ispirazione dall’epoca Vittoriana (1837-1901) ma si è contaminata, lungo il suo cammino, di diverse suggestioni. Non a caso sono definiti da Ivan Quaroni, in questa mostra, come Neovittoriani.
Comunicato stampa
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Victoriana
Di Ivan Quaroni
“I think Victorian fantasies are going to be the next big thing…”
(K.W. Jeter )
L’era vittoriana, coincidente con il regno della regina Vittoria (1837-1901) e segnata in buona parte dalla rivoluzione industriale e dall’espansionismo coloniale dell’impero britannico, è stata un’epoca caratterizzata da una forte polarità. Da una parte, infatti, si affermavano i valori positivi del progresso, dell’opulenza borghese e della morale puritana, dall’altra si accentuavano le disparità sociali, la miseria urbana e la corruzione politica. In letteratura la polarità si esprimeva sotto forma di contrasto e coesistenza tra le istanze naturaliste e positiviste e quelle tardo-romantiche e decadenti, con romanzieri del calibro di Charles Dickens, Emily e Charlotte Brontē, Thomas Hardy, Lewis Carroll, Rudyard Kipling, Oscar Wilde, Robert Louis Stevenson, Edward Bulwer Lytton, Wilkie Collins, Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe, H. G. Wells e Bram Stoker.
In un clima emotivo segnato dal conformismo e dalla filantropia, con una Regina che dalla morte dell’amato principe consorte Alberto di Sassonia veste gli abiti luttuosi fino alla fine dei suoi giorni, è singolare che la narrativa coeva si sbizzarrisca partorendo figure inquietanti come Varney il vampiro, Dracula, Dorian Gray, Dottor Jekyll e Mister Hyde e il meschino Ebenezer Scrooge .
Certo, il motivo del fascino che l’epoca vittoriana continua a esercitare nelle creazioni artistiche e letterarie odierne consiste in questa simultaneità di elementi antitetici, di passato e modernità, di razionalismo e orrore gotico, di luci e ombre, che dalla metà degli anni Ottanta hanno dato vita al genere Steampunk, nato da una costola del Cyberpunk. Si tratta di un tipo di letteratura che mescola ambientazione vittoriana ed elementi di science fiction, basandosi su ipotesi alternative di sviluppo tecnologico, come per esempio l’utilizzo dell’energia a vapore (Steam significa vapore) in luogo di quella elettrica. Film d’animazione come Il Castello errante di Howl di Hayao Miyazaki e Steamboy di Katsuhiro Otomo, nonché serie manga come Last Exile di Range Murata e blockbuster movie come Van Helsing di Stephen Somers e La Lega degli straordinari Gentlemen di Stephen Norrington (tratto dal celebre fumetto di Alan Moore) rientrano in questo genere, come pure i romanzi La notte dei Morlock di K. W. Jeter, Le porte di Anubis di Tim Powers e Perdido Street Station di China Mieville.
Parallelamente allo Steampunk, si sviluppa un altro genere letterario, il cosiddetto Gaslight Romance, che utilizza celebri personaggi vittoriani per storie inedite come Anno Dracula di Kim Newman, che ipotizza una società vittoriana alternativa, dove il principe consorte è nientemeno che il diabolico protagonista del romanzo di Bram Stoker, oppure Oscar Wilde e i delitti a lume di candela di Brandreth Gyles, dove il celebre scrittore, aiutato addirittura da Arthur Conan Doyle, è impegnato a risolvere un misterioso omicidio. In generale, si assiste ad un momento di grande fortuna della letteratura d’ambientazione vittoriana, come dimostrano i successi planetari Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber, Jonathan Starne & il signor Borrelli di Susanna Clarke e Che fine ha fatto Mister Y di Scarlett Thomas .
L’influenza della cultura vittoriana sulla società contemporanea è dimostrata anche dalla recente rinascita del romanzo gotico, con scrittrici come le americane Libba Bray e Coleen Gleason , le cui storie fantastiche si svolgono nella cornice della high society londinese dell’epoca, ma anche dalla fortuna di pellicole cinematografiche come Sweeny Todd e Il mistero di Sleepy Hollow di Tim Burton, Lemony Snicket, una serie di sfortunati eventi di Brad Silberling e La vera storia di Jack lo Squartatore di Albert e Allen Hughes (anch’esso tratto da un fumetto di Alan Moore, proditoriamente intitolato From Hell).
Nel decennio in corso l’influenza di suggestioni neovittoriane si è fatta sentire anche nell’ambito della moda e dell’abbigliamento. Sono tornati in voga corsetti, bustini, crinoline, mantelline, camice a sbuffo e stivaletti con lacci. Oltre a grandi griffe come Vuitton, Ferré e Prada, che in passato hanno proposto capi d’abbigliamento ispirati all’epoca di Wilde e Dickens, lo stile neovittoriano si è diffuso nell’ambito di subculture urbane come quella dei Goth o delle Lolite giapponesi. Come scrive Nancy Kilpatrick “Il carattere vittoriano è lo standard al quale aspirano molti goth. Lunghi vestiti in velluto e satin, adornati con merletti e ricami all’uncinetto. Sono vestiti che arrivano fino ai piedi, con orli e ampie maniche che toccano il pavimento…” . L’origine del Lolita Fashion è, invece, ispirato all’abbigliamento infantile di epoca Vittoriana, ma con l’aggiunta di particolari desunti dall’underground gotico. In ogni caso, il fenomeno delle Lolita presenta un’infinità di variazioni tematiche, che vanno dal look vampiresco a quello tradizionale giapponese, da quello scolastico-marinaresco a quello più riccamente rococò.
Considerando l’estensione delle suggestioni vittoriane nella cultura contemporanea, si sarebbe tentati di parlare dell’esistenza di un vero e proprio movimento estetico, che influenza non solo la moda, la letteratura, le arti, ma anche il comportamento e il gusto. Di fatto anche in pittura è lecito decrittare i segni di una tale influenza. Nella subcultura della Lowbrow Art (ma possiamo ancora chiamarla subcultura?), molti artisti tentano di ricreare atmosfere di stampo vittoriano. Ne sono un chiaro esempio i dipinti di Mark Ryden, Marion Peck, Travis Louie, Alex Gross, Ana Bagayan, Amy Sol, Audrey Kawasaky e nelle sculture gotiche di Elizabeth McGrath, solo per citarne alcuni, i quali trasfigurano, ciascuno a proprio modo, il linguaggio dell’illustrazione per l’infanzia, sviluppatosi proprio sotto il regno della Regina Vittoria, dando vita ad una sorta di nuovo e inquietante surrealismo, che mescola bellezza e mostruosità, fantasia e orrore. Anche nell’ambito della figurazione New Folk si trovano suggestioni vittoriane o più generalmente ottocentesche. Basti guardare i disegni visionari di Amy Cutler, i bizzarri acquarelli di Marcel Dzama o le romantiche carte di Kerstin Kartscher .
Nella giovane pittura contemporanea italiana, allusioni ad atmosfere e ambientazioni vagamente vittoriane sono disseminate un po’ ovunque, in alcuni dipinti di Gabriele Arruzzo, nelle carte e negli abbecedari di Umberto Chiodi, nelle tele di Paola Sala, di Danilo Buccella, Carla Bedini e del duo Anonymous Art, nei disegni di Elena Rapa, Shanti, Signora K e di molti altri ancora. Un attitudine più nostalgica si avverte, tuttavia, nelle opere di Vanni Cuoghi, Giuliano Sale e Silvia Idili, che qui vengono presentate come sintomatiche di tre diversi aspetti di questo “vittorianesimo di ritorno”.
Con i suoi piccoli e fulminei dipinti, Vanni Cuoghi incarna l’aspetto ironico, irriverente, ma anche fantastico, della cultura vittoriana, quello che si può far risalire alle vignette di Punch, la rivista di satira a cui collaborarono artisti come Richard Doyle (illustratore dei libri natalizi di Dickens), John Tenniel (illustratore di Alice nel Paese delle Meraviglie) e E. H. Shepard (disegnatore di Winnie The Pooh). A questo genere, sospeso tra il burlesco e il surreale appartiene il dipinto intitolato Di poche parole, dove un gentiluomo e una gentildonna sono sorpresi nell’atto di eseguire una bizzarra, quanto divertente, perquisizione reciproca. Gli altri due lavori di Cuoghi, Vespertina e Meta fisica, possono essere ascritti al genere vittoriano dei Fairy Paintings, dipinti e illustrazioni di gran voga nell’Inghilterra tardo ottocentesca, che raffiguravano esseri magici come fate, elfi, sirene e mondi meravigliosi e incantati. Così, se Vespertina rappresenta una sorta di immaginifica trascrizione moderna della donna vittoriana, austera e pudica come la regina Vittoria, con le sue perenni granaglie vedovili, ma allo stesso tempo fragile e delicata come una farfalla, Meta fisica è l’incarnazione dell’ideale femminile dei decadenti, un misto di pudicizia e perversione, con un tocco di raccapricciante deformazione anatomica da freak show.
Una versione distorta e malsana della pallida Bellezza preraffaellita è quella rappresentata da Giuliano Sale, le cui vergini, placidamente collocate sullo sfondo di paesaggi arcadici d’invenzione, sotto cieli perennemente plumbei, ricordano i fenomeni da baraccone dei side show ottocenteschi. Si tratti di gemelle siamesi o d’inquietanti adolescenti, di pallide silfidi o di languide fanciulle, quelle di Sale sono figure anemiche e scheletriche, che paiono uscite dalle pagine di un romanzo gotico o di un racconto dell’orrore di Edgar Allan Poe. Infatti, mentre Stupid Issue e Picnic ad Hanging Rock sono, rispettivamente, un tributo all’anatomia da Circo Barnum e un omaggio partecipe alle inquietudini adolescenziali dell’omonima pellicola di Peter Weir (ma, forse ancor di più, del film Il Giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola), le opere Landscape blossoming e (Don’t fear) The Reaper rappresentano il malsano frutto generato dall’influsso della pittura vittoriana di genere, un diabolico pervertimento dello spirito romanzesco e lezioso di Rossetti, Millais e Waterhouse.
La ricerca di Silvia Idili prende le mosse, forse anche inconsciamente, da un immaginario infantile e fantastico che nasce proprio nell’epoca vittoriana. È, infatti, in quel periodo che si sviluppa il genere dei libri per bambini. Basti pensare ai racconti illustrati di Peter Coniglio di Beatrix Potter, dove animali umanizzati diventano protagonisti di vicende dagli edificanti contenuti morali, oppure ai Christmas Treasury, raffigurazioni, tipicamente vittoriane, del periodo natalizio che avevano un intento pedagogico. Silvia Idili si discosta decisamente dal conformismo moralista delle illustrazioni vittoriane, scegliendo di utilizzare spunti e suggestioni di quel tipo d’iconografia per raccontare inquietudini e turbamenti che appartengono alla contemporaneità. Il procedimento di Silvia Idili è opposto a quello di Beatrix Potter, poiché invece di umanizzare gli animali, l’artista rende bestiali gli uomini. Infatti, i volti che appaiono nel polittico posseggono orecchie ferine, proprio come i collodiani Pinocchio e Lucignolo nel Paese dei Balocchi. Idili preferisce all’intento didascalico di vittoriana memoria, l’approccio critico della contemporaneità. Sembra quasi che l’artista voglia denunciare la natura brutale delle sue bambine, inguainate in deliziosi, quanto impeccabili, abitini ottocenteschi, ma sfigurate da una pletora di mutazioni ibride e diabolici zoomorfismi.
Di Ivan Quaroni
“I think Victorian fantasies are going to be the next big thing…”
(K.W. Jeter )
L’era vittoriana, coincidente con il regno della regina Vittoria (1837-1901) e segnata in buona parte dalla rivoluzione industriale e dall’espansionismo coloniale dell’impero britannico, è stata un’epoca caratterizzata da una forte polarità. Da una parte, infatti, si affermavano i valori positivi del progresso, dell’opulenza borghese e della morale puritana, dall’altra si accentuavano le disparità sociali, la miseria urbana e la corruzione politica. In letteratura la polarità si esprimeva sotto forma di contrasto e coesistenza tra le istanze naturaliste e positiviste e quelle tardo-romantiche e decadenti, con romanzieri del calibro di Charles Dickens, Emily e Charlotte Brontē, Thomas Hardy, Lewis Carroll, Rudyard Kipling, Oscar Wilde, Robert Louis Stevenson, Edward Bulwer Lytton, Wilkie Collins, Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe, H. G. Wells e Bram Stoker.
In un clima emotivo segnato dal conformismo e dalla filantropia, con una Regina che dalla morte dell’amato principe consorte Alberto di Sassonia veste gli abiti luttuosi fino alla fine dei suoi giorni, è singolare che la narrativa coeva si sbizzarrisca partorendo figure inquietanti come Varney il vampiro, Dracula, Dorian Gray, Dottor Jekyll e Mister Hyde e il meschino Ebenezer Scrooge .
Certo, il motivo del fascino che l’epoca vittoriana continua a esercitare nelle creazioni artistiche e letterarie odierne consiste in questa simultaneità di elementi antitetici, di passato e modernità, di razionalismo e orrore gotico, di luci e ombre, che dalla metà degli anni Ottanta hanno dato vita al genere Steampunk, nato da una costola del Cyberpunk. Si tratta di un tipo di letteratura che mescola ambientazione vittoriana ed elementi di science fiction, basandosi su ipotesi alternative di sviluppo tecnologico, come per esempio l’utilizzo dell’energia a vapore (Steam significa vapore) in luogo di quella elettrica. Film d’animazione come Il Castello errante di Howl di Hayao Miyazaki e Steamboy di Katsuhiro Otomo, nonché serie manga come Last Exile di Range Murata e blockbuster movie come Van Helsing di Stephen Somers e La Lega degli straordinari Gentlemen di Stephen Norrington (tratto dal celebre fumetto di Alan Moore) rientrano in questo genere, come pure i romanzi La notte dei Morlock di K. W. Jeter, Le porte di Anubis di Tim Powers e Perdido Street Station di China Mieville.
Parallelamente allo Steampunk, si sviluppa un altro genere letterario, il cosiddetto Gaslight Romance, che utilizza celebri personaggi vittoriani per storie inedite come Anno Dracula di Kim Newman, che ipotizza una società vittoriana alternativa, dove il principe consorte è nientemeno che il diabolico protagonista del romanzo di Bram Stoker, oppure Oscar Wilde e i delitti a lume di candela di Brandreth Gyles, dove il celebre scrittore, aiutato addirittura da Arthur Conan Doyle, è impegnato a risolvere un misterioso omicidio. In generale, si assiste ad un momento di grande fortuna della letteratura d’ambientazione vittoriana, come dimostrano i successi planetari Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber, Jonathan Starne & il signor Borrelli di Susanna Clarke e Che fine ha fatto Mister Y di Scarlett Thomas .
L’influenza della cultura vittoriana sulla società contemporanea è dimostrata anche dalla recente rinascita del romanzo gotico, con scrittrici come le americane Libba Bray e Coleen Gleason , le cui storie fantastiche si svolgono nella cornice della high society londinese dell’epoca, ma anche dalla fortuna di pellicole cinematografiche come Sweeny Todd e Il mistero di Sleepy Hollow di Tim Burton, Lemony Snicket, una serie di sfortunati eventi di Brad Silberling e La vera storia di Jack lo Squartatore di Albert e Allen Hughes (anch’esso tratto da un fumetto di Alan Moore, proditoriamente intitolato From Hell).
Nel decennio in corso l’influenza di suggestioni neovittoriane si è fatta sentire anche nell’ambito della moda e dell’abbigliamento. Sono tornati in voga corsetti, bustini, crinoline, mantelline, camice a sbuffo e stivaletti con lacci. Oltre a grandi griffe come Vuitton, Ferré e Prada, che in passato hanno proposto capi d’abbigliamento ispirati all’epoca di Wilde e Dickens, lo stile neovittoriano si è diffuso nell’ambito di subculture urbane come quella dei Goth o delle Lolite giapponesi. Come scrive Nancy Kilpatrick “Il carattere vittoriano è lo standard al quale aspirano molti goth. Lunghi vestiti in velluto e satin, adornati con merletti e ricami all’uncinetto. Sono vestiti che arrivano fino ai piedi, con orli e ampie maniche che toccano il pavimento…” . L’origine del Lolita Fashion è, invece, ispirato all’abbigliamento infantile di epoca Vittoriana, ma con l’aggiunta di particolari desunti dall’underground gotico. In ogni caso, il fenomeno delle Lolita presenta un’infinità di variazioni tematiche, che vanno dal look vampiresco a quello tradizionale giapponese, da quello scolastico-marinaresco a quello più riccamente rococò.
Considerando l’estensione delle suggestioni vittoriane nella cultura contemporanea, si sarebbe tentati di parlare dell’esistenza di un vero e proprio movimento estetico, che influenza non solo la moda, la letteratura, le arti, ma anche il comportamento e il gusto. Di fatto anche in pittura è lecito decrittare i segni di una tale influenza. Nella subcultura della Lowbrow Art (ma possiamo ancora chiamarla subcultura?), molti artisti tentano di ricreare atmosfere di stampo vittoriano. Ne sono un chiaro esempio i dipinti di Mark Ryden, Marion Peck, Travis Louie, Alex Gross, Ana Bagayan, Amy Sol, Audrey Kawasaky e nelle sculture gotiche di Elizabeth McGrath, solo per citarne alcuni, i quali trasfigurano, ciascuno a proprio modo, il linguaggio dell’illustrazione per l’infanzia, sviluppatosi proprio sotto il regno della Regina Vittoria, dando vita ad una sorta di nuovo e inquietante surrealismo, che mescola bellezza e mostruosità, fantasia e orrore. Anche nell’ambito della figurazione New Folk si trovano suggestioni vittoriane o più generalmente ottocentesche. Basti guardare i disegni visionari di Amy Cutler, i bizzarri acquarelli di Marcel Dzama o le romantiche carte di Kerstin Kartscher .
Nella giovane pittura contemporanea italiana, allusioni ad atmosfere e ambientazioni vagamente vittoriane sono disseminate un po’ ovunque, in alcuni dipinti di Gabriele Arruzzo, nelle carte e negli abbecedari di Umberto Chiodi, nelle tele di Paola Sala, di Danilo Buccella, Carla Bedini e del duo Anonymous Art, nei disegni di Elena Rapa, Shanti, Signora K e di molti altri ancora. Un attitudine più nostalgica si avverte, tuttavia, nelle opere di Vanni Cuoghi, Giuliano Sale e Silvia Idili, che qui vengono presentate come sintomatiche di tre diversi aspetti di questo “vittorianesimo di ritorno”.
Con i suoi piccoli e fulminei dipinti, Vanni Cuoghi incarna l’aspetto ironico, irriverente, ma anche fantastico, della cultura vittoriana, quello che si può far risalire alle vignette di Punch, la rivista di satira a cui collaborarono artisti come Richard Doyle (illustratore dei libri natalizi di Dickens), John Tenniel (illustratore di Alice nel Paese delle Meraviglie) e E. H. Shepard (disegnatore di Winnie The Pooh). A questo genere, sospeso tra il burlesco e il surreale appartiene il dipinto intitolato Di poche parole, dove un gentiluomo e una gentildonna sono sorpresi nell’atto di eseguire una bizzarra, quanto divertente, perquisizione reciproca. Gli altri due lavori di Cuoghi, Vespertina e Meta fisica, possono essere ascritti al genere vittoriano dei Fairy Paintings, dipinti e illustrazioni di gran voga nell’Inghilterra tardo ottocentesca, che raffiguravano esseri magici come fate, elfi, sirene e mondi meravigliosi e incantati. Così, se Vespertina rappresenta una sorta di immaginifica trascrizione moderna della donna vittoriana, austera e pudica come la regina Vittoria, con le sue perenni granaglie vedovili, ma allo stesso tempo fragile e delicata come una farfalla, Meta fisica è l’incarnazione dell’ideale femminile dei decadenti, un misto di pudicizia e perversione, con un tocco di raccapricciante deformazione anatomica da freak show.
Una versione distorta e malsana della pallida Bellezza preraffaellita è quella rappresentata da Giuliano Sale, le cui vergini, placidamente collocate sullo sfondo di paesaggi arcadici d’invenzione, sotto cieli perennemente plumbei, ricordano i fenomeni da baraccone dei side show ottocenteschi. Si tratti di gemelle siamesi o d’inquietanti adolescenti, di pallide silfidi o di languide fanciulle, quelle di Sale sono figure anemiche e scheletriche, che paiono uscite dalle pagine di un romanzo gotico o di un racconto dell’orrore di Edgar Allan Poe. Infatti, mentre Stupid Issue e Picnic ad Hanging Rock sono, rispettivamente, un tributo all’anatomia da Circo Barnum e un omaggio partecipe alle inquietudini adolescenziali dell’omonima pellicola di Peter Weir (ma, forse ancor di più, del film Il Giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola), le opere Landscape blossoming e (Don’t fear) The Reaper rappresentano il malsano frutto generato dall’influsso della pittura vittoriana di genere, un diabolico pervertimento dello spirito romanzesco e lezioso di Rossetti, Millais e Waterhouse.
La ricerca di Silvia Idili prende le mosse, forse anche inconsciamente, da un immaginario infantile e fantastico che nasce proprio nell’epoca vittoriana. È, infatti, in quel periodo che si sviluppa il genere dei libri per bambini. Basti pensare ai racconti illustrati di Peter Coniglio di Beatrix Potter, dove animali umanizzati diventano protagonisti di vicende dagli edificanti contenuti morali, oppure ai Christmas Treasury, raffigurazioni, tipicamente vittoriane, del periodo natalizio che avevano un intento pedagogico. Silvia Idili si discosta decisamente dal conformismo moralista delle illustrazioni vittoriane, scegliendo di utilizzare spunti e suggestioni di quel tipo d’iconografia per raccontare inquietudini e turbamenti che appartengono alla contemporaneità. Il procedimento di Silvia Idili è opposto a quello di Beatrix Potter, poiché invece di umanizzare gli animali, l’artista rende bestiali gli uomini. Infatti, i volti che appaiono nel polittico posseggono orecchie ferine, proprio come i collodiani Pinocchio e Lucignolo nel Paese dei Balocchi. Idili preferisce all’intento didascalico di vittoriana memoria, l’approccio critico della contemporaneità. Sembra quasi che l’artista voglia denunciare la natura brutale delle sue bambine, inguainate in deliziosi, quanto impeccabili, abitini ottocenteschi, ma sfigurate da una pletora di mutazioni ibride e diabolici zoomorfismi.
26
giugno 2009
Cuoghi | Idili | Sale – Neovittoriani
Dal 26 giugno al 31 luglio 2009
arte contemporanea
Location
RIVAARTECONTEMPORANEA
Lecce, Via Umberto I, 32, (Lecce)
Lecce, Via Umberto I, 32, (Lecce)
Orario di apertura
da lunedi a sabato ore 10-13 18-21
Vernissage
26 Giugno 2009, ore 20,00
Autore
Curatore




