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Daniele Veronesi – Eva
Una scultura in Veronesi si appropria della forma incui risiede e diventa parte del reale con l’idea di suggerirle proprio attuabilità emotive inattese
Comunicato stampa
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Le forme dal mondo delle cose alla sostanza delle idee.Non stupisce mai la forte presa che ogni scultura ha su chi la osserva: la sua presenza,oltre ogni insindacabile giudizio estetico o di merito relativo al contenuto, diventa sempreaccattivante e richiama a sé ogni attenzione. Le sculture si manifestano nello spaziosempre con la loro sovrabbondante fisicità – quand’anche fossero minimali interventi – dimateria aggregata in uno spazio che si è reso, più di ogni altra opera d’arte, tangibile. Lascultura c’è. Avviene nel reale esistere delle cose che ci circondano. Non è manifestazioneintuibile di un pensiero – o non lo è solo – perché riesce sempre a trovare una forzaparticolare per presentarsi come assolutamente vera al cospetto di qualsiasi visione. Lascultura c’è. Per davvero.Capitano, allora, le sculture non solo quali manifestazioni intellettuali legate al sensibilenarrare di un’artista, ma anche come naturali presenze nel contesto circostante, sorgentida una materia plasmata da quelle stesse suggestioni. Le sculture così parlano diqualcosa di molto più sostanziale di ogni ipotesi formulata e proposta con qualsiasi altrooggetto d’arte. Assorbiamo – ed assecondiamo – il loro intervento, come effettivo e legatoad un’esperienza sentita più vicina. Si ancorano nella nostra sensibilità più diretta,ribollendo nella sostanza da cui sono plasmate.Se le sculture si applicano al mondo per il loro esserci realmente, non meno disgiunte daquesto sono quelle forme che ne derivano: ogni corpo che si fa scultura desume, nellamaggior parte dei casi, il suo esistere da un alter ego ad esso corrispondente che, celato omanifesto, deriva o dal visibile o dall’invisibile intuire e percepire. Le visioni – poco importase di figurazione o di astrazione – si traducono da ciò che sopraggiunge sempre al-dalmondo delle cose. Siano accadimenti o sentimenti, fatti o suggestioni. Quello cheun’artista, uno scultore, plasma è una strutturazione-destrutturazione di materia chediviene continuamente altro e dà voce ad apparenze latenti nella nostra dimensione.Daniele Veronesi non si allontana da questo fare del lavoro scultoreo: alimenta la suaricerca, lenta e misurata nel prodursi, con grande energia dal segno del reale. Segno chene diviene senso assoluto. A tal punto assoluto da esserne poi superamento esconfinamento.Il primo aspetto da valutare, nella procedura che porta a quella serie di eventi chegenerano le sue sculture, è certamente il saper osservare: attraverso una visione attenta,che si riempie di disincantato fascino, Daniele Veronesi focalizza quegli aspetti-osservazioni che potranno essere poi sviluppati nel vivo corpo delle sue sculture.Generalmente sono due le modalità pertinenti alla visione di ciascuno: vedere è al contempo tanto l’attingere dal fuori quanto il cercare-guardarsi dentro. Una è vocazioneproiettata sull’altro mentre l’altra diviene concentrazione su valori più intimistici eintrospettivi. Per Daniele Veronesi resta vera questa postulazione ma si aggiunge la terzavia che fonde e riassume le due precedenti. Vero e proprio visionario della forma, si lasciaconquistare inizialmente da quei contorni che circoscrivono le cose nella materia reale. Viscova, imperscrutabile nei pensieri, le evidenze più impensate nelle quali, quasifortuitamente, ci si può imbattere nel nostro guardarci attorno quotidiano. Ci sono oggetti estrutture nelle sue opere che immediatamente ci portano ad immagini consolidate nelricordo, ma che diventano dubbi che necessitano approfondimenti e chiarimenti urgenti.La riconoscibilità di queste visioni diventa quindi un ricordo lontanamente evocativo el’artista impegna una poetica esemplare e sintetica nel produrle come immagini nuove.Ecco allora che, in un secondo momento, l’incedere di quella rielaborazione gli – e ci – fari-congetturare ciò che ha visto e il suo trascorso. Il fluire di questo assorbimentodell’indagine cognitiva sul tangibile diventa una prassi fortemente strutturata che, dopo lavisione e la sua riformulazione concettuale, lo conduce, attraverso i territori dellasperimentazione, direttamente al valore del segno impresso sulla sostanza. La conquistapassivamente ricevuta, diventa una possessione attivamente agita e – con la fasespeculativa e imprescindibile del disegno che ne è prodromo inscindibile – si esplica inuna grammatica con la quale dipanare le emozioni ricavate dalla forma e trasmigrate nelcorpo delle sculture.Diventa però importante, se non fondamentale, chiarire subito quanto l’apprezzamentodella sua ricerca si spinga ben oltre all’attribuzione immediata di quel senso, diretto orielaborato, di ciò che si vede. Se ci appare qualcosa esattamente così come è nellanostra pregressa esperienza, non significa affatto che quella cosa permanga fedeleproprio al suo essere ciò che è o che si pensa. Anzi il primo intervento che diparte dall’artedi Daniele Veronesi, rispetto alla sua azione, è quello che fa allontanare proprio il sensochiuso di ciò che è e che si prefigura come presenza scultorea, altrimenti limitatonell’univocità del suo stesso apparire. Sia nelle forme geometrico-astratte della ricercapassata, sia nelle forme organiche – effettivamente biologiche – delle ultimesperimentazioni si ravvisano le sue capacità che agiscono ed insistono su significazioni eassociazioni che, attribuite all’oggetto-forma, ne valichino la natura stessa. In questo ilmedium esatto e finale della materia della scultura è parte organica di tale intuizione epresupposto. Con la materia Veronesi rende assolute le cose; vince lo squilibrio dato dalladifferenziazione emotiva che si lega ai materiali, trasborda l’associazione di ciò che èriconoscibile, annulla l’esperienza che pareva essere la certezza di chi osserva e non solo. Solo ora le sue opere sono nitide focalizzazioni che consegnano una grammatica, benché non esattamente semplice all’intuizione e all’applicazione, con cui ridefinire il visibile e ilpercepibile. Questo è codice comunicativo dei suoi valori che lo rendono scultore cheinterviene su corpi-figure vivi.Il suo prestare attenzione alle sagome, che confinano in qualche modo le esperienze, ealla loro resa descrittiva, si applica per far corrispondere uno studio calibrato nel farletracimare dal contesto in cui naturalmente si trovano, o vengono in altro tempo collocate,per sondare territori esplorativi nuovi. Una scultura in Veronesi si appropria della forma incui risiede e diventa parte del reale con l’idea di suggerirle proprio attuabilità emotiveinattese. Non necessariamente attribuibili alla cifra stilistica del suo autore ma ad universidi valore ancora tutti da verificare e capire.Veronesi diventa così abilissimo ascoltatore dell’eco quasi insostenibile delle istanze delnon detto ma che può divenire dicibile. I messaggi subliminali che si effondono dalle suesculture sono un morbido e flessuoso racconto innestato e guidato sulla materia scultoreache prima di affermare il reale pare ora dar corpo forte all’invisibile. Quello con cui si devefare conto è l’immobile dinamismo poetico in cui si calano i suoi lavori. Sono compiuti,sintetici, organici in questa lettura del non immediatamente detto.Se si è asserito che le sculture fanno parte del nostro mondo, e per questo le si qualificanocome presenze più vicine a noi, con le opere di Daniele Veronesi si acquista un valore inpiù. Ogni cosa prende distanza dal suo sé e si proietta fuori, va ancora oltre. Aldilà diqualsiasi riconoscibile formulazione per avventurarsi nell’universo delle idee, dei pensieri edelle suggestioni. Il segno materiale della scultura moltiplica organismi dall’identitàassolutamente nuova. Si rendono determinati e finali nell’essere quantità di materia nonpiù di ciò che solo rappresentano ma di ciò che emotivamente suggeriscono. Strette inun’aura soffusamente percepibile che le ammanta tutte attorno.Non abbiamo mai abbastanza cuore e mente per guardarci e ascoltarci dentro, non restache tentare di maturare la bellezza nella forma. Fuori da noi. Una forma che DanieleVeronesi sapientemente lascia divampare libera e semplice e con cui fa ultimare quantoresta di quelle immagini. Immagini che, nel nostro incontro, riescono a superare i confinidella materia che le costituisce e si perdono leggere nell’invisibile che ad esse sta attorno. Un’invisibile spazio per la viva voce delle idee. Quell’invisibile luogo di assoluta poesia.
Matteo Galbiati
Matteo Galbiati
19
giugno 2008
Daniele Veronesi – Eva
Dal 19 giugno al 05 settembre 2008
Location
DIECI.DUE!
Milano, Via Volvinio, 30, (Milano)
Milano, Via Volvinio, 30, (Milano)
Orario di apertura
da martedì a venerdì dalle 15,30 alle 19, agosto chiuso
Vernissage
19 Giugno 2008, dalle 18 alle 21
Autore
Curatore



