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Johanna Grawunder / Rob Pruitt – Davos dilemma
Davos Dilemma è una mostra che metterà a confronto, in un dialogo serrato su temi scottanti quali la funzione dell’arte nell’economia globale e il rapporto controverso tra arte e design, il lavoro della design californiana Johanna Grawunder e quello dell’artista newyorkese Rob Pruit
Comunicato stampa
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Davos Dilemma è una mostra che metterà a confronto, in un dialogo serrato su temi scottanti quali la funzione dell’arte nell’economia globale e il rapporto controverso tra arte e design, il lavoro della design californiana Johanna Grawunder e quello dell’artista newyorkese Rob Pruit.
Verranno presentati un’installazione e una performance appositamente realizzati per la Galleria dell’American Academy of Rome. Il titolo della mostra si riferisce esplicitamente all’idea emersa durante l’ultimo vertice economico mondiale di Davos.
Qual’è il dilemma di Davos? Si è sempre ritenuto che per una crescita costante dell’economia globale, dovesse esserci un clima di stabilità, ma questo sembra non corrispondere più alla realtà. Guerre, conflitti sociali, instabilità politica, al contrario, agirebbero positivamente sull’economia, rilanciando i consumi, ma creando scenari caratterizzati da contrasti sociali e forti contraddizioni. Proprio questo divario sarà il luogo d’incontro della materia grezza usata da Johanna Grawunder e dell’arte concettualmente ironica di Rob Pruit.
**
Il Direttore dell’American Academy in Rome Prof.ssa Carmela Vircillo Franklin, ha il piacere di presentare la mostra: Johanna Grawunder e Rob Pruitt, Davos Dilemma a cura di Marcello Smarrelli, che inaugurerà negli spazi della galleria il 15 aprile 2008 dalle ore 18 alle ore 21.
La mostra nasce dall’invito che il curatore ha rivolto all’architetto e designer californiana Johanna Grawunder e all’artista newyorkese Rob Pruitt e si collega idealmente ad un precedente ciclo (in collaborazione con la Galleria Roberto Giustini di Roma), sempre ideato e curato da Marcello Smarrelli, in cui agli architetti, designer e artisti invitati veniva chiesto di produrre un inedito oggetto d’uso e di inventarne la funzione o il bisogno che questo sarebbe andato a soddisfare, un oggetto che fosse investito di particolari proprietà dal suo statuto “speciale” di opera d’arte o di design, da introdurre nella realtà quotidiana già satura di segni.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una proliferazione di forme e di oggetti la cui origine non può più essere ricondotta agli ideali originari del Bauhaus e del modernismo, ma nemmeno a quelli che gli si ponevano in modo antagonista o critico. Quale risposta può venire da quegli artisti che, sostenuti dalla consapevolezza dello scenario in cui operano, si interrogano sulle ragioni connesse all’ideazione e alla progettazione di nuove forme?
Nell’attuale contesto sociale in cui, seguendo una logica funzionale alla sopravvivenza del sistema, vengono continuamente creati nuovi oggetti del desiderio, feticci sofisticati che assolvono a bisogni (veri o falsi) sempre più difficili da individuare e da definire, cosa può significare confrontarsi con l’ideazione di un oggetto?
Questa mostra, che si pone come ulteriore domanda nel processo mai definitivo volto a stabilire un eventuale confine tra arte, architettura e design, è soprattutto il luogo ideale di un dialogo reale tra le opere dell’artista Rob Pruitt e gli oggetti di design ideati da Johanna Grawunder.
Ma cos’è il dilemma di Davos a cui si riferisce il titolo della mostra? Si è sempre ritenuto che per una crescita costante dell’economia globale dovesse esserci un clima di stabilità ma, da quanto emerso nell’utlimo vertice economico internazionale tenutosi a Davos, questo non sembra più corrispondere alla realtà. Guerre, conflitti sociali, instabilità politica, al contrario, agirebbero positivamente sull’economia, rilanciando i consumi. Il Guns-to-Caviar Index, un particolare indicatore economico messo a punto negli USA, ha evidenziato che negli ultimi 17 anni la vendita degli aerei da guerra (guns) è cresciuta proporzionalmente - invertendo una tendenza storica - alla vendita di costosissimi jet da turismo (caviar). In termini generali ciò significa che l’aumento della spesa per gli armamenti fa crescere la vendita dei prodotti di lusso, trasformando la minaccia dell’instabilità in un’opportunità per la crescita mondiale della ricchezza.
Il dilemma di Davos è soprattutto la metafora di un divario, di quelle profonde contraddizioni che caratterizzano i nuovi scenari economici e politici globali. La messa in scena di queste contraddizioni diventa il luogo di incontro dell’arte irriverente e concettualmente ironica di Rob Pruitt e del segno potente generato dagli oggetti disegnati da Johanna Grawunder.
Questi comprendono una nuova serie di lampade, tavoli, panche, mobili prodotti in edizione limitata. Realizzati con materie prime talvolta anche grezze, ma durevoli e destinati a sfidare il tempo, questi oggetti contrariamente all’essenzialità estetica della materia, presentano un livello di finitura altissimo, impeccabile. Lontani da un’idea di design usa e getta, appartengono piuttosto a quel genere di articoli che potremmo definire “di lusso”. Acciaio, alluminio, specchio e perspex, sono utilizzati in lastre ridotte al massimo della loro sottigliezza, senza che questo faccia perdere resistenza. Si possono così ottenere misure inusuali, quasi gigantesche per dei complementi di arredo, ma con un basso impatto ambientale.
Nello spazio espositivo fortemente caratterizzato dalla luce e dalla monumentalità di questi oggetti si inserirà Rob Pruitt con una serie di nuove sculture che combinano una tendenza minimalista ad un design domestico, da bricoler, opposto all’idea di finitezza e durevolezza proclamato dal design di Johanna Grawunder.
L’idea di Roma, che è all’origine della nascita della civiltà occidentale, viene ripresa dall’artista e utilizzata come metafora dei concetti di caducità e di vanitas profondamente legati ai fatti recenti della sua storia personale, distillata per diventare storia comune dell’umanità. In una scultura, che si ispira al piatto della Seder usato nel rituale ebraico della Pesach, del passaggio, verranno presentati, usando tavole di compensato, dei biscotti al cioccolato appena sfornati, fatti dall’artista con una ricetta tramandata da suo nonno. In un’altra scultura le ceneri del padre saranno contenute ed esposte in un’urna da lui realizzata, mentre in "The Suicide Note" un piedistallo vuoto, pensato per alloggiare una figura sdraiata, sosterrà un’urna simile a quelle del gioco del lotto.
Johanna Grawunder è nata nel 1961 a San Diego, California.
È designer e architetto,vive a Milano e a San Francisco.
Il suo lavoro è molto vario per tipologia di progetti e dimensioni, spaziando dall’architettura, alla progettazione di interni, alla realizzazione di mobili, lampade e oggetti in edizione limitata per varie gallerie in Europa e negli Stati Uniti. Collabora inoltre alla produzione con importanti società quali Flos, Boffi, B&B e Salviati
Laureata in architettura nel 1984 alla California Politecnic State University a San Luis Obispo , ha completato gli studi a Firenze e nel 1985 si è trasferita a Milano.
Ha lavorato con Sottsass Associati dal 1985 al 2001, divenendo partner (con Ettore Sottsass e altri) nel 1989. Nello studio di Sottsass a inizialmente lavorato nella sezione architettura e interni, co-firmando con Ettore Sottsass molti dei più prestigiosi progetti realizzati.
Nel 2001 ha lasciato la Sottsass Associati e ha aperto uno studio a San Francisco e a Milano.
Rob Pruitt è nato nel 1964 a Washington, D.C.
Vive e lavora a New York
Lo sguardo verso la cultura pop è una costante del lavoro di Pruitt. Dopo aver suscitato scalpore negli anni '90, periodo in cui formava un duo con Jack Early, puntando il dito contro il virilismo di certa cultura trash adolescenziale ("Artwork for Teenage Boys" e "Artwork for Teenage Girls"), ma anche indagando le contraddizioni della comunità afro-americana con "The Red Black Green Red White and Blue Project", la mostra del 1992 da Leo Castelli a New York per la quale Pruitt fu accusato di razzismo e scomparì dal mondo dell’arte. Il 1998 fu l’anno del suo clamoroso ritorno con "Cocaine Buffet", "101 Art Ideas You Can Do Yourself" e i suoi dipinti glitterati con l’immagine del panda. Nella sua prima mostra personale in Italia (Roma, luglio 2004) presentò una serie di quadri che ritraevano l’ereditiera newyorchese Paris Hilton. Tele viniliche, realizzate a smalto, ispirate alla copiosa iconografia fotografica della miliardaria focalizzandone l'aspetto più appariscente, estremizzandone il comportamento. Tra le varie opere realizzate per gallerie e musei, ricordiamo la fontana creata per la gradinata del PS1 di New York nel 2000, Evian Waterfall, una scultura minimalista che fa riferimento sia alla monumentalità classica che all'ossessione contemporanea per "un'alimentazione sana con molta acqua". Abrams Publishing pubblicherà quest’anno una monografia completa dal titolo "Low and Behold: the Art of Rob Pruitt"
La mostra è realizzata in collaborazione con: Galleria Roberto Giustini & Partners, Galleria Babuino Novecento, Roma; Gavin Brown’s enterprise, New York.
Verranno presentati un’installazione e una performance appositamente realizzati per la Galleria dell’American Academy of Rome. Il titolo della mostra si riferisce esplicitamente all’idea emersa durante l’ultimo vertice economico mondiale di Davos.
Qual’è il dilemma di Davos? Si è sempre ritenuto che per una crescita costante dell’economia globale, dovesse esserci un clima di stabilità, ma questo sembra non corrispondere più alla realtà. Guerre, conflitti sociali, instabilità politica, al contrario, agirebbero positivamente sull’economia, rilanciando i consumi, ma creando scenari caratterizzati da contrasti sociali e forti contraddizioni. Proprio questo divario sarà il luogo d’incontro della materia grezza usata da Johanna Grawunder e dell’arte concettualmente ironica di Rob Pruit.
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Il Direttore dell’American Academy in Rome Prof.ssa Carmela Vircillo Franklin, ha il piacere di presentare la mostra: Johanna Grawunder e Rob Pruitt, Davos Dilemma a cura di Marcello Smarrelli, che inaugurerà negli spazi della galleria il 15 aprile 2008 dalle ore 18 alle ore 21.
La mostra nasce dall’invito che il curatore ha rivolto all’architetto e designer californiana Johanna Grawunder e all’artista newyorkese Rob Pruitt e si collega idealmente ad un precedente ciclo (in collaborazione con la Galleria Roberto Giustini di Roma), sempre ideato e curato da Marcello Smarrelli, in cui agli architetti, designer e artisti invitati veniva chiesto di produrre un inedito oggetto d’uso e di inventarne la funzione o il bisogno che questo sarebbe andato a soddisfare, un oggetto che fosse investito di particolari proprietà dal suo statuto “speciale” di opera d’arte o di design, da introdurre nella realtà quotidiana già satura di segni.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una proliferazione di forme e di oggetti la cui origine non può più essere ricondotta agli ideali originari del Bauhaus e del modernismo, ma nemmeno a quelli che gli si ponevano in modo antagonista o critico. Quale risposta può venire da quegli artisti che, sostenuti dalla consapevolezza dello scenario in cui operano, si interrogano sulle ragioni connesse all’ideazione e alla progettazione di nuove forme?
Nell’attuale contesto sociale in cui, seguendo una logica funzionale alla sopravvivenza del sistema, vengono continuamente creati nuovi oggetti del desiderio, feticci sofisticati che assolvono a bisogni (veri o falsi) sempre più difficili da individuare e da definire, cosa può significare confrontarsi con l’ideazione di un oggetto?
Questa mostra, che si pone come ulteriore domanda nel processo mai definitivo volto a stabilire un eventuale confine tra arte, architettura e design, è soprattutto il luogo ideale di un dialogo reale tra le opere dell’artista Rob Pruitt e gli oggetti di design ideati da Johanna Grawunder.
Ma cos’è il dilemma di Davos a cui si riferisce il titolo della mostra? Si è sempre ritenuto che per una crescita costante dell’economia globale dovesse esserci un clima di stabilità ma, da quanto emerso nell’utlimo vertice economico internazionale tenutosi a Davos, questo non sembra più corrispondere alla realtà. Guerre, conflitti sociali, instabilità politica, al contrario, agirebbero positivamente sull’economia, rilanciando i consumi. Il Guns-to-Caviar Index, un particolare indicatore economico messo a punto negli USA, ha evidenziato che negli ultimi 17 anni la vendita degli aerei da guerra (guns) è cresciuta proporzionalmente - invertendo una tendenza storica - alla vendita di costosissimi jet da turismo (caviar). In termini generali ciò significa che l’aumento della spesa per gli armamenti fa crescere la vendita dei prodotti di lusso, trasformando la minaccia dell’instabilità in un’opportunità per la crescita mondiale della ricchezza.
Il dilemma di Davos è soprattutto la metafora di un divario, di quelle profonde contraddizioni che caratterizzano i nuovi scenari economici e politici globali. La messa in scena di queste contraddizioni diventa il luogo di incontro dell’arte irriverente e concettualmente ironica di Rob Pruitt e del segno potente generato dagli oggetti disegnati da Johanna Grawunder.
Questi comprendono una nuova serie di lampade, tavoli, panche, mobili prodotti in edizione limitata. Realizzati con materie prime talvolta anche grezze, ma durevoli e destinati a sfidare il tempo, questi oggetti contrariamente all’essenzialità estetica della materia, presentano un livello di finitura altissimo, impeccabile. Lontani da un’idea di design usa e getta, appartengono piuttosto a quel genere di articoli che potremmo definire “di lusso”. Acciaio, alluminio, specchio e perspex, sono utilizzati in lastre ridotte al massimo della loro sottigliezza, senza che questo faccia perdere resistenza. Si possono così ottenere misure inusuali, quasi gigantesche per dei complementi di arredo, ma con un basso impatto ambientale.
Nello spazio espositivo fortemente caratterizzato dalla luce e dalla monumentalità di questi oggetti si inserirà Rob Pruitt con una serie di nuove sculture che combinano una tendenza minimalista ad un design domestico, da bricoler, opposto all’idea di finitezza e durevolezza proclamato dal design di Johanna Grawunder.
L’idea di Roma, che è all’origine della nascita della civiltà occidentale, viene ripresa dall’artista e utilizzata come metafora dei concetti di caducità e di vanitas profondamente legati ai fatti recenti della sua storia personale, distillata per diventare storia comune dell’umanità. In una scultura, che si ispira al piatto della Seder usato nel rituale ebraico della Pesach, del passaggio, verranno presentati, usando tavole di compensato, dei biscotti al cioccolato appena sfornati, fatti dall’artista con una ricetta tramandata da suo nonno. In un’altra scultura le ceneri del padre saranno contenute ed esposte in un’urna da lui realizzata, mentre in "The Suicide Note" un piedistallo vuoto, pensato per alloggiare una figura sdraiata, sosterrà un’urna simile a quelle del gioco del lotto.
Johanna Grawunder è nata nel 1961 a San Diego, California.
È designer e architetto,vive a Milano e a San Francisco.
Il suo lavoro è molto vario per tipologia di progetti e dimensioni, spaziando dall’architettura, alla progettazione di interni, alla realizzazione di mobili, lampade e oggetti in edizione limitata per varie gallerie in Europa e negli Stati Uniti. Collabora inoltre alla produzione con importanti società quali Flos, Boffi, B&B e Salviati
Laureata in architettura nel 1984 alla California Politecnic State University a San Luis Obispo , ha completato gli studi a Firenze e nel 1985 si è trasferita a Milano.
Ha lavorato con Sottsass Associati dal 1985 al 2001, divenendo partner (con Ettore Sottsass e altri) nel 1989. Nello studio di Sottsass a inizialmente lavorato nella sezione architettura e interni, co-firmando con Ettore Sottsass molti dei più prestigiosi progetti realizzati.
Nel 2001 ha lasciato la Sottsass Associati e ha aperto uno studio a San Francisco e a Milano.
Rob Pruitt è nato nel 1964 a Washington, D.C.
Vive e lavora a New York
Lo sguardo verso la cultura pop è una costante del lavoro di Pruitt. Dopo aver suscitato scalpore negli anni '90, periodo in cui formava un duo con Jack Early, puntando il dito contro il virilismo di certa cultura trash adolescenziale ("Artwork for Teenage Boys" e "Artwork for Teenage Girls"), ma anche indagando le contraddizioni della comunità afro-americana con "The Red Black Green Red White and Blue Project", la mostra del 1992 da Leo Castelli a New York per la quale Pruitt fu accusato di razzismo e scomparì dal mondo dell’arte. Il 1998 fu l’anno del suo clamoroso ritorno con "Cocaine Buffet", "101 Art Ideas You Can Do Yourself" e i suoi dipinti glitterati con l’immagine del panda. Nella sua prima mostra personale in Italia (Roma, luglio 2004) presentò una serie di quadri che ritraevano l’ereditiera newyorchese Paris Hilton. Tele viniliche, realizzate a smalto, ispirate alla copiosa iconografia fotografica della miliardaria focalizzandone l'aspetto più appariscente, estremizzandone il comportamento. Tra le varie opere realizzate per gallerie e musei, ricordiamo la fontana creata per la gradinata del PS1 di New York nel 2000, Evian Waterfall, una scultura minimalista che fa riferimento sia alla monumentalità classica che all'ossessione contemporanea per "un'alimentazione sana con molta acqua". Abrams Publishing pubblicherà quest’anno una monografia completa dal titolo "Low and Behold: the Art of Rob Pruitt"
La mostra è realizzata in collaborazione con: Galleria Roberto Giustini & Partners, Galleria Babuino Novecento, Roma; Gavin Brown’s enterprise, New York.
15
aprile 2008
Johanna Grawunder / Rob Pruitt – Davos dilemma
Dal 15 aprile al 09 maggio 2008
arte contemporanea
Location
AMERICAN ACADEMY IN ROME
Roma, Via Angelo Masina, 5, (Roma)
Roma, Via Angelo Masina, 5, (Roma)
Orario di apertura
dal mercoledì al sabato dalle ore 16 alle 19
Vernissage
15 Aprile 2008, ore 18-21
Autore
Curatore



