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Luciano Bartolini – Dai Kleenex a …
La lorenzelli arte inaugura giovedì 20 novembre alle ore 18:00 una grande personale di Luciano Bartolini, a cui la galleria rende omaggio esponendo 20 lavori di grandi dimensioni, appartenenti a cicli pittorici differenti, che vanno dagli anni ‘80 fino agli inizi degli anni ’90.
Comunicato stampa
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I segni che Bartolini utilizza rispondono a culture ed epoche diverse, svincolati tuttavia da una connotazione geografica e temporale precisa. L’Artista cita, ma non palesa mai i contenuti dei suoi lavori, tutto è avvolto in un alone di mistero che rende le sue opere magiche, intriganti, e contemporanee. Il gesto creativo sta nell’atto stesso di riportare in vita segni semplici e dimenticati e ricomporli in un gioco di rimandi e ripetizioni che lasciano aperte le porte dell’immaginazione, della via spirituale e della sfera emotiva.
“Lungo tutta la traiettoria della parabola di Bartolini, compare una sorta di imprinting ritmico, una tendenza alla reiterazione, alla partizione, alla modulazione e alla misura (...) Tutti i simboli e i significati a cui allude Bartolini nel corso della sua ricerca possono essere ricondotti alla medesima istanza: il ritmo (...) Luciano Bartolini ha tentato in ogni modo di ricostruire un rapporto con le strutture fondamentali dell’essere umano, con quei simboli e quegli archetipi millenari, che egli mescolava con i linguaggi, per antonomasia anti-tradizionali, dell’arte contemporanea”. (Il ritmo del respiro, saggio critico di Ivan Quaroni)
Luciano Bartolini nasce a Fiesole il 23 luglio 1948. Dal 1971 compie regolarmente viaggi in Oriente, visitando soprattutto l'India e il Nepal. Tra il 1973 e il 1974 esegue i primi lavori con carta da pacchi. Nel 1974 inizia la serie dei kleenex, incollati tra loro in modo da formare patterns regolari. La serie è pubblicata in un primo “libro d'artista”: Soft. Nel 1975 nasce il ciclo delle Cartepaglie, carte artigianali d'uso prevalentemente alimentare, alle quali applica strati di carte più leggere. Dal 1977 l'utilizzo dell'oro da parte di Bartolini, diventa tipico e ricorrente. Pubblica il libro d'artista Traces. Realizza la sua prima installazione The Pearl Mosque da cui trae origine Volevo possedere quello spazio, altra installazione, ma caratterizzata da uno sviluppo angolare; scelta tipica nelle successive esposizioni. Del 1980 è il ciclo di opere intitolato Asterione, basato sul criterio compositivo strutturato intorno a uno o più angoli trattati come “fuga” visiva e spirituale. Lo stesso anno è invitato alla Biennale di Venezia. Compie diversi viaggi in Grecia che gli ispireranno un nuovo ciclo legato al mito di Atlante. Nel 1982 pubblica il libro d'artista: Looking into the heart of light, the silence. Nel 1983 vince una borsa di studio del DAAD di Berlino e si trasferisce nella capitale tedesca, dove rimarrà oltre un anno. Nel 1984 la Nationalgalerie di Berlino gli dedica un importante antologica. Le opere realizzate in questo periodo sono caratterizzate da un'immediatezza espressiva che fino ad allora era rimasta contenuta. Il Simendron, gong arcuato tipico dei monasteri del Monte Athos, diventa la sigla decorativa più ricorrente nei suoi lavori. Nel 1983 esce il libro d'artista: Berlinear Raga. Nel 1986 realizza un nuovo ciclo di lavori intitolato Kosmische Visionen, in cui motivo dominante è lo sviluppo iconografico verticale. Tema che riprende nelle serie successive degli Alberi (1988), delle Ascensioni (1989) e della Foresta Interiore (1989). Del 1989 è la sua prima personale allestita alla Lorenzelli Arte. Nel 1990 esegue la serie: Emblematische Blumen, caratterizzato dallo sviluppo orizzontale e da concetti di simmetria e proporzioni auree. Nella serie successiva O sporos (seme) riprende l’elemento verticale nella forma allungata del seme, tipico simbolo della tradizione cristiana ortodossa. L’ultimo ciclo di opere è quella dei Soffi di luce realizzata nel 1992: piccoli dittici che richiamano le “icone portatili” o da viaggio caratteristiche della tradizione bizantina. Nel 1993 tiene la sua ultima personale alla Lorenzelli Arte.
Luciano Bartolini scompare prematuramente nell’aprile del 1994.
Per informazioni e materiale stampa: Elisabetta Setzu: elisabetta@lorenzelliarte.com
“Lungo tutta la traiettoria della parabola di Bartolini, compare una sorta di imprinting ritmico, una tendenza alla reiterazione, alla partizione, alla modulazione e alla misura (...) Tutti i simboli e i significati a cui allude Bartolini nel corso della sua ricerca possono essere ricondotti alla medesima istanza: il ritmo (...) Luciano Bartolini ha tentato in ogni modo di ricostruire un rapporto con le strutture fondamentali dell’essere umano, con quei simboli e quegli archetipi millenari, che egli mescolava con i linguaggi, per antonomasia anti-tradizionali, dell’arte contemporanea”. (Il ritmo del respiro, saggio critico di Ivan Quaroni)
Luciano Bartolini nasce a Fiesole il 23 luglio 1948. Dal 1971 compie regolarmente viaggi in Oriente, visitando soprattutto l'India e il Nepal. Tra il 1973 e il 1974 esegue i primi lavori con carta da pacchi. Nel 1974 inizia la serie dei kleenex, incollati tra loro in modo da formare patterns regolari. La serie è pubblicata in un primo “libro d'artista”: Soft. Nel 1975 nasce il ciclo delle Cartepaglie, carte artigianali d'uso prevalentemente alimentare, alle quali applica strati di carte più leggere. Dal 1977 l'utilizzo dell'oro da parte di Bartolini, diventa tipico e ricorrente. Pubblica il libro d'artista Traces. Realizza la sua prima installazione The Pearl Mosque da cui trae origine Volevo possedere quello spazio, altra installazione, ma caratterizzata da uno sviluppo angolare; scelta tipica nelle successive esposizioni. Del 1980 è il ciclo di opere intitolato Asterione, basato sul criterio compositivo strutturato intorno a uno o più angoli trattati come “fuga” visiva e spirituale. Lo stesso anno è invitato alla Biennale di Venezia. Compie diversi viaggi in Grecia che gli ispireranno un nuovo ciclo legato al mito di Atlante. Nel 1982 pubblica il libro d'artista: Looking into the heart of light, the silence. Nel 1983 vince una borsa di studio del DAAD di Berlino e si trasferisce nella capitale tedesca, dove rimarrà oltre un anno. Nel 1984 la Nationalgalerie di Berlino gli dedica un importante antologica. Le opere realizzate in questo periodo sono caratterizzate da un'immediatezza espressiva che fino ad allora era rimasta contenuta. Il Simendron, gong arcuato tipico dei monasteri del Monte Athos, diventa la sigla decorativa più ricorrente nei suoi lavori. Nel 1983 esce il libro d'artista: Berlinear Raga. Nel 1986 realizza un nuovo ciclo di lavori intitolato Kosmische Visionen, in cui motivo dominante è lo sviluppo iconografico verticale. Tema che riprende nelle serie successive degli Alberi (1988), delle Ascensioni (1989) e della Foresta Interiore (1989). Del 1989 è la sua prima personale allestita alla Lorenzelli Arte. Nel 1990 esegue la serie: Emblematische Blumen, caratterizzato dallo sviluppo orizzontale e da concetti di simmetria e proporzioni auree. Nella serie successiva O sporos (seme) riprende l’elemento verticale nella forma allungata del seme, tipico simbolo della tradizione cristiana ortodossa. L’ultimo ciclo di opere è quella dei Soffi di luce realizzata nel 1992: piccoli dittici che richiamano le “icone portatili” o da viaggio caratteristiche della tradizione bizantina. Nel 1993 tiene la sua ultima personale alla Lorenzelli Arte.
Luciano Bartolini scompare prematuramente nell’aprile del 1994.
Per informazioni e materiale stampa: Elisabetta Setzu: elisabetta@lorenzelliarte.com
20
novembre 2008
Luciano Bartolini – Dai Kleenex a …
Dal 20 novembre al 31 dicembre 2008
arte contemporanea
Location
LORENZELLI ARTE
Milano, Corso Buenos Aires, 2, (Milano)
Milano, Corso Buenos Aires, 2, (Milano)
Orario di apertura
martedì-sabato, 10 -13 / 15 - 19; lunedì su appuntamento
Vernissage
20 Novembre 2008, ore 18:00
Autore



