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Marc Chagall – Mostri, chimere e figure ibride / Temi biblici
Il MAN apre la stagione espositiva del 2008 puntando l’attenzione su Marc Chagall con una rassegna che si configura come un approfondito percorso nell’arte del maestro russo.
Comunicato stampa
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Marc Chagall. Mostri, chimere e figure ibride
Chimere misteriose, metà-uomo, metà-bestia, oggetti compositi con testa o membra umane e immaginari animali volanti attraversano l’intera produzione di Marc Chagall: opere che mettono in scena figure ibride, frutto di una rappresentazione che combina specie differenti, in un incrocio sottile che determina una composizione allo stesso tempo allucinata e convincente. A questa sintesi figurativa di elementi disparati è per la prima volta dedicata un’intera mostra.
Certamente Marc Chagall ha tratto ispirazione dall’arte e dalla tradizione culturale e religiosa giudeo-russa, è stato altresì colpito dalla serie I Capricci di Goya, dove l’uomo assume sovente le fattezze di un asino. In questa stessa tradizione provano a inserirsi alcuni dei suoi contemporanei: da Picasso a Brancusi, da Hans Arp a Victor Brauner, i quadrupedi alati, le donne-uccello e altri mostri più o meno attraenti costellano la produzione del XX secolo.
Nella iconografia di Chagall, l’ibridazione trova le sue figure ricorrenti: la testa umana è sostituita da una testa di animale, le bestie hanno membra che servono loro per suonare la musica o dipingere; allo stesso modo, dai violoncelli dipinti da Chagall spuntano fuori braccia e testa. Con l’umorismo che lo contraddistingue, l’artista non esita a indossare vesti bestiali, assumendo le fattezze di un gallo, di una capra o di un asino. Questi lavori così particolari, queste figure composite che mischiano l’universo animale e umano sono dunque sempre il segno di una sintesi poetica, che consente di vedere in una sola immagine diversi livelli di rappresentazione.
Marc Chagall. Temi biblici.
Chagall ebbe sempre a cuore i temi legati all'ebraismo e alla Bibbia: «Mi è sempre sembrato e mi sembra tuttora che la Bibbia sia la principale fonte di poesia di tutti i tempi [...] essa è stata l'alfabeto colorato in cui ho intinto i miei pennelli». Tutta la Bibbia è il grande codice, cioè il punto di riferimento imprescindibile della nostra cultura, è la stella polare a cui si sono orientati tutti, credenti e non, quando hanno cercato il bello, il vero e il bene, magari anche per respingere questa guida e vagare altrove. Quando, nel 1930, il mercante d'arte ed editore Ambroise Vollard gli propose di illustrare proprio il libro sacro dell'ebraismo (impresa titanica che, dopo Rembrandt, non fu più tentata da alcun artista), Chagall accettò con comprensibile entusiasmo e umiltà. Ma prima di iniziare il lavoro, nel 1931 si imbarcò per la Palestina. Non fu soltanto un'esperienza spirituale, un pellegrinaggio o un ritorno alla terra d'origine, ma anche un'esperienza plastica: scoprì i paesaggi riarsi, essenziali, immersi in una luce sfolgorante. Le scene bibliche, incentrate sul tema dell'Uomo come creatura di Dio, sono quadretti di vita di un villaggio ebreo di quei tempi e quindi connesse a un presente, a una quotidianità, di cui l'arte di Chagall riesce a svelare il mistero: «Chagall legge la Bibbia e subito i passi biblici diventano luce per tutti», scrisse, a questo proposito, il filosofo Gaston Bachelard.
Così, le opere di Marc Chagall si liberano del restrittivo valore confessionale, superano i limiti angusti di rappresentazione della religione ebraica, per abbracciare e acquisire un significato spirituale e poetico universale, proprio di ogni uomo e di ogni tempo.
In collaborazione con la Réunion des Musées Nationaux e con il Museo Marc Chagall di Nizza.
Chimere misteriose, metà-uomo, metà-bestia, oggetti compositi con testa o membra umane e immaginari animali volanti attraversano l’intera produzione di Marc Chagall: opere che mettono in scena figure ibride, frutto di una rappresentazione che combina specie differenti, in un incrocio sottile che determina una composizione allo stesso tempo allucinata e convincente. A questa sintesi figurativa di elementi disparati è per la prima volta dedicata un’intera mostra.
Certamente Marc Chagall ha tratto ispirazione dall’arte e dalla tradizione culturale e religiosa giudeo-russa, è stato altresì colpito dalla serie I Capricci di Goya, dove l’uomo assume sovente le fattezze di un asino. In questa stessa tradizione provano a inserirsi alcuni dei suoi contemporanei: da Picasso a Brancusi, da Hans Arp a Victor Brauner, i quadrupedi alati, le donne-uccello e altri mostri più o meno attraenti costellano la produzione del XX secolo.
Nella iconografia di Chagall, l’ibridazione trova le sue figure ricorrenti: la testa umana è sostituita da una testa di animale, le bestie hanno membra che servono loro per suonare la musica o dipingere; allo stesso modo, dai violoncelli dipinti da Chagall spuntano fuori braccia e testa. Con l’umorismo che lo contraddistingue, l’artista non esita a indossare vesti bestiali, assumendo le fattezze di un gallo, di una capra o di un asino. Questi lavori così particolari, queste figure composite che mischiano l’universo animale e umano sono dunque sempre il segno di una sintesi poetica, che consente di vedere in una sola immagine diversi livelli di rappresentazione.
Marc Chagall. Temi biblici.
Chagall ebbe sempre a cuore i temi legati all'ebraismo e alla Bibbia: «Mi è sempre sembrato e mi sembra tuttora che la Bibbia sia la principale fonte di poesia di tutti i tempi [...] essa è stata l'alfabeto colorato in cui ho intinto i miei pennelli». Tutta la Bibbia è il grande codice, cioè il punto di riferimento imprescindibile della nostra cultura, è la stella polare a cui si sono orientati tutti, credenti e non, quando hanno cercato il bello, il vero e il bene, magari anche per respingere questa guida e vagare altrove. Quando, nel 1930, il mercante d'arte ed editore Ambroise Vollard gli propose di illustrare proprio il libro sacro dell'ebraismo (impresa titanica che, dopo Rembrandt, non fu più tentata da alcun artista), Chagall accettò con comprensibile entusiasmo e umiltà. Ma prima di iniziare il lavoro, nel 1931 si imbarcò per la Palestina. Non fu soltanto un'esperienza spirituale, un pellegrinaggio o un ritorno alla terra d'origine, ma anche un'esperienza plastica: scoprì i paesaggi riarsi, essenziali, immersi in una luce sfolgorante. Le scene bibliche, incentrate sul tema dell'Uomo come creatura di Dio, sono quadretti di vita di un villaggio ebreo di quei tempi e quindi connesse a un presente, a una quotidianità, di cui l'arte di Chagall riesce a svelare il mistero: «Chagall legge la Bibbia e subito i passi biblici diventano luce per tutti», scrisse, a questo proposito, il filosofo Gaston Bachelard.
Così, le opere di Marc Chagall si liberano del restrittivo valore confessionale, superano i limiti angusti di rappresentazione della religione ebraica, per abbracciare e acquisire un significato spirituale e poetico universale, proprio di ogni uomo e di ogni tempo.
In collaborazione con la Réunion des Musées Nationaux e con il Museo Marc Chagall di Nizza.
18
gennaio 2008
Marc Chagall – Mostri, chimere e figure ibride / Temi biblici
Dal 18 gennaio al 15 aprile 2008
arte contemporanea
Location
MAN – MUSEO D’ARTE DELLA PROVINCIA DI NUORO
Nuoro, Via Sebastiano Satta, 27, (Nuoro)
Nuoro, Via Sebastiano Satta, 27, (Nuoro)
Vernissage
18 Gennaio 2008, ore 19
Autore
Curatore




