La prassi dell’arte come il costituirsi delle religioni e dei miti, è comune a tutti gli esseri umani e presente in ogni cultura fin dagli albori dell’umanità . Attraverso la sua ricerca, Federica Zianni cerca di riflettere come l’arte, intesa come pratica, sia il punto di incontro, la terra franca in cui contrastare le paure suscitate da problematiche attuali come l’identità , il retaggio culturale e la migrazione, in modo diretto e dimostrativo, attraverso istallazioni e performance. L’artista lavora principalmente con la scultura utilizzando materiali artificiali come resine, camere d’aria e lacci emostatici accostandoli spesso a quelli classici come l’ottone e il bronzo, utilizzando la tecnica della fusione a cera persa, a cui è molto legata. Nella sua produzione affronta il tema dell’introspezione del sé creando superfici mosse e lucide che non rimandano ad un ritratto chiaro di chi vi si specchia.
Attraversando differenti tecniche, materiali e linguaggi espressivi, la ricerca di Alice Padovani trae origine dagli archetipi di meraviglia e repulsione. Con uno spirito classificatorio simile a quello neo-settecentesco, essa unisce alla spontaneità dell’impulso creativo il rigore del metodo scientifico. Passando attraverso installazioni, scultura, disegni e performance nelle sue opere propone frammenti di una natura decontestualizzata e crea collezioni che sono, al contempo, cumuli e tracce, dove la memoria naturale e personale si fondono.
La ricerca di Greg Jager si articola mediante dispositivi interdisciplinari che sollevano domande sulla società contemporanea, le sue contraddizioni e il suo patrimonio, con l’obiettivo di attivare la costruzione partecipativa di nuovi ecosistemi attraverso l’esperienza artistica. L’interdisciplinarietà si configura attraverso la progettualità , che intercetta il graffitismo, l’installazione, la performance, la pittura, progetti editoriali, il confronto collettivo, che con un approccio relazionale e antropologico investigano concetti e fenomeni quali il capitalismo, l’Antropocene, insieme al ruolo del tempo e dell’errore nei processi di distruzione, trasformazione, divenire.
Riconoscere e integrare il buio che abita ognuno di noi ci rende consapevoli della nostra autentica natura. Siamo uno lo specchio dell’altro, parte di un’unità umana e divina, dalla quale ci separammo fuggendo dall’Eden. Tornare a quest’unità implica un percorso trasformativo che ognuno transita in modo del tutto unico, ma che conserva per tutti la stessa direzione e lo stesso scopo. Tornare a quest’unità è il mio movente creativo. Nel mio lavoro cristallizzo l’idea di un viaggio dell’eroe individuale e collettivo, le mie visioni di un’umanità il cui processo evolutivo si dipana verso un destino inevitabilmente comune. Il corpo fisico si mostra per ciò che è, un contenitore, un’apparenza che si disfa sotto la pressione di un violento rivolgimento interno.
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