I lavori di Arianna sono composti da segni ricavati dalle tracce superficiali degli oggetti che raccoglie, fotografa e archivia per essere ricomposti come mappe identitarie.
Il materiale viene scelto per essere inciso, inscritto, segnato; si fa membrana, e partecipa attivamente all’ identità di ogni opera.
Il supporto è protagonista del lavoro, è materiale vivo nel tempo; l’atto di registrazione della traccia come memoria epidermica vuole essere il tentativo di congelare il flusso spazio – temporale che subiscono gli oggetti e i corpi.
Il risultato finale è il fossile, una forma che conserva la vita, inscritta nella superficie che lo ospita.
L’approccio aperto alla manipolazione e al riuso delle immagini e la forte attenzione alla progettualità e alla ricerca sono caratteristiche che influenzeranno la sua pratica anche dopo il suo avvicinamento artistico alla fotografia. Da allora elabora un percorso personale che muove dalla consapevolezza della natura ibrida e ambigua delle immagini, oscillando e mescolando spesso un registro più prettamente concettuale con uno più descrittivo e documentario. Alla sua ricerca personale, affianca la collaborazione con il collettivo Vaste Programme, che fonda con Giulia Vigna e Alessandro Tini nel 2017, per dedicarsi a sperimentazioni più aperte ai campi dell’installazione e dei new media.
Piacere Mirko. Non ho mai studiato arte, non ho frequentato accademie, non ho fatto corsi, non sono mai stato a nessuna mostra prima di cominciare a dipingere. Diciamo che è come se la pittura avesse scelto me e non io la pittura. Il mio approccio ad essa avviene per caso 3 anni fa, qualche giorno prima che ci chiudessero in casa per la contaminazione Covid. Utilizzai colori di una mia amica per sfogarmi di notte su qualsiasi superficie. Dopo aver scoperto che quei disegni ai miei occhi poco estetici, oltre a trasmettere tutto quello che avevo dentro, in modo diretto e veritiero, piacessero alle persone a me vicine, mi decisi quindi a dipingere anche da sobrio. Cominciai a dipingere senza sosta giorno e notte, ed iniziai subito a vendere.
Artista, fotografo e digital evangelist, Massimo Scognamiglio è riconosciuto come un pioniere del web in Italia. Dipinge, fotografa ed espone da metà degli anni ’90. Dal 2006 vive due anni in California, poi per un breve periodo si trasferisce a Parigi dove dipinge, fotografa, progetta performance, la sua più nota Rebirth, svoltasi nel 2016 a Place de la République. Oggi, vive e lavora a Roma, nel suo studio-abitazione-galleria, conosciuto come Le Petit Atelier.
Vedi gli altri finalisti di exibart prize su exibartprize.com
Era del post-boom, edifici museali monumentali e uno sguardo sempre più rivolto alla propria storia interna: i primi dieci anni…
Laurent Le Deunff in residenza e in mostra presso pianobi, ha realizzato un’opera site-specific, ossia una fontana raffigurante una marmotta…
Partecipazione emotiva, dimensione spirituale: le Gallerie dell’Accademia di Venezia ospitano per la prima volta il lavoro di un'artista vivente. E…
A Kyoto il festival KG+ presenta un ricco programma con oltre cento artisti e una costellazione di mostre dedicate alla…
La mostra inaugurale trasforma l’onda in una metafora di equilibrio instabile e cambiamento, segnando l’esordio veneziano di Sanlorenzo Arts con…
Una riflessione che parte dal saggio del teorico e critico d’arte Mike Watson per addentrarsi nelle controculture digitali e documentare…