Come è iniziato il tuo percorso artistico? C’è un momento, un incontro o un’esperienza che ha segnato l’inizio della tua ricerca?
Avendo una formazione artistica professionale, per anni ho lavorato nell’ambito dell’arte applicata (graphic design, illustrazione). Ma già quando mi sono trasferita a Roma ho avuto un incontro che mi ha completamente cambiato il percorso. Un critico d’arte romano, Giorgio Palumbi, ha visto per caso le mie stampe di grafica digitale ed è riuscito a capire che avevo una preparazione artistica tradizionale.
Mi ha convinta a ricordare tutte le pratiche artistiche che avevo imparato all’università siberiana e a spostare la mia attività dal digitale verso le tecniche manuali. E l’ho fatto.
Adesso lavoro con colori a olio e acrilico e ringrazio il cielo per aver ricevuto questa spinta dal signor Palumbi — chissà quanti anni ancora avrei passato a riflettere sulla realizzazione dei miei sogni artistici.
Quali temi o domande guidano il tuo lavoro oggi? Cosa ti spinge a sviluppare nuove opere?
Ogni tanto sento il desiderio di condividere con qualcuno le mie riflessioni su tutto ciò che accade intorno a me, nel mondo e nella mia vita personale, per cercare di comprendere i processi che guidano la realtà . Ma più spesso queste riflessioni le tengo per me e le trasformo in immagini. Attraverso le mie tele realizzo così un dialogo virtuale, pieno di domande senza risposte.
Ultimamente ho due direzioni che catturano la mia attenzione: gli eventi sociali e politici, e lo sviluppo tecnologico con la sua influenza sulla nostra natura umana.
Oltre a questi, c’è un tema speciale che mi accompagna da alcuni anni, ma che non sono ancora riuscita a elaborare in forma concreta: i miei rapporti con la mia patria e le amicizie perse a causa di opinioni diverse sui conflitti militari e politici. Penso a questo tema quasi ogni giorno, ma non ho ancora trovato il coraggio di esprimerlo attraverso gli strumenti artistici. So però che, prima o poi, questi concetti dolorosi troveranno la loro forma e la loro voce.
Che ruolo giocano i materiali e le tecniche nella tua pratica? Come scegli gli strumenti espressivi con cui lavorare?
Per anni ho lavorato con colori a olio e, dall’anno scorso, ho cominciato a usare anche i colori acrilici. Sono i due medium principali per me e ognuno ha i suoi vantaggi. Adoro lavorare con tele non incorniciate e non gessate. Mi piace questo carattere di “casual craft”, che dà alle opere un’impressione di gioco.
Puoi parlarci di un’opera o un progetto a cui sei particolarmente legato? Cosa rappresenta per te e quali sfide ha comportato?
In questi giorni sto lavorando a un progetto che riflette sui nostri rapporti con le tecnologie moderne. Mentre lavoro, mi vengono nuove idee riguardo ai nuovi attori della nostra realtĂ : robot con intelligenza artificiale.
Il tema è più profondo di quanto possa sembrare, soprattutto considerando che noi esseri umani abbiamo fallito nel risolvere molti problemi interpersonali.
Questo argomento mi attrae sempre di piĂą e porta nuove domande che spero di poter sviluppare nelle future serie.
Come affronti la fase di ricerca e sviluppo di un progetto? Segui un metodo o un processo specifico?
Negli ultimi anni ho sviluppato un metodo che mi permette di essere sistematica ed efficace. Costantemente butto giĂą ogni pensiero e ogni piccola idea in una lista specifica.
Quando arriva il momento di cominciare una nuova serie, analizzo la mia lista, faccio una classificazione (temi psicologici, temi sociali, problemi della libertà , tecnologie, ecc.) e seleziono l’argomento che mi tocca profondamente in quel momento. Poi realizzo diversi sketch e comincio a lavorare sulle tele, spesso aggiungendo dettagli non previsti negli sketch preliminari.
Il processo si ripete poi con gli altri argomenti della mia lista. I miei metodi sono abbastanza sistematici: non posso permettermi di lavorare solo nei momenti di ispirazione. Per fortuna adoro quello che faccio, e l’ispirazione arriva proprio durante il processo creativo, basta cominciare.
Quali sono le principali sfide che incontri come artista oggi? E come cerchi di superarle?
Io direi che la mia sfida principale è trovare il proprio percorso nel caos informativo di oggi. La mia mente non si ferma mai, e questo a volte mi crea ansia e difficoltà . Ma per lavorare in modo efficace e sereno, devo avere la disciplina per seguire un ritmo armonico nella mia pratica artistica. Questo ritmo mi aiuta a essere più consapevole e tranquilla, senza lasciarmi travolgere dalla velocità imposta dai social media, dove ogni giorno compaiono centinaia di nuovi progetti e migliaia di artisti influencer con cui non potrò mai competere.
Sono anche molto attenta alle informazioni che consumo, perché queste influenzano profondamente la mia arte: ciò che assorbiamo costruisce la nostra personalità e tutta la nostra vita. Per questo cerco di usare i social il meno possibile, per ridurre l’influenza della valanga di informazioni sulla mia mente e per accettare le mie reali capacità mentali e produttive.
Di solito realizzo 3–5 serie all’anno, seguendo un’analisi profonda e un ritmo che non distrugga né la mia mente né la mia salute. Il ritmo naturale e il tempo dedicato al lavoro preparatorio sono fondamentali per un artista.
Quando sento la tentazione di correre con il mondo caotico, mi ripeto: “STOP. Non guardare agli altri. Ho la mia strada, il mio ritmo, la mia direzione — ed è questo che mi porterà ai miei obiettivi veri e genuini.”
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