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exibart prize incontra Eleonora Gudenko

di - 9 Marzo 2026

Come è iniziato il tuo percorso artistico? C’è un momento, un incontro o un’esperienza che ha segnato l’inizio della tua ricerca?

Avendo una formazione artistica professionale, per anni ho lavorato nell’ambito dell’arte applicata (graphic design, illustrazione). Ma già quando mi sono trasferita a Roma ho avuto un incontro che mi ha completamente cambiato il percorso. Un critico d’arte romano, Giorgio Palumbi, ha visto per caso le mie stampe di grafica digitale ed è riuscito a capire che avevo una preparazione artistica tradizionale.
Mi ha convinta a ricordare tutte le pratiche artistiche che avevo imparato all’università siberiana e a spostare la mia attività dal digitale verso le tecniche manuali. E l’ho fatto.
Adesso lavoro con colori a olio e acrilico e ringrazio il cielo per aver ricevuto questa spinta dal signor Palumbi — chissà quanti anni ancora avrei passato a riflettere sulla realizzazione dei miei sogni artistici.

Quali temi o domande guidano il tuo lavoro oggi? Cosa ti spinge a sviluppare nuove opere?

Ogni tanto sento il desiderio di condividere con qualcuno le mie riflessioni su tutto ciò che accade intorno a me, nel mondo e nella mia vita personale, per cercare di comprendere i processi che guidano la realtà. Ma più spesso queste riflessioni le tengo per me e le trasformo in immagini. Attraverso le mie tele realizzo così un dialogo virtuale, pieno di domande senza risposte.
Ultimamente ho due direzioni che catturano la mia attenzione: gli eventi sociali e politici, e lo sviluppo tecnologico con la sua influenza sulla nostra natura umana.
Oltre a questi, c’è un tema speciale che mi accompagna da alcuni anni, ma che non sono ancora riuscita a elaborare in forma concreta: i miei rapporti con la mia patria e le amicizie perse a causa di opinioni diverse sui conflitti militari e politici. Penso a questo tema quasi ogni giorno, ma non ho ancora trovato il coraggio di esprimerlo attraverso gli strumenti artistici. So però che, prima o poi, questi concetti dolorosi troveranno la loro forma e la loro voce.

Che ruolo giocano i materiali e le tecniche nella tua pratica? Come scegli gli strumenti espressivi con cui lavorare?

Per anni ho lavorato con colori a olio e, dall’anno scorso, ho cominciato a usare anche i colori acrilici. Sono i due medium principali per me e ognuno ha i suoi vantaggi. Adoro lavorare con tele non incorniciate e non gessate. Mi piace questo carattere di “casual craft”, che dà alle opere un’impressione di gioco.

Puoi parlarci di un’opera o un progetto a cui sei particolarmente legato? Cosa rappresenta per te e quali sfide ha comportato?

In questi giorni sto lavorando a un progetto che riflette sui nostri rapporti con le tecnologie moderne. Mentre lavoro, mi vengono nuove idee riguardo ai nuovi attori della nostra realtĂ : robot con intelligenza artificiale.
Il tema è più profondo di quanto possa sembrare, soprattutto considerando che noi esseri umani abbiamo fallito nel risolvere molti problemi interpersonali.
Questo argomento mi attrae sempre di piĂą e porta nuove domande che spero di poter sviluppare nelle future serie.

Come affronti la fase di ricerca e sviluppo di un progetto? Segui un metodo o un processo specifico?

Negli ultimi anni ho sviluppato un metodo che mi permette di essere sistematica ed efficace. Costantemente butto giĂą ogni pensiero e ogni piccola idea in una lista specifica.
Quando arriva il momento di cominciare una nuova serie, analizzo la mia lista, faccio una classificazione (temi psicologici, temi sociali, problemi della libertà, tecnologie, ecc.) e seleziono l’argomento che mi tocca profondamente in quel momento. Poi realizzo diversi sketch e comincio a lavorare sulle tele, spesso aggiungendo dettagli non previsti negli sketch preliminari.
Il processo si ripete poi con gli altri argomenti della mia lista. I miei metodi sono abbastanza sistematici: non posso permettermi di lavorare solo nei momenti di ispirazione. Per fortuna adoro quello che faccio, e l’ispirazione arriva proprio durante il processo creativo, basta cominciare.

Quali sono le principali sfide che incontri come artista oggi? E come cerchi di superarle?

Io direi che la mia sfida principale è trovare il proprio percorso nel caos informativo di oggi. La mia mente non si ferma mai, e questo a volte mi crea ansia e difficoltà. Ma per lavorare in modo efficace e sereno, devo avere la disciplina per seguire un ritmo armonico nella mia pratica artistica. Questo ritmo mi aiuta a essere più consapevole e tranquilla, senza lasciarmi travolgere dalla velocità imposta dai social media, dove ogni giorno compaiono centinaia di nuovi progetti e migliaia di artisti influencer con cui non potrò mai competere.
Sono anche molto attenta alle informazioni che consumo, perché queste influenzano profondamente la mia arte: ciò che assorbiamo costruisce la nostra personalità e tutta la nostra vita. Per questo cerco di usare i social il meno possibile, per ridurre l’influenza della valanga di informazioni sulla mia mente e per accettare le mie reali capacità mentali e produttive.
Di solito realizzo 3–5 serie all’anno, seguendo un’analisi profonda e un ritmo che non distrugga né la mia mente né la mia salute. Il ritmo naturale e il tempo dedicato al lavoro preparatorio sono fondamentali per un artista.
Quando sento la tentazione di correre con il mondo caotico, mi ripeto: “STOP. Non guardare agli altri. Ho la mia strada, il mio ritmo, la mia direzione — ed è questo che mi porterà ai miei obiettivi veri e genuini.”

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