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exibart prize incontra Giorgia Carena

di - 29 Marzo 2023

Qual è stato il tuo percorso artistico?

Mia zia era una fotografa alla quale oggi faremmo riferimento come amatoriale-evoluta: negli anni 80 andavamo insieme a fotografare i fiori oppure guardavo affascinata la composizione dei ritratti che adorava impostare e curare fin nei minimi dettagli. Mio nonno, dall’altro lato della famiglia, era un grande appassionato e passavamo ore a sfogliare gli album di famiglia con dagherrotipi e le prime fotografie in 35 mm. Lì ho capito che volevo essre una fotografa e precisamente occuparmi dell’aspetto più artistico della fotografia.

Quali sono gli elementi principali del tuo lavoro?

Sono sempre stata fortemente attratta dalle persone ed era perciò logico che rivolgessi la mia attenzione ai volti, nella creazione di quelli che erano le prime prove di ritratti. È poi seguita una fase che oggi riconosco come molto canonica e tradizionale. È infatti il momento delle lunghe serie di vestiti stesi al sole e delle biciclette abbandonate lungo i muri della città! Fino alla mia crescita e alla mia identificazione totale nel ritratto artistico e nella sperimentazione di utilizzo della persona come mezzo per la creazione di un ritratto più ampio, all’interno del quale altri esseri umani possano identificarsi.

In quale modo secondo te l’arte può interagire con la società, diventando strumento di riflessione e spinta al cambiamento?

L’arte deve stimolare il sogno, la fantasia delle persone, deve creare aspettative e rendere possibile l’impossibile. L’arte dovrebbe motivare ed elevare le conoscenze del singolo e invogliarlo ad essere migliore. L’arte può, attraverso l’espressione del singolo, diventare messaggio globale, attraverso l’identificazione in una persona comune in un artista.

Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Sto lavorando a tre progetti in contemporanea, uno dei quali è stato recentemente pubblicato e riguarda l’autoritratto. Gli altri due trattano uno la materia del ritratto, reinventato attraverso i filtri, e l’altro le illusioni ottiche che diventano metafore di quello che vogliamo realmente vedere e di quello che è. La mia ricerca è analogica e digitale, senza uso di Photoshop, mi piace ottenere qualsiasi effetto desiderato in fase di ripresa. Voglio continuare a viaggiare e raccogliere stimoli, riflessioni sulla natura umana e produrre fotografie con ogni mezzo possibile.

In quale modo le istituzioni potrebbero agevolare il lavoro di artisti e curatori?

Le istituzioni dovrebbero ripartire dalla cultura che viene trasmessa nelle scuole e dal modo in cui l’argomento dell’educazione artistica viene trattato. Ci vorrebbero maggiori fondi statali per promuovere l’arte e farla comprendere ai ragazzi come strumento di espressione. E poi ci vorrebbero più concorsi a livello locale per dare possibilità di espressione nei piccoli centri e non solo nelle grandi città.

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