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exibart prize: intervista a Ilaria Bonacossa

di - 6 Marzo 2021

Curatrice, critica d’arte e direttrice di Artissima dal 2017, Ilaria Bonacossa ha guidato con successo l’edizione Unplugged della fiera, diffusa tra i musei torinesi GAM, MAO e Palazzo Madama per far fronte alle difficoltà della pandemia.

Intervista a Ilaria Bonacossa, membro della giuria di exibart prize 2020

Sospensioni, annullamenti, riprogrammazioni. Che cosa hanno imparato le fiere dal 2020? Qual è l’impatto della pandemia sul loro futuro?
«Credo che le fiere, come del resto tutti noi, abbiano imparato a non dare per scontata la possibilità di fruire la cultura liberamente e di condividere l’arte insieme. Allo stesso tempo, l’estremo internazionalismo dell’intero sistema, il cui impatto ambientale era preoccupante per la sostenibilità del pianeta, non potrà più essere garantito e il glocal diventerà il parametro guida per la fruizione artistica nel prossimo futuro. Il mondo dell’arte si articolerà più in prossimità e avrà bisogno di figure che fungano da tramite, non per questo diventando locale, in quanto i curatori e le gallerie sostengono, anche in contesto europeo, la ricerca di artisti internazionali. Sono certa che queste trasformazioni possano portare a focalizzarsi maggiormente sulla qualità e non sulle speculazioni legate a fenomeni di moda transitori».

Quanto è importante per una fiera d’arte includere dei premi?
«Per una fiera i premi sono un modo interessante di stimolare diverse ricerche tematiche e di riconoscere una forma di eccellenza ad artisti e gallerie. Nel caso di Artissima, non si tratta esclusivamente di un sostegno economico ma in un’importante occasione di visibilità, di incontro con istituzioni prestigiose e di promozione ad un pubblico allargato. Nel 2020, grazie alla visionarietà e alla fiducia dei nostri partner, le giurie internazionali che abbiamo invitato hanno assegnato 5 premi in occasione di Artissima Unplugged, individuando artisti eccezionali e figure non scontate».

Strategie a breve e a lungo termine per ridare linfa al mondo dell’arte.
«Non credo che il mondo dell’arte abbia perso linfa, ma siamo tutti affaticati dalla contingenza e dall’indigestione di iniziative digitali. Molte professionalità del sistema, per sopravvivere alle diverse chiusure, hanno saputo reinventarsi in maniera sorprendente e creativa, e mi auguro che nel breve periodo si possa tornare a rivivere l’arte dal vivo in maniera continuativa. Credo che la sinergia tra tutti gli attori sia un punto di forza da cui ripartire per rendere il mondo dell’arte un sistema produttivo e capace di rinnovarsi. Il rapporto con le imprese, non solo le multinazionali, può rivelarsi strategico per assegnare all’arte un ruolo attivo nel delineare la società futura dei consumi».

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