Critica d’arte, curatrice, autrice del saggio L’Arte nello spazio urbano. L’esperienza italiana dal 1968 ad oggi (Johan & Levi, 2015), Alessandra Pioselli è la direttrice dell’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo dal 2010.
Educare all’arte in tempo di pandemia. Quali strade possibili?
«La domanda riguarda non solo il tempo della pandemia. Come comunità accademica ci stiamo interrogando non solo sul presente ma sul futuro, perché stiamo assistendo a un mutamento dei processi di apprendimento. Bisogna fare affidamento sugli studenti, credere in loro, nelle loro capacità creative e cognitive, perché gli studenti e le studentesse trovino autonomia e risposte. Si tratta di sollecitarle, di accompagnare, stimolare, e imparare a nostra volta. Non è semplice. L’e-learning chiede di ridefinire molti parametri, ma la pratica artistica è un campo aperto di sperimentazione che fornisce strumenti critici. L’obiettivo è questo. Non penso nella mia attività di docente e di direttrice di un’accademia di educare all’arte, ma di provare a costruire una dimensione di ragionamento assieme agli studenti affinché sviluppino un’attitudine riflessiva, attraverso un’idea di pratica artistica basata sulla ricerca, che sia in presenza o a distanza. La distanza mette di fronte alla necessità di inventare altre pratiche. E la ricerca artistica può suggerirle».
L’arte fruita virtualmente, secondo la sua specifica esperienza, costituisce un punto di forza nel tentativo di attrarre i più giovani? O forse più una debolezza, data l’impossibilità di ammirarla dal vivo?
«Non c’è modo di sostituire l’esperienza in presenza di conoscenza e percezione di un’opera, a meno che l’opera stessa non sia progettata ad hoc per una dimensione virtuale. Si tratta difatti di un passaggio da una condizione in cui il corpo, lo spazio, la prossimità fisica, la materalità , la tridimensionalità sono elementi fondanti a una condizione in cui essi sono sostituiti dalla bidimensionalità dello schermo, da una superficie. Il web è fonte di informazioni e opportunità di conoscenza, è un ambiente possibile di apprendimento ma fondamentale è anche avere le chiavi del suo reale funzionamento. Non sostituisce comunque l’esperienza fisica diretta».
Giovani artisti: perché partecipare a un premio nel 2021?
«I premi sono un sostegno. In particolare, in questa situazione pandemica che ha contratto in modo prolungato altre possibilità , per esempio quella di fare mostre, i premi possono costituire un supporto alla produzione e alla diffusione del lavoro. La ricerca in questa situazione di isolamento ne può soffrire oppure trovare la condizione per ripensarsi e il tempo necessario per recuperare una disposizione produttiva per il pensiero. I più giovani certamente si trovano sempre di fronte alla difficoltà di trovare dei canali per fare conoscere il proprio lavoro. I premi sono un canale».
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