La ricerca artistica mi ha portato a riflettere sul ruolo della natura e del tempo: dalla materia simbolo di questa pratica (una miscela di cere purissime) alla scelta dei pigmenti naturali, terre o minerali.
Questo aspetto fa si che l’intero lavoro sia ricettivo e assorba i “sismi” che provengono da condizioni esterne durante l’esecuzione, quali il luogo e l’ambiente in cui opero.
Questa azione meta-pittorica si trasforma allora in una personale reinterpretazione di queste suggestioni assumendo i connotati tipici di un rito quotidiano, una deposizione di pensieri che si sovrappongono in un tempo sospeso.
La mia arte fonde politica, critica sociale e natura utilizzando tecniche diverse. Riflette la nostra epoca, puntando a un dialogo profondo piuttosto che a una semplice provocazione. Non mi limito a un mezzo; Creo messaggi chiari e dirompenti. Il mio obiettivo non è l’applicazione della morale, ma esplorare le nostre esperienze condivise e avviare conversazioni autentiche. Ogni progetto è sia teorico che pratico, guidato da temi che ne modellano la forma e i valori. Il nucleo della mia arte sta nel dialogo: tra me e il tema, tra l’opera d’arte e il suo pubblico. Il processo si fonde perfettamente con il lavoro, cruciale nel dare forma alla mia ricerca. Mi concentro su progetti specifici radicati in temi e luoghi, sfruttando il regno digitale per la presentazione e la reinterpretazione dei materiali.
Mi interessano le mitologie, le religioni, il folclore e tutto quell’ Insieme di credenze o pratiche rituali che sono fondate sulla magia e il soprannaturale. Sono affascinato in modo specifico da queste forme di conoscenze perché, oltre a costituire il mio retroterra culturale, sono le uniche forme che oggigiorno contemplano nel processo di rappresentazione della realtà le variabili dell’ignoto.
Attingendo dall’immaginario archetipo di questi differenti contesti, tra memoria personale e simboli universali, ogni opera, rielabora visivamente una specifica simbologia e attraverso l’utilizzo della grafica e del disegno, in ogni progettualità si impossessa di una specifica narrazione.
Attraverso il mio lavoro e il mio agire nel quotidiano cerco di afferrare e creare una mappatura di quello che mi circonda.
La realtà oltre a essere complessa è stratificata culturalmente dal nostro sguardo.
Il primo strato della mappatura sono appunti visivi (schizzi e fotografie); La mia pratica si concentra sulla decontestualizzazione di scenari quotidiani tratti dalla mia esperienza personale, non solo di spazi ma anche di precisi momenti che poi diventano autonomi e presenti e che a volte rivisito a distanza nel tempo: mi piacciono le città anche quelle che ho attraversato per poco tempo, e i loro particolari architettonici, afferro quello che normalmente non si registra, ma che è costantemente presente, vicino apparentemente irrilevante perché mi piace mescolare le scale di valore.
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