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DJ Spooky | sculture sonore post-moderne

di - 15 Luglio 2002

La contaminazione è chiara e precisa ma non ovvia. I lavori di DJ Spooky, in ultimo Under the influence, sono un continuo random impazzito che richiama e legge brani di varia origine e provenienza (ha realizzato un’opera che ha battezzato, non a caso, In Onore di Deleuze e Guattari); il suo è un intervento sotterraneo e talvolta esplosivo, variabile e modificabile. Dice: “ho preso 30 tra i pezzi che più hanno impressionato la mia vita e la cultura contemporanea negli ultimi anni, li ho montati, selezionati, digitalizzati.” Sostiene che la musica sia la teoria e che la teoria sia la musica. Diventando un bravo scrittore si può dunque diventare anche un buon musicista.
Miller usa gli stessi verbi sia quando deve parlare di musica che di informatica, la sua è un’interpretazione che proviene dal rimescolamento della cultura hip hop e jungle e che dà vita ad una sofisticata produzione che esalta anche la musica definita più commerciale, la sviluppa e riconferma.
Muovendosi al confine tra arte, telematica, letteratura e naturalmente musica, Paul Miller ha partecipato, con una delle sue performance con piastre e macchine, al convegno Art in Motion, tenutosi Al Museo di Arte contemporanea di Los Angeles lo scorso novembre. E non è certamente un caso che abbia scelto di realizzare una delle sue performance alla Andy Warhol Foundation di Pittsburgh. Sul suo sito troviamo testi e interviste scritti per siti come Slate.com e The Source; Miller è anche co-produttore di A Gathering of The Tribes e co-direttore della rivista statunitense di arte digitale Art Byte. Interessato profondamente al dibattito sulla proprietà intellettuale e sulla relazione differenziata con la net culture, come anche alla possibilità di espandere il suono attraverso le macchine, è inoltre legato al movimento cyberpunk . E pubblica on line , sempre sul suo sito, una sua intervista con Bruce Sterling: “Il cyberpunk è un liberare la fantascienza, così come il punk svestì il rock and roll dalla sinfonica eleganza del progressive rock degli anni Settanta”. DJ Spooky si inserisce nelle sottoculture tribali della metropoli e si unisce idealmente alla performance come rituale.
La performance è la madre, la parte creatrice -instabile e variabile- del suo lavoro, vissuto quindi anche come un cerimoniale nel quale trova riferimento il mondo di Tahiti, del Voodoo e dello stesso Surrealismo, attraverso la proiezione cinematica dell’automatismo psichico teorizzato da Breton. I suoi padri spirituali sono anche Leary e Burroughs, e non ultima un’interessante interlocutrice Shirin Neshat, con la quale ha collaborato per la realizzazione di un suo ultimo lavoro. Ha collaborato anche con Mariko Mori e Yoko Ono, influenzato da Fluxus, e non ultimo dal Neoismo, ha al suo attivo partecipazioni con i Sonic Youth e Annis Xenakis, Ryuichi Sakamoto, Butch Morris, Kool Keith a.k.a. Doctor Octagon, Killa Priest del Wu-Tang Clan.
In Dark carnival, Dj Spooky dice di considerare i suoi lavori come dei mosaici, estensioni virtuali: “perfomance possibili, narrazioni impossibili, rotture, questioni di omissioni, dove la voce è separata dal corpo e tirata fuori dallo scheletro, l’elettro modernità è uno spazio dinamico, simultaneo che gioca con la morte e con Morfeo, asimmetrico, dialettico, il corpo è un sito di malleabilità testuale”.
Spooky continua ad elaborare a combinare, producendo sistemi di manipolazione del suono che sono “un’espressione della scultura post-moderna”.

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francesca de nicolò

[exibart]


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