Il potere, in tutte le sue forme, si è reso conto immediatamente della forza pedagogica e propagandistica di cinema e cartoon prima, del mezzo televisivo poi. In questo senso, i media hanno raccolto l’eredità di altre arti, ma decuplicandone la forza nel momento stesso in cui si sono posti come strumenti di comunicazione di massa. Il cartoon in particolare si è dimostrato uno strumento efficacissimo, proprio perchè, anche quando non si propone come mezzo di propaganda esplicita (come i cartoni americani degli anni ’40), semplicemente costruendo un mondo, trasmettendo valori, disvalori e stili di vita, riesce a plasmare a livello inconscio le menti
Il fronte avverso, ovviamente, non poteva essere da meno, e i media sono stati uno dei campi di battaglia preferiti della guerra fredda; e se è vero che il realismo socialista e la statuaria monumentale si sono rivelati arme piuttosto spuntate, i ‘Protocolli dei Savi di Sion‘ hanno dimostrato, ai tempi dello zar, una capacità di manipolazione mediatica non da poco. Così almeno sostiene Cristian Fineschi, che vede nei protocolli l’illustre precedente di un’altra operazione comunicativa, l’indotrinamento delle nuove generazioni occidentali ai principi del comunismo attraverso un cartoon: i Puffi.
Il mondo inventato da Peyo, come spesso capita in fumetti e cartoni (basta guardare il villaggio felice di Asterix, o il mondo subacqueo della Sirenetta), ha in effetti i caratteri di una piccola utopia, un modello di vita armoniosa. Ma Fineschi, che ha realizzato il sito nel 2000 insieme all’amico Christian G. Guiggiani, non si ferma a questo. Sostiene non solo che la loro società ripropone fedelmente il modello bolscevico, ma arriva a identificazioni come quella che vede in Grande Puffo il barbuto Marx e in
Così, l’intero lavoro barcolla come un funambolo sul filo sottile tra verità e finzione, beffa mediatica e terrorismo culturale. Risultando godibile anche a chi, come me, non la pensa come lui, nè sui puffi nè tantomeno sulle gange.
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domenico quaranta
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