Napoli-Afragola. La stazione che non c'è
Uscita da Napoli in direzione
Nord-Ovest verso Caserta. La E45 attraversa edifici, capannoni, prefabbricati,
condomini, un’alternanza di vuoti e pieni funzionali che si estende dal centro
di Napoli fino alle estreme propaggini della provincia. Plinio il Vecchio identificava
la zona dei Regi Lagni come Campania Felix, campi coltivati che riportano
ancora la metrica delle antiche mietiture latine, ritagliati tra i quartieri
della sconfinata città metropolitana. E poi Agip, Repsol, Esso, insegne spente
di distributori abbandonati, a metà tra l’estetica di un film di Carpenter e Las
Vegas descritta da un Robert Venturi postatomico, spezzoni di altre strade
interrotte, progetti rimasti sul disegno e mai terminati, immissioni tronche che
animano la carreggiata con elementi di sospensione, il segmento ondulato e
metallico del guardrail impedisce l’accesso. In questo paesaggio di cose in
attesa, un ipotetico treno, viaggiando sulla linea ferroviaria alta velocità
Roma-Napoli, potrebbe fermarsi nella stazione di Napoli-Afragola. Dal 1990,
quattro inaugurazioni di cantiere, fino al 2003, anno in cui venne
ufficialmente accettato il progetto di Zaha
Hadid.
Quarantamila metri quadrati distribuiti
su quattro livelli, cinquemila metri di vetrate, calcestruzzo, mezzi pesanti, appalti,
sub appalti, forniture obbligate e sessanta milioni di euro, per arrivare
all’attuale stato dei lavori. Data di consegna, giugno 2017. «La nuova stazione
– dice Domenico Tuccillo, sindaco di Afragola, che da anni, nelle interviste, ripete
le stesse parole – non può rimanere lì come un’astronave abbandonata nei
campi», scenografia di un film di fantascienza, figura sfondo dell’incontro tra
esseri umani e qualche entità estranea. Ma la stazione non va in nessuna
direzione, è un’apparizione isolata e immobile che proietta la sua presenza sui
terreni pianeggianti, prima agricoli e poi destinati a usi diversi, per lo più lavori
abusivi e controllati da organizzazioni malavitose. È Il Fatto Quotidiano a
riportare il nome dei Moccia, plenipotenziari della zona, mentre su CNN Style la
stazione viene annoverata tra le costruzioni più attese dell’anno. «È una
delle strutture più coerenti con il linguaggio di Hadid, insieme al MAXXI e
alla Stazione Marittima di Salerno», mi dice Mario Coppola, che ha lavorato
nel suo studio londinese. Ci vuole un occhio abituato per leggere la
persistenza della sintassi fluida di Hadid anche in queste strutture nude,
immobili, attraversate da gru e argani, un corpo già antico prima ancora di essere
nato.
A sette anni dalla scomparsa, la galleria Frittelli Arte Contemporanea di Firenze restituisce la lucidità sovversiva di un artista capace…
Roberto de Pinto presenta la sua prima personale alla Galleria Francesca Minini, dal titolo Ostinato: tra pittura e collage, il…
A Bolzano, Feedback rilegge il lavoro di Franco Vaccari e le sue intuizioni visionarie sull’opera d’arte come spazio di scambio…
Dalle lacche del Vietnam alle radici post-coloniali della Sierra Leone: la Biennale di Venezia accoglie sette debutti assoluti che ridisegnano…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
Celine e Jesse si incontrano sul treno, e si innamorano prima dell’alba. A distanza di trent’anni, il film cult di…