Tra chiusure forzate e spostamenti difficoltosi causa Covid, con le piattaforme online dedicate alla vendita di opere NFT che iniziano a ritagliarsi il proprio ruolo nel mercato, le fiere d’arte devono reinventarsi, aprendosi alle nuove possibilità ma anche guardando alla propria storia. È il caso di Art Basel che, per la sua strategia di investimento in Asia – che rimane il mercato più promettente e ancora da scoprire – ha deciso di giocare una carta diversa, proponendo non una nuova edizione – dopo quelle di Basilea, Miami e Hong Kong – ma vari programmi di consulenze. Il gigante delle fiere d’arte contemporanea metterà il proprio preziosissimo know how, maturato nel corso degli anni nell’organizzazione di eventi artistici e culturali, a disposizione di società private del settore ma anche di enti pubblici e amministrazioni locali. Una scelta di sistema, insomma, e molto lungimirante, d’altra parte, alle spalle di Art Basel c’è lo sguardo lungo di uno come James Murdoch.
La prima collaborazione con SEA Focus di Singapore, per la sua prossima edizione, che si svolgerà dal 15 al 23 gennaio 2022. Art Basel farà da advisor per quanto riguarda la comunicazione e la programmazione e il supporto sarà importante, considerando l’ambizione di SEA Focus di conquistare un peso maggiore sul mercato del sud-est asiatico. Organizzata da STPI Creative Workshop & Gallery, con il sostegno del National Arts Council di Singapore, SEA Focus è principalmente incentrata sulle gallerie dell’area ma vuole raggiungere una platea e una clientela internazionali. In ogni caso, per chi vuole farsi un’idea dello stato dell’arte contemporanea nel sud-est rappresenta un’occasione preziosa: tra le gallerie partecipanti, Yavuz Gallery, Gajah Gallery, Yeo Workshop, Mizuma Gallery e Ota Fine Art di Singapore, The Cuc Gallery del Vietnam, Silverlens e Drawing Room dalle Filippine e Nova Contemporary della Thailandia.
La collaborazione con SEA Focus è la seconda di questo tipo di Art Basel che già qualche settimana fa aveva annunciato un accordo simile con Art Week Tokyo, che debutterà la prossima settimana, dal 4 al 7 novembre. Ma la radici di un progetto del genere possono rintracciarsi in tempi non sospetti, quando nel 2017 fu presentata Art Basel Cities, una sorta di spin off della fiera che poi, però, avrebbe avuto solo una edizione, nel settembre 2018, a Buenos Aires, con Cecilia Alemani a dirigere il programma pubblico peraltro.
Questa nuova strategia di Basilea per l’Asia potrebbe dare adito a speculazioni sul fatto che la fiera stia pensando di abbandonare la sua testa di ponte stabile a Hong Kong, che può vantare un mercato dell’arte eccezionalmente florido ma che sta affrontando un periodo turbolento, tra disordini politici e una quarantena dura, fino a 21 giorni, per i viaggiatori in arrivo. Ma da Art Basel continuao a rassicurare e confermano di stare pianificando la tappa asiatica in presenza per marzo 2022.
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