Gli Emirati Arabi ripartono dalla fiera Index e dal design made in Italy

di - 31 Maggio 2021

Vetro e legno ma anche digitale ed energia green. Questi gli estremi tra cui si gioca la partita del design a “Index“, la fiera di settore inaugurata ieri al World Trade Center di Dubai e in corso fino al 2 giugno. Tradizione e modernità dialogano tra gli stand andando incontro ai gusti dell’eterogenea clientela, con provenienze soprattutto da Asia ed Europa. Le stesse degli espositori che, nella effervescente metropoli degli Emirati, sono giunti per lo più dalla Russia, dalla Tailandia, da Taiwan, dalla Turchia e, ça va sans dire, dall’Europa. Unica presenza dell’altra metà del globo, quella del Perù, con un buon numero di espositori.

Del vecchio continente sono soprattutto quelle di Francia, Polonia e Italia le presenze più consistenti in termini di qualità e quantità. L’Italia in particolare tenta di sedurre i visitatori stranieri con il peso della sua tradizione. Ed ecco che a farla da padrone sono le ceramiche di Vietri e Deruta e il vetro di Murano ma non mancano anche proposte più innovative, specialmente nel settore dell’illuminazione. Proposte che tengono conto del gusto degli emiratini, notoriamente attratti dallo sfarzo e dalla ridondanza. Qualità estetiche a cui i prodotti italiani rispondono senza però mai cadere nel cattivo gusto.

Il punto della situazione negli Emirati

Con questa fiera, gli Emirati Arabi Uniti, ancora impegnati nella preparazione dell’evento mondiale Expo Dubai 2020, posticipato dallo scoppio della pandemia, tentano di ripartire ma la strada appare in salita. Ancora in corso la campagna vaccinale a cui fino a ora hanno contribuito non solo i farmaci occidentali ma anche quelli cinesi. Il commercio –  dicono i negozianti locali – è ancora rallentato ma i turisti cominciano a riapparire, lo si vede soprattutto dalle lunghe file all’ingresso del Burj Khalifa che, con i suoi 828 metri, è oggi il grattacielo più alto del mondo.

Persino il mercato immobiliare, fino a poco tempo fa fiorentissimo, appare in flessione ma downtown Dubai, tra la Business Bay e il Financial Center, è tutt’oggi tra le aree urbane più care del mondo. La pandemia stringe ancora il Paese. Le mascherine e il distanziamento individuale sono la norma, anche nei tradizionali suq di solito affollatissimi. Sull’avveniristica metropolitana i posti a sedere sono dimezzati, con la conseguenza poco piacevole, però, che nelle ore di punta ci si ammassa in piedi. All’aeroporto è eseguito il tampone rapido a chiunque chieda di entrare in territorio arabo: i risultati arrivano nell’arco di un paio d’ore con un sms e l’esito va mostrato alla reception dell’hotel che ti ospita. Infine, arrivati a Dubai, è obbligatorio scaricare l’app del governo che quotidianamente informa sul numero dei contagi e sulle misure anticovid da adottare.

Prove di ripartenza per Dubai, con la fiera Index

Gli effetti pandemici si vedono anche nella fiera: ogni ingresso e ogni uscita dal grande padiglione sono registrati. Tra gli stand gira del personale che sorveglia che tutti indossino la mascherina correttamente e non mancano neanche imprese che ancora propongono mascherine aziendali personalizzate.

Di certo il caldo a queste latitudini non aiuta a sconfiggere il virus. Le alte temperature diurne ma anche notturne impongono ai più di rifugiarsi nei grandi mall, centri commerciali aperti fino a mezzanotte, dove l’aria condizionata crea refrigerio ma – è facile immaginarlo – a costi energetici elevatissimi.

Un evento, quello fieristico, che serve a rilanciare l’economia non solo negli Emirati. Dubai è la città giusta per dare questo segnale. Non solo perché è quella in cui, a partire da luglio e fino alla fine dell’anno, tutto il mondo si incontrerà nella nuova area strappata al deserto per ospitare i padiglioni del prossimo Expo, ma anche perché è per antonomasia la città del futuro, la città dei record architettonici, la città nel cui vocabolario la parola impossibile non esiste (o almeno così recita lo slogan che accoglie i turisti all’aeroporto internazionale). Qui come altrove la speranza diffusa è che la ripartenza funzioni e che finalmente, una volta per tutte, ci si possa lasciare la pandemia alle spalle.

Nato a Terlizzi nel 1980, è giornalista, critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università degli Studi di Lecce, si perfeziona sull'Arte del Novecento all'Università degli Studi di Bari. Già cultore della materia in Museologia presso l’Università degli Studi della Calabria e docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Vibo Valentia, ha condotto studi specialistici e curato mostre per Soprintendenze, istituzioni e musei.  

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