Egon Schiele, Self-Portrait with Chinese Lantern Plant, 1912 © Leopold Museum, Vienna
Figura centrale dell’arte europea tra Otto e Novecento, Egon Schiele morì giovanissimo, nel 1918, a soli 28 anni e, come spesso tristemente capita in casi del genere, la sua parabola fu intensissima ed è bruciante anche oggi, nel vero senso della parola. Solo nel 2017, due manifesti che pubblicizzavano una sua mostra a Vienna – un Autoritratto come nudo maschile seduto e una Ragazza con calze arancioni – furono censurati della società dei trasporti che gestiva la metropolitana di Londra. E se le opere hanno un impatto ancora non risolto, Schiele era un individuo perfettamente calato nel suo tempo, intratteneva stretti rapporti con l’ambiente culturale, esprimeva le inquietudini di un’epoca di drammatiche trasformazioni e la sua storia ci viene racconta da Tabù. Egon Schiele, documentario prodotto da 3D Produzioni e Nexo Studios, diretto da Michele Mally, autore del soggetto e della sceneggiatura insieme ad Arianna Marelli. Dopo il successo di Klimt & Schiele. Eros e Psiche, che aveva portato in sala oltre 65mila spettatori, questo nuovo capitolo dedicato alla Secessione viennese arriverà nelle sale italiane il 20, 21 e 22 aprile, nell’ambito del ciclo La Grande Arte al Cinema.
Pittore e disegnatore prolifico, con centinaia di dipinti e migliaia di opere su carta, Schiele è diventato nel tempo un simbolo di trasgressione e radicalità espressiva, capace di sovvertire i codici estetici e morali della Vienna fin de siècle. Il racconto prende avvio da Krumau, oggi Český Krumlov, città boema legata alla famiglia materna dell’artista e luogo cruciale per la sua formazione visiva. Qui Schiele visse con la compagna e modella Wally Neuzil, nell’atelier che oggi porta il suo nome. Il documentario insiste sul rapporto tra architettura e sguardo: la prospettiva dall’alto, appresa osservando il tessuto urbano di Krumau, diventa una cifra ricorrente nei suoi disegni e una riflessione implicita sulla dinamica stessa del guardare, sulla sua potenza e sulla sua possibile violenza.
Il film intreccia materiali d’archivio e riprese nei luoghi chiave della biografia di Schiele – Vienna e Praga in particolare –, restituendo il clima di trasformazione che attraversa l’Impero austro-ungarico tra il XIX e XX Secolo. Ad accompagnare il pubblico è l’attrice Erika Carletto, la cui presenza e il cui canto evocano le atmosfere di un’epoca segnata da tensioni politiche, fermenti culturali e contraddizioni sociali che continuano a interrogarci.
Snodo centrale è il 1910, anno in cui si consolida lo stile dell’artista: corpi contorti, linee spezzate, erotismo esplicito, sguardi inquieti. Il passaggio della Cometa di Halley, evocato nel film, diventa metafora di un tempo che non è più lineare ma condensato e fatale. In questa costellazione simbolica compare anche la figura di Franz Kafka, coetaneo di Schiele: non ci sono prove di un incontro tra i due grandi autori ma il documentario suggerisce una vicinanza di sensibilità, tra inquietudine esistenziale e senso di estraneità.
Accanto alla dimensione storico-artistica, il film affronta le relazioni personali dell’artista: il rapporto conflittuale con la madre Marie, il legame profondo con la sorella Gerti, la storia con Wally e il successivo matrimonio con Edith Harms. Una rete di affetti, mancanze e tensioni che attraversa anche l’opera, dove il corpo diventa campo di indagine psicologica e luogo di esposizione del desiderio e della fragilità.
Il percorso è arricchito dagli interventi di studiosi e curatori, tra cui Jane Kallir, Ralph Gleis, Elisabeth Dutz, Kerstin Jesse, Verena Gamper, Otto M. Urban ed Elio Grazioli, insieme a filosofi, psicanalisti e scrittori. Le loro analisi contribuiscono a collocare Schiele nel contesto della Vienna di inizio secolo, segnata anche dalle figure di Gustav Klimt e Stefan Zweig, lungo una traiettoria che arriva fino al presente.
La colonna sonora originale, composta e interpretata dalla violinista Laura Masotto e disponibile in digitale su etichetta Nexo Digital, accompagna il racconto con un registro emotivo coerente con l’intensità dell’opera schieliana.
Tabù. Egon Schiele si propone dunque come un’indagine sul carattere disturbante e ancora attuale dell’artista: l’ossessione per il corpo, la sessualità esibita, il confronto con la morte e l’autoanalisi ossessiva restano elementi capaci di mettere in discussione i nostri tabù contemporanei. A oltre un secolo dalla sua scomparsa, Schiele continua a generare interrogativi più che risposte, mantenendo intatta la capacità di dividere e provocare.
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